Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Minzolini il filosofo

in Italia

Lo confessiamo: da quando alla direzione del Tg1 è approdato Augusto Minzolini, il nostro masochismo ci ha indotti a tradire il Tg5, ormai ridotto ad una happy chat, pur se magistralmente animata dalla Fatina Cristina e da Nonna Papera Buonamici. E il nuovo-vecchio Tg1 minzoliniano non ha tradito le nostre aspettative. Ad esempio con l’ormai celebre servizio di Gennaro Sangiuliano sull’inchiesta della magistratura barese relativa alle tangenti sulla sanità, e in cui è finito impigliato l’imprenditore Giampaolo Tarantini, quello che scortava le escort dal premier. Il pezzo di Sangiuliano dovrebbe essere insegnato nelle scuole (di giornalismo e non solo) come esempio di opinioni radicalmente separate da fatti rigorosamente omessi. A futura memoria, potete leggerne qui la trascrizione. In pratica, ascoltando quel servizio si capiva unicamente che (per Sangiuliano) il Pd era il mandante dello scandalo, e nel partito era già in atto uno scontro tra concilianti e irriducibili.

Ma quel pezzo è destinato a restare nella storia del servizio pubblico per una importante innovazione informativa: l’etichettamento. Sangiuliano infatti, parlando del titolare dell’inchiesta, scolpisce:

L’indagine è promossa dal PM Giuseppe Scelsi, esponente di Magistratura Democratica.

Sangiuliano però non ci comunica a quale corrente della magistratura appartiene il procuratore capo di Bari, visto che è quest’ultimo che assegna i fascicoli ai sostituti, ed è difficile pensare che Scelsi quel fascicolo se lo sia preso con la forza, magari per concretizzare rapidamente la misteriosa “scossa” cui Massimo D’Alema aveva sibillinamente accennato la domenica precedente da Lucia Annunziata, e che Sangiuliano ha immediatamente collegato e correlato (implying causation) all’inchiesta. Per la cronaca nei giorni successivi, dopo il polverone suscitato dallo stile narrativo di Sangiuliano, Minzolini avrebbe mandato a Bari l’esperto ed equilibrato Pino Scaccia.

Ieri sera, nuovo dettaglio diabolico del Tg1, ad opera del notista parlamentare Marco Frittella, che ha spiegato alle famiglie italiane riunite al desco che il sondaggio che indica una flessione della popolarità del premier sotto il 50 per cento è stato eseguito dall’istituto IPR Marketing, “che lavora per Repubblica”. Ora, noi non conosciamo gli assetti proprietari di IPR (chi lo sa ce lo comunichi, lo pubblicheremo), ma questa notazione sul committente sembra suggerire che quelli dell’IPR sarebbero dei magliari prezzolati da Repubblica. O la nostra è un’inferenza troppo forte? Se così non fosse, dovremmo concludere che ogni sondaggio porta con sé l’ineliminabile stigma dell’orientamento politico di chi l’ha commissionato, e quindi per definizione è metodologicamente squalificato in radice.

Non vi sembri una questione di lana caprina, qui siamo nell’ambito di una concezione costruttivistica del mondo: la vita è un processo cognitivo, la mediazione dei nostri sensi rende impossibile perseguire una rappresentazione oggettiva della realtà. Ergo, il committente plasma il bias cognitivo del sondaggista. Sempre per la cronaca, nella stesso servizio Frittella diviene improvvisamente positivista, quando ci informa che per Euromedia Research la popolarità del premier è al 64 per cento. Frittella non cita il committente, quindi possiamo inferire che qui non ci sia distorsione cognitiva, soprattutto ricordando che Euromedia gode da tempo della fiducia di Palazzo Chigi.

Avere un direttore del Tg1 che promuove ed applica l’eclettismo alle fonti d’informazione contribuirà decisivamente all’elevazione filosofica dei telespettatori.

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UPDATE: sul sito del professor Alfonso Fuggetta, che ha ripubblicato integralmente questo post (e che ringraziamo), è stato postato il seguente commento circa la struttura proprietaria di Ipr Marketing:

Salve,
approfitto della spazio a disposizione per fornire, in poche righe, una puntualizzazione circa la struttura societaria e l’attività di Ipr Marketing. La società è di proprietà al 99% del dottor Antonio Noto che ne è sia direttore che amministratore. Oltre che con il quotidiano Repubblica, l’istituto collabora stabilmente con il Sole 24 Ore e con tutti i maggiori partiti italiani, sia di centrodestra che di centrosinistra. In merito all’attendibilità delle indagini condotte, dunque, qualsiasi obiezione estranea a considerazioni di ordine scientifico e metodologico risulta poco pertinente. Vi ringrazio per la vostra ospitalità

Giuliano Maria Lesca
capo ufficio stampa Ipr Marketing

Naturalmente, noi non avevamo e non abbiamo alcun dubbio circa la robustezza metodologica impiegata da Ipr Marketing, ma segnalavamo la maliziosità dell’osservazione del giornalista del Tg1 Marco Frittella, a cui tale precisazione di Ipr Marketing potrebbe essere utilmente inviata.

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