Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Risposta sproporzionata

in Esteri

Ricordate quale è una delle principali tecniche retorico-dialettiche per giustificare aggressioni militari? E’ quella rappresentata dalla metafora del lupo e dell’agnello. L’agnello si abbevera a valle di un corso d’acqua, il lupo a monte. Eppure il lupo riesce ad accusare l’agnello di inquinargli l’acqua che beve. Qualcosa di simile accadde durante il nazismo, per giustificare aggressioni ed annessioni. Nel 1943, sionisti radicali attaccarono la sede del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi, nell’episodio noto come la rivolta del Ghetto di Varsavia: un disperato quanto inane tentativo di resistenza all’inesorabile progressione della “soluzione finale”. Questo sito ha realizzato un sinistro assemblaggio per mostrare cosa avrebbe scritto all’epoca la stampa liberal di oggi. Copiaincollati e messi nella macchina del tempo, quegli articoli sono arrivati ai nostri giorni. Perché occorrerebbe essere consapevoli di un’elementare verità: oggi fa molto salotto radical chic, politicamente corretto, distinguere tra antisionismo ed antisemitismo. “Io non sono antisemita, ma rivendico il mio diritto di ciriticare le decisioni del governo e dello stato di Israele”. Quante volte abbiamo letto o sentito questo concetto negli ultimi anni? Interessante espediente retorico, vero? E’ la tecnica preferita dal nostro ineffabile ministro degli esteri: “Israele ha condotto un’iniziativa sciagurata, ora si rischia di radicalizzare l’intera regione. E lo dico da amico di Israele, sia ben chiaro…”. Quindi, seguendo questa linea argomentativa, occorrerebbe lasciare agli Hezbollah il loro kindergarden della Valle della Bekaa, lasciarli proseguire con i lanci di razzi (meglio, ormai si tratta di missili) sulla Galilea, consentire loro di entrare in territorio israeliano, uccidere e rapire soldati israeliani. Insomma, farli svagare e tenerli impegnati, per evitare che facciano danno. Certo, meglio. Molto meglio.

Riguardo la Risoluzione 1701 dell’Onu, appare scritta in modo da salvaguardare il raggiungimento dell’unanimità del Consiglio di Sicurezza che l’ha votata. E’ ambigua nelle modalità operative necessarie al raggiungimento, tra gli altri, di un obiettivo chiaro: il disarmo di Hezbollah. Obiettivo che tuttavia non è chiaro alla sinistra italiana, ed ai fiancheggiatori nostrani del Partito di Dio. I quali continuano a ragliare di “missione di pace”, e a rifiutare ogni e qualsiasi ipotesi di intervento armato del contingente Onu per ottenere il disarmo delle milizie sponsorizzate da Teheran e Damasco. L’obiettivo della nostra sinistra radicale è palese e manifesto: Hezbollah deve poter utilizzare il contingente Onu come attualmente utilizza i civili libanesi: da scudo umano contro Israele. In questo rafforzamento di asimmetria si situa la convergenza di interessi tra Hezbollah e quanti, nel nostro paese, hanno le mani sporche di sangue, per averle strette a Nasrallah ed ai suoi uomini. Attendiamo un soprassalto di moralità dalla parte sana o presunta tale della maggioranza italiana di governo ma, quando l’ideologia si sposa al cinismo, la speranza che ciò accada tende a zero.
Questa è l’Onu che piace alla sinistra radicale: impotente, burocratica, notarile e declamatoria. Un gigantesco alibi per le dittature del pianeta.

Per leggere un’analisi esaustiva e ad ampio raggio sulla situazione, vedi alla voce Wellington.

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