Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Tfr, taglieggiati fino alla resa

in Economia & Mercato/Italia

Ieri sul Sole due articoli hanno spiegato in modo molto dettagliato tutte le vie attraverso cui il risparmio previdenziale degli italiani verrà falcidiato dall’azione del governo Renzi sulle “rendite finanziarie pure”. Tra esse, è ormai chiaro che il senso comune dovrà comprendere anche il povero trattamento di fine rapporto, per gli amici Tfr.

Non basta, infatti, sapere che il Tfr verrà tassato di più (dall’11 al 17% della rivalutazione annua) anche in ipotesi che il lavoratore non ritenga di destinarlo a busta paga. Questa è solo una parte della razzia, quella immediatamente visibile, la punta dell’iceberg. Vi sono altri danni, di breve e lungo termine. Intanto è utile sapere che la parte del Tfr che finirà in busta paga rappresenta fiscalmente una integrazione della retribuzione, e come tale verrà tassata ad aliquota marginale Irpef. Inoltre, il Tfr in busta paga è reddito imponibile ai fini delle addizionali regionali e comunali Irpef. Ancora: l’aumento di reddito complessivo da esso indotto porterà ad una conseguente riduzione delle detrazioni per lavoro dipendente e carichi di famiglia. Può bastare? Si, ma solo per riassumere i danni di breve periodo.

Nel lungo termine, oltre all’abbattimento del montante a scadenza causato dalla maggiore tassazione della quota annua di rivalutazione del Tfr (l’aumento è di oltre il 50%, in caso vi fosse sfuggito o aveste scarsa dimestichezza coi numeri), occorre calcolare i danni per quanti decideranno di richiedere, per i tre anni di vigenza della misura, l’accredito in busta paga del Tfr che oggi destinano a previdenza complementare, cioè ai fondi pensione. Questo è un “costo opportunità”, quindi non immediatamente riconducibile alla maggiore fiscalità. Il Sole ha effettuato una simulazione degli effetti sul capitale finale investito in fondo pensione, versando in esso la quota di Tfr, e di quanto tale montante si ridurrebbe in ipotesi che il lavoratore decidesse, per meno di tre anni e mezzo, di ricevere il Tfr in busta paga. La simulazione si basa su differenti durate di contribuzione al fondo pensione e differenti rendimenti reali medi annui del medesimo, per una retribuzione annua lorda di 50.000 euro. Il prospetto lo vedete qui sotto: nel caso limite, con una contribuzione di 15 anni ad un fondo che generi un rendimento reale medio annuo del 6%, l’aver sospeso i versamenti al fondo per poco più di tre anni, dirottando il Tfr in busta paga, produce una falcidie di quasi il 30%. Nel caso più soft, di 35 anni di contribuzione ed un rendimento reale del fondo pensione del 2%, il Tfr in busta paga “costa” il 12% del montante previdenziale complementare. Notevole, vero?

“Ma questo accade in caso di necessità, e non dipende dalla maggiore tassazione. Chi non ha bisogno non lo chiede”, già vi sentiamo obiettare. Certo. Peccato però, che (come anche i più distratti e/o renzisti tra voi dovrebbero sapere), la tassazione sul risultato annuo di gestione dei fondi pensione aumenti anch’essa di circa il 50%. Si paga dazio anche lasciando le risorse nel proprio salvadanaio previdenziale. Salvadanaio che viene razziato con voluttà dal governo Renzi. Anche lasciare il Tfr nel fondo pensione, con le nuove aliquote d’imposta maggiorate, produce vistosi danni di lungo periodo.

Quindi: se siete in stato di necessità, e vi servono quei soldi, sappiate che il vostro governo vi farà pagare una penale molto salata, in termini di tassazione ad aliquota marginale. In aggiunta al costo opportunità derivante dalla interruzione di contribuzione al fondo pensione, se il vostro Tfr finisce lì. Non sappiamo voi ma a noi un governo che tassa (di più) lo stato di necessità dà un lieve voltastomaco. Se invece non siete in stato di necessità, ricadete nella categoria degli sporchi rentier, e come tali dovete espiare la vostra colpa. Ora ed in futuro, quando riscuoterete la prestazione sopravvissuta al taglieggio. Unico metodo difensivo, in attesa che i nostri eroi chiudano anche quella scappatoia con una tassazione ad hoc (magari al magico 26%), è chiedere l’anticipo incondizionato del fondo pensione, che può arrivare al 30% del maturato, e che viene tassato ad aliquota secca del 23%. Almeno sin quando non vi chiameranno elusori.

Tfr a fondi pensione

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