Di monetine e schiacciasassi

La storia non insegna mai nulla, soprattutto sui mercati. Tra le vittime del cigno nero fuggito dall’allevamento svizzero, al momento la più eclatante è un hedge fund basato a Miami, di portafoglio pari a 830 milioni di dollari, che è stato abbattuto dal rialzo del franco svizzero. E non era un fondo investito in franchi svizzeri. Ulteriore motivo per riflettere su alcune perversioni, linguistiche e finanziarie.

Si chiamano hedge, moltissimo tempo fa significava “copertura”, nel senso comune; poi è diventato assai fallace sinonimo di arbitraggio, su “modelli” di rischio costruiti ignorando eventi estremi (i cosiddetti outlier). Non vi faremo il solito pippone sul rischio, per quello si può (ri)leggere Nassim Taleb, pur nelle estremizzazioni della sua robusta spocchia intellettuale. Quello che vorremmo segnalare è il modo in cui Everest Capital si è suicidata, almeno secondo le ricostruzioni di stampa.

Senza troppe tecnicalità, il principio è questo: quando un asset è assai poco volatile, cresce la tentazione dei gestori di venderlo attraverso un enorme aumento di leva finanziaria, cioè indebitandosi. In realtà, questa è l’antitesi di quello che si dovrebbe fare. Quando un asset è “basso”, di prezzo e volatilità, venderlo è rischioso, questa è la sintesi estrema. E siccome l’asset “costa” molto poco ma c’è sempre un genio convinto di aver inventato il moto perpetuo, ecco che il genio medesimo cerca di aumentare il guadagno indebitandosi.

Sino al giorno in cui ti ritrovi il mercato che ti viene in faccia, e l’asset che hai venduto esplode di prezzo. Tu devi mettere la differenza, e se non ce l’hai è game over. In numeri: vendo allo scoperto un asset che costa 100, sono pressoché certo di ricomprarlo tra un mese a 99, perché “tanto fa così da una vita”. Che faccio, avendo solo 5 di soldi miei da mettere a garanzia? O meglio, io quei soldi li avrei anche tutti o quasi, ma voglio avere una leva per guadagnare di più, “tanto è come rubare le caramelle ai bambini”. E allora prendo a prestito 95 (qui si ipotizza che la garanzia da depositare sia pari all’intero valore dell’asset venduto allo scoperto, per semplicità e comodità, ma il senso non cambia, perché la leva è scelta dal venditore) e ci metto solo 5. Una leva pari a 20 che volete che sia, per i masters of the universe?

Poi, una mattina, succede l'”imponderabile”, il mio asset venduto passa in pochi minuti da 100 a 130, il mio creditore mi chiede i soldi di reintegro della garanzia, e io non li ho. Fine dei giochi. C’è un modo molto efficace per descrivere questa dinamica di vendite a leva di asset poco volatili e del rischio in esse insito, ed è sempre di derivazione anglosassone. Si chiama “raccogliere monetine davanti ad uno schiacciasassi”. Inutile l’esegesi.

  • Il commento all’indomani della decisione della banca centrale svizzera di fissare la soglia di 1,20 contro euro.

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