La modica quantità del gabelliere migliorista

Intervista a La Stampa del viceministro dell’Economia, Enrico Morando. Che in particolare, ci tiene a rappresentarci quanto segue:

«Sui fondi pensione si è esagerato, credo: stiamo parlando di un modesto ritocco all’aliquota sui capital gain delle risorse destinate ai fondi pensione. Si può discutere dell’opportunità di questa misura, ma ricordiamo che con il nuovo regime delle rendite finanziarie continua a esserci un vantaggio importante per i fondi pensione»

Proviamo a fare un paio di conti, allora, anche a beneficio del gabelliere Morando.

Prima di tutto, l’aspetto politico: il buon Morando forse dimentica che, un anno fa di questi tempi, l’aliquota a cui veniva tassato il risultato di gestione annuale dei fondi pensione era all’11%. Con un complesso algoritmo diciamo che l’aliquota è aumentata dell’82%. E’ sicuramente un modesto ritocco, viceministro Morando, lei ha ragione. E comunque si tratta ancora di un trattamento fiscale privilegiato rispetto alla nuova aliquota standard del 26%. Come abbiamo detto, questa è l’offerta speciale per i risparmiatori: vi aumentiamo tutte le aliquote, però ne troverete sempre una più bassa delle altre, venghino!

A questo punto, non per essere pedanti, ma vi invitiamo a riflettere su questo complesso algoritmo. Ipotizzate di avere un capitale iniziale di 100, e di investirlo per trent’anni al rendimento medio annuo lordo del 4%. Dopo trent’anni, avrete un montante di 324,34. Applicate al rendimento annuo una ritenuta d’imposta dell’11%, ed alla fine dei trent’anni avrete un montante di 286,6. Ora, applicate al rendimento annuo una ritenuta del 20%, ed il montante si ridurrà a 257,27. Quindi, il “modesto ritocco” di cui parla Morando si traduce, al termine del periodo di investimento, in un taglio del montante pari a circa l’11%. In altri termini, vi siete fumati un decimo del vostro futuro previdenziale. Ma per Morando è solo un modesto ritocco, suvvia. Poteva andar peggio, poteva piovere. E comunque sono rendite, disse la cavalletta di Rignano sull’Arno ottenendo l’entusiasta eco dei suoi collaboratori. Nel corso dell’intervista, Morando ha parlato pure della farsa del Tfr, e lo ha fatto negli usuali termini libertari che ormai caratterizzano questo governo di predatori fiscali:

«Sul Tfr, ogni cittadino potrà avere tutti gli elementi per scegliere liberamente. Avere un’opportunità in più non danneggerà nessuno»

Certo, viceministro, proprio nessuno. Tralasciando che la tassazione penalizzerà tutti, ma proprio tutti. Sia gli asfissiati che lo richiederanno in busta paga, che pagheranno più tasse a qualsiasi livello di reddito, sia gli agiati ed asociali risparmiatori che lo terranno in azienda. Per loro, come noto, è pronto un altro ritocco di modesta entità alla tassazione della rivalutazione annua, dall’11% al 17%. Quello che ha parlato oggi è il gemello cattivo di Morando. Il gemello buono, invece, il 7 ottobre (tredici giorni fa) proclamava una cosa del genere:

«[…] dal Tfr dei lavoratori non sarà prelevato un euro in più di tasse rispetto a quanto avviene ora»

E infatti. A questo punto, suggeriremmo al viceministro Morando di rendersi chiaramente distinguibile dal suo gemello cattivo, magari con un bollino sulla fronte. Solo dissociandosi potrà forse evitare di mostrarsi dissociato. Per rimediare allo sputtanamento di una onorata carriera di liberal dentro l’ottuso bastione tassaiolo dell’ex Pci, può sempre confidare nella nota demenza politica degli elettori italiani, quella che porta a rimuovere tutto entro un paio di giorni.

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