Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Quando il Fiscal compact non fa paura

in Discussioni/Economia & Mercato/Unione Europea

Si moltiplicano le grida di dolore per la disposizione del Fiscal compact che  impone di tagliare ogni anno, nella misura di un ventesimo, la quota del rapporto debito-Pil che eccede la soglia-Maastricht del 60 per cento. Il commento più frequente, di matrice politica, sostiene che per rispettare la tabella di marcia dovremmo ogni anno fare mostruose manovre correttive, per circa 45 miliardi di euro. Le cose non stanno esattamente in questi termini, ed è possibile mantenersi in tabella di marcia (e pure batterla) con sforzo ragionevolmente contenuto o pressoché nullo, al verificarsi di date condizioni.

Per comprendere il motivo, visto che la nostra psichedelica campagna elettorale ha riportato di stretta attualità questo tema (anche grazie al condottiero di Arcore (che ha diligentemente votato tutto ed ora grida al complotto), è utile rileggersi un articolo scritto un anno addietro da Giuseppe Pisauro per lavoce.info, in cui si dimostra la tesi che, contrariamente agli strepiti politico-popolari, la regola sul debito è in genere meno severa di quella sul pareggio di bilancio. L’architrave della costruzione è, intuitivamente (ma non per tutti), il pareggio di bilancio. Scrive infatti Pisauro:

«Si può calcolare facilmente che per rispettare la regola di 1/20, con un debito al 120 per cento del Pil e il pareggio di bilancio è sufficiente che il Pil nominale cresca del 2,5 per cento; con un debito al 100 per cento del Pil basta una crescita nominale del 2 per cento; con un debito all’80 per cento è sufficiente l’1,25 per cento. In tempi appena normali sono valori bassi. Perché si verifichino basta un po’ di inflazione. Tanto per dare un’idea, nel 2000-2007, anni di crescita reale molto bassa, la crescita nominale del Pil in Italia è stata in media del 3,6 per cento l’anno»

In caso aveste soverchi dubbi su questa stregoneria, partite dalla premessa (bilancio pubblico in pareggio), e moltiplicate il debito-Pil per il tasso di crescita Pil nominale: 120 per cento per 2,5 per cento fa (sorpresa, sorpresa) 3 per cento. E così via. Quindi, per assolvere all’obbligo di Fiscal compact dal versante del debito-Pil, serve un Pil nominale in crescita anche moderata, dopo aver raggiunto il pareggio di bilancio. E questo obiettivo si raggiunge anche con un filo di inflazione, come si intuisce.

I problemi sorgono quando il Pil nominale non cresce o addirittura si contrae, come accaduto ed accade in questi durissimi anni. Inoltre, come sappiamo (o dovremmo sapere), quanto più il differenziale tra costo medio del debito e tasso di crescita nominale del Pil è contenuto, per tenere in equilibrio il rapporto debito-Pil ci servirà un avanzo primario sempre più piccolo. Addirittura, in alcuni casi, (come segnala lo stesso Pisauro), potremmo sperimentare una riduzione del rapporto debito-Pil anche senza avere pareggio di bilancio ma addirittura con un piccolo deficit su Pil. Non è fantastico, tutto ciò?

Ovviamente serve che le condizioni di cui sopra si realizzino, cioè che il Pil nominale cresca, sia pure di poco, e che il costo medio del debito resti contenuto al di sotto di esso, magari anche con una certa dose di repressione finanziaria. Questi obiettivi si raggiungono evitando strette fiscali assassine e dando ai mercati messaggi “rassicuranti” circa la irreversibilità dell’Eurozona. Ed il resto viene da sé.

L’ultima magia con i numeri realizzata da Pisauro (oltre che dal buon senso) ci spiega che il 3 per cento annuo di riduzione del rapporto debito-Pil è una truculenta illusione ottica. Enfasi nostra:

«Per inciso, diversamente da quello che a volte si dice, la regola non richiede una riduzione del debito di 3 punti l’anno (un ventesimo della differenza tra 120 e 60) per vent’anni. Man a mano che il debito/Pil scende, la differenza tra il suo valore e la soglia del 60 per cento si riduce e, quindi, si riduce anche 1/20 di quella differenza. Naturalmente ciò allunga il periodo necessario per avvicinarsi al fatidico 60 per cento. Partendo dal livello attuale, la regola comporta per l’Italia nel 2033 un rapporto ancora all’80 per cento»

In pratica, la discesa è asintotica, quindi molto più morbida di quanto si pensi. Tanto dovevamo segnalarvi. Ora (forse) sapete che piegare il rapporto debito-Pil verso il fatidico livello di Maastricht può anche evitare di richiedere un bombardamento a tappeto sulle nostre città.  A patto di “ribellarsi” ad ogni ulteriore manovra di consolidamento che appaia come un suicidio, per entità e portata. E di mandare al diavolo chi continua a dirvi che prima e più si taglia, prima la fiducia ricompare, portandoci in paradiso. Di religioni, col loro carico di sofferenze e punizioni inutili, ne abbiamo già troppe, nelle nostre vite.

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