EquiGrecia cercasi

Friday, 25 May, 2012

in Economia & Mercato, Unione Europea

A conferma delle previsioni che vedono la Grecia ormai prossima al collasso finale, giunge la notizia che, quest’anno, le entrate fiscali del paese potrebbero mancare l’obiettivo per ben 1,35 miliardi di euro, a seguito del crollo di gettito da imposte dirette (che a sua volta deriva dalla depressione, che colpisce gli stipendi ma anche le pensioni, che sono state decurtate), indirette, ma anche del mancato recupero delle imposte dovute per gli anni precedenti.

Per fronteggiare il nuovo buco di cassa prodottosi, il governo greco pensa di attingere al fondo speciale per le ristrutturazioni bancarie, che possiede una dotazione di circa 3 miliardi di euro. Nei primi venti giorni di maggio, periodo in cui si sono tenute elezioni generali, il gettito d’imposta risulta inferiore del 20 per cento al livello dello stesso periodo del 2011. Questo andamento del gettito è riconducibile sia alla profondità della crisi, che ha determinato il crollo dell’attività economica, sia al probabile crescente sfilacciamento di un sistema di esazione da sempre piagato da corruzione e scarsa o nulla informatizzazione. A ciò si aggiunge il fatto che le imprese stanno mostrando la tendenza a non pagare l’Iva o a ritardarne il pagamento il più possibile, nel disperato tentativo di trattenere quella liquidità che le banche hanno da tempo smesso di erogare, anche a carissimo prezzo. Tutto si tiene.

Con flemma assai poco mediterranea, peraltro, solo ora il fisco greco sta iniziando ad emettere le prime ingiunzioni di pagamento per chi ha debiti fiscali di almeno 3.000 euro, sotto pena di sequestro di beni e proprietà, mentre si continua a sperare di incassare la famosa patrimonialina immobiliare allegata alle bollette elettriche. Auguri. Anche qui, ognuno di voi scelga la chiave di lettura preferita: i greci sono dei parassiti, dediti all’evasione fiscale di massa in uno stato che, proprio per il livello esiziale di corruzione, non recupera i crediti; oppure i greci sono le vittime innocenti della distruzione del proprio sistema finanziario. Oppure un mix delle due, fermo restando che la determinante del superamento del punto di non ritorno resta la violenta austerità a cui il paese è stato sottoposto negli ultimi tre anni. Come che sia, questa aneddotica conferma che i precetti e le soluzioni da libro di testo tendono a scontrarsi con la realtà e ad uscirne con le ossa rotte. Se poi tali precetti e soluzioni sono già disfunzionali in partenza, come nel caso della austerità espansiva, la prognosi è garantita infausta.

Ma vale la regola di base: quando si è sotto un austero bombardamento, ed il gettito crolla a causa della recessione da tale bombardamento indotta, la chiusura dei buchi di bilancio, vecchi e nuovi, necessita di modalità molto aggressive di riscossione delle imposte. Tenete a mente questa dinamica, al prossimo suicidio o alla prossima bomba contro Equitalia. E questa non è – ovviamente – una giustificazione ma solo una constatazione.

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