Oggi sul Corriere si legge del piccolo comune svizzero di Claro, nei pressi di Bellinzona, la cui municipalità ha promosso l’adozione di un logo che indica la percentuale di residenti tra i dipendenti delle aziende locali. Prima che qualcuno, da questo lato del confine, inizi a gridare al razzismo (troppo tardi, già accaduto), è opportuno chiarire alcune dinamiche.

La storia non insegna mai nulla, soprattutto sui mercati. Tra le vittime del cigno nero fuggito dall’allevamento svizzero, al momento la più eclatante è un hedge fund basato a Miami, di portafoglio pari a 830 milioni di dollari, che è stato abbattuto dal rialzo del franco svizzero. E non era un fondo investito in franchi svizzeri. Ulteriore motivo per riflettere su alcune perversioni, linguistiche e finanziarie.

Mentre in Italia si dibatte sull’esito del referendum svizzero di ieri, che determinerà limitazioni all’immigrazione dalla Ue nella Confederazione, con toni ed accenti di rara stupidità ed assenza di comprensione minimale di fenomeno e sue ricadute, la Svizzera nei giorni scorsi ha già cominciato a pagare dazio alla “armonizzazione” alle regole della Ue, e lo ha fatto nell’ambito in cui sinora era stata invidiata e criticata: quello fiscale.

Per noi poveri italiani, sempre impegnati a gesticolare freneticamente su ogni minuzia priva di senso, e ad elevarla a guerra di religione, ma anche a trovare soluzioni geniali per aggirare norme salvandone la lettera, un contatto con la cultura svizzera (o parte di essa) potrebbe avere un effetto straniante, ma molto istruttivo.

Si, lo sappiamo: ne avete le tasche piene di sentir parlare di Imu, multe su quote latte, dissesto Alitalia e di tutte le botte da 4-5 miliardi di euro che negli ultimi anni una classe politica inetta e parassitaria vi ha ammannito, mentre voi vi accapigliavate col televoto e al grande Bar Sport Italia. Però ci farebbe piacere che buttaste un occhio a questo videocommento di Paolo Pagliaro per Otto e mezzo. Perché vi spiega mirabilmente, in un italiano molto piano, che il taglio integrale Imu sulla prima casa è e resta regressivo.

Venerdì scorso un articolo del Financial Times cercava di fare luce su una dinamica finanziaria dell’Eurozona che sta sommando distorsioni a distorsioni. Come noto, la banca centrale svizzera (BNS) ha preso lo scorso anno l’impegno a mantenere fisso il cambio del franco con l’euro, al livello di 1,20. Ciò implica che, qualsiasi cosa accada, la BNS è pronta a perdere il controllo dei propri aggregati monetari per impedire che il franco si rivaluti in modo tale da pregiudicare le esportazioni della Confederazione. Ma gli effetti collaterali di questa azione sono numerosi, inquietanti e non sempre immaginati.