Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Di presidenti e spese

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Riguardo questo grafico, pubblicato giorni addietro sul New York Times, alcuni lettori ci hanno chiesto il motivo dell’assenza, tra le spese imputate a Barack Obama, delle operazioni militari tuttora in corso, quali Iraq ed Afghanistan. Per spiegare meglio questo punto (ed altri) può essere utile partire da uno strafalcione sesquipedale, compiuto sulla rete da qualcuno che si definisce (yawn) libertarian.

Scrive tal Jeff Miller, sul suo Tumblr, non prima di aver premesso che l’infografica è irrimediabilmente viziata dal fatto di essere comparsa sul NYT, che le spese di Obama non considerano Iraq ed Afghanistan, senza contare che in quest’ultimo paese gli Usa hanno aumentato il proprio coinvolgimento, e che “la Libia non è gratis”.

Quello che sfugge al nostro libertarian confuso è che quelle tabelle, tratte da dati del Congressional Budget Office e non da un blog di giardinaggio, sono riferite alle nuove spese, votate durante un mandato presidenziale. Le guerre in Iraq ed Afghanistan, e le relative appropriations, sono state avviate durante la presidenza di GWB, e come tali le spese “nuove” generate oggi su quei capitoli restano comunque in capo alla legislazione di spesa creata nella scorsa presidenza. Il CBO computa alcune proprie stime a legislazione vigente, in caso fosse sfuggito, e la legislazione vigente resta quella avviata con Bush. E’ un dato di fatto, non un giudizio di valore. Se Obama dovesse iniziare una nuova guerra, per la quale servissero nuovi impegni formali di spesa, quegli importi gli verrebbero ascritti. Quanto alla Libia, evidentemente il finanziamento di quella attività militare rientra nelle disponibilità discrezionali del Pentagono, e non necessita (ancora) dell’approvazione formalizzata di nuovi capitoli di spesa. Tra l’altro, sotto Obama vi sono dei risparmi di spesa militare complessiva, almeno così come sono contabilizzati dal CBO nella proiezione decennale (i 126 miliardi presenti nell’infografica).

Discorso analogo per i tagli d’imposta di Bush, che scadevano a fine 2010 e che Obama ha rinnovato da anatra azzoppata, dopo braccio di ferro con i Repubblicani, per ottenere nuovi sostegni al lavoro (estensione temporanea dei sussidi straordinari di disoccupazione, tax holiday temporanea sulla payroll tax a carico dei lavoratori). Anche qui, i tagli ex-Bush sono calcolati dal CBO a legislazione costante, e non possono quindi essere imputati ad Obama. Sul quale invece grava, in proiezione decennale, il costo della manovra di fine 2010, fatta in amplissima parte di tagli di tasse (dietro, come detto, pressione del GOP): quel costo è stimato in 425 miliardi di dollari nel decennio.

Il nostro Miller si lamenta poi dell’health care, che nelle proiezioni CBO risulta creare nuova spesa nel decennio per 152 miliardi di dollari correnti. Anche qui, questa è la stima delle misure generate dall’Affordable Care Act (ACA), frutto di una copertura quasi universale, e di obbligo di assicurazione individuale con sussidi per l’acquisto delle relative coperture. Quel dato, come tutti quelli contenuti in queste tabelle, è di spesa netta, e nulla c’entra il fatto che la riforma sanitaria di Obama prevede costi per 1000 miliardi nel decennio.

In definitiva, quindi, non c’è nulla di errato né di truffaldino in questi dati del CBO (che non è un PAC partitico, anche se a molti la circostanza pare sfuggire). Si può discutere della fallacia di proiezioni di spesa netta (cioè al netto delle imposte che tale spesa finanzieranno) ma, una volta precisata la metodologia, i dati sono corretti. Ed i nostri libertarian da dopolavoro farebbero meglio a studiare di più.

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