Venerdì scorso un articolo del Financial Times cercava di fare luce su una dinamica finanziaria dell’Eurozona che sta sommando distorsioni a distorsioni. Come noto, la banca centrale svizzera (BNS) ha preso lo scorso anno l’impegno a mantenere fisso il cambio del franco con l’euro, al livello di 1,20. Ciò implica che, qualsiasi cosa accada, la BNS è pronta a perdere il controllo dei propri aggregati monetari per impedire che il franco si rivaluti in modo tale da pregiudicare le esportazioni della Confederazione. Ma gli effetti collaterali di questa azione sono numerosi, inquietanti e non sempre immaginati.

Svizzera e Regno Unito hanno raggiunto un accordo-quadro per tassare conti svizzeri non dichiarati da cittadini britannici. L’intesa dovrebbe fruttare allo Scacchiere britannico circa 5 miliardi di sterline entro il 2013. L’accordo prevede un do ut des tra i due paesi, nel quale viene preservato l’anonimato dei depositanti britannici in cambio di una robusta tassazione del reddito prodotto dai loro investimenti in Svizzera, sulla falsariga dell’altro accordo-quadro, raggiunto dalla Confederazione con la Germania, settimane addietro.

Nuova polemica di esponenti dell’esecutivo contro la Banca d’Italia. Questa volta ad adombrarsi ed arruolare la nostra banca centrale nella ormai foltissima schiera di “oppositori” del governo, è il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli. Il quale, usando accenti sacconiani rinforzati, accusa via Nazionale di descrivere, niente meno, “un quadro fallimentare che fa male a tutto il paese”. Esagerato. La Banca d’Italia si è limitata a comunicare che, sulla base delle segnalazioni statistiche arrivate a tutto il 15 febbraio 2010, il flusso di fondi materialmente rientrati nel paese è di 35 miliardi di euro.

Entro la fine della prossima settimana il governo potrebbe varare un decreto-legge in materia economica che potrebbe rappresentare una sorta di anticipazione della Finanziaria, come già avvenuto lo scorso anno. Il documento, che potrebbe essere licenziato dal Consiglio dei ministri in contemporanea alla Relazione Unificata sulla Economia e la Finanza pubblica, potrebbe contenere la Tremonti ter, cioè la detassazione degli investimenti chiesta a gran voce da Confindustria, oltre al bonus per le imprese che decidono di non ridurre i livelli occupazionali e misure a sostegno dell’autoimpiego di lavoratori che lasciano l’impresa.