Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Ripetete con loro: le tasse calano

in Economia & Mercato/Italia

Ora che la legge di Stabilità 2015 è definitiva, con tutto il suo carico di demenziali distorsioni che il paese pagherà pesantemente nei prossimi mesi, resta opportuno ed imperativo contrastare il lavaggio del cervello cui gli italici sudditi sono quotidianamente sottoposti. E scopriamo, per l’ennesima volta, che questo è un paese densamente popolato di gemelli.

Prendete il riepilogo di oggi, su La Stampa, realizzato dal bravo Alessandro Barbera. L’occasione è propizia per analizzare quella che resta la tesi centrale dell’esecutivo, riguardo il bonus di 80 euro che determinerebbe un taglio delle tasse. Come ormai noto anche alle pietre, quegli 80 euro sono contabilizzati come maggiori spese anziché come minori entrate. Questo, secondo l’esecutivo, occulterebbe la reale portata della riduzione della pressione fiscale, anche nell’ultima nota di aggiornamento al Def. Scrive quindi Barbera:

«Il documento di economia e finanza dice che nel 2015 [la pressione fiscale] sarà lievemente più alta: il 43,4, appena un decimale in più di quest’anno. Le apparenze non traggano in inganno: l’aumento è dovuto al fatto che le regole contabili europee non contabilizzano il bonus Irpef da ottanta euro come una riduzione fiscale. Nonostante il tentativo di superarlo, il governo si è trovato costretto a confermare un meccanismo perverso che tramuta quei dieci miliardi di minori tasse in maggiori spese»

A questo punto, per risolvere la questione, facciamo una complessa operazione algebrica. Ricalcoliamo bovinamente la pressione fiscale del 2013 (consuntiva), con quella (prevista) nel 2014 e 2015, utilizzando la solita ed unica fonte, il Def. Ricordate che la pressione fiscale si ottiene rapportando la somma di entrate tributarie e contributi sociali al Pil nominale. Osservare, cliccare ed ingrandire:

PressioneFiscale

Ordunque, pressione fiscale 2013 (dato definitivo, governo Letta) al 43,3%. Per il 2014 (non è un dato definitivo ma una stima, attenzione), sottraete 6,5 miliardi (il bonus pro rata) dal totale delle entrate, e rapportate il risultato al Pil nominale stimato per quest’anno. Con un complesso algoritmo, abbiamo, in miliardi: 697,5/1626,5 = 42,9%.

Questa è la pressione fiscale stimata per il 2014. C’è effettivamente una riduzione rispetto al 2013, pur se del tutto frazionale e sub iudice da parte della realtà, cioè del consuntivo 2014. Ora prendiamo i numeri per il 2015 e togliamo alla somma di entrate tributarie e contributi sociali l’importo di 9,5 miliardi, che è ancora il bonus degli 80 euro, pieno. Abbiamo:

703,2/1642,8 = 42,8%

Quindi, nel 2015 la pressione fiscale resterà inalterata, secondo le stime governative, che rischiano di essere eroiche sulla grandezza del Pil nominale, vista la deflazione.

Tutto ciò premesso e considerato, il candidato valuti se nel 2015 la pressione fiscale diminuirà rispetto al 2014. Non si direbbe, vero? La realtà è che l’espansione fiscale l’Italia l’ha avuta nel 2014, del tutto frazionale, e finita lì. Questo è coerente anche con consuntivi e previsioni sul deficit-Pil, che abbiamo già tentato di spiegarvi settimane addietro su questa “manovra espansiva” che espansiva non è. Pertanto è più corretto dire che Barbera (e non solo lui) è stato tratto in inganno dalle apparenze: nel 2015 la pressione fiscale non calerà, neppure considerando gli 80 euro come minori entrate.

Ciò detto, resta da capire perché il governo insista a dire che nel 2015 la pressione fiscale diminuirà, e non perda occasione per farlo ribadire in televisione a cocoriti e scimmiette, assieme alla leggenda metropolitana dell’Italia che cambia verso all’Europa, costringendola a smettere di parlare di austerità. Certo, come no: al punto che nel 2015 il nostro paese ha promesso a Bruxelles un minore deficit-Pil assoluto, ed invariato in termini strutturali. Tanto vi dovevamo, visto che da più parti si continua a dire con petulanza degna di miglior causa che la differente contabilizzazione degli 80 euro occulta la realtà del “calo delle tasse”.

Tornando all’articolo di Barbera, spiace dover constatare che a volte la fretta, la pigrizia o “altro” tendano a ripetere logori slogan fattualmente inesatti. Oggi in questo modo:

«Il governo Renzi ha scelto di aumentare le tasse sulle rendite (erano mediamente più basse che nel resto dell’Ue) per abbassare quelle sul lavoro»

Questo è il gemello dell’Alessandro Barbera che lo scorso 24 aprile parlava di “stangata a danno dei soliti noti“, con numeri a corredo, pur non spingendosi a constatare che, con questi micro-rendimenti, la pressione fiscale complessiva sui depositi bancari supera ormai il 40%. Ah, e nel frattempo la Spagna ha abbassato la tassazione dei frutti del risparmio. Di quale “media europea” staremmo quindi parlando, Alessandro? Lo sappiamo: quando il governo chiama, la stampa (con la minuscola, ma non solo) accorre. Colpa nostra, che in un paese minato da amnesie di vario tipo, scordiamo troppo spesso questa piccola grande verità.

Ultimi in Economia & Mercato

Placeholder

Pir, mattoni e fiammiferi

Nella legge di Bilancio 2018 è prevista l’inclusione degli investimenti immobiliari nei
Go to Top