Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Pagherò. Molto caro

in Economia & Mercato/Esteri

Mentre il tempo scorre inesorabile verso il collasso di liquidità della Grecia, e mentre alcuni esegeti pensano che il problema sia il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis (come se fosse lui ad impedire ad Alexis Tsipras di raggiungere un accordo con i creditori, anziché esserne il megafono mediaticamente dopato), ci si esercita su come potrebbe essere un ipotetico contingency plan a fronte di una crisi terminale di liquidità del paese mediterraneo. Sotto questo scenario è assai banale prevedere l’introduzione di controlli sui capitali, mentre assai meno banale è capire come il governo greco potrebbe iniettare liquidità “surrogata” nel sistema economico del paese. Noi pensiamo che le cose finirebbero male.

E con noi lo pensa anche l’Economist, che analizza conseguenze ed esiti di quella che ad oggi è l’ipotesi di scuola per la fase successiva ai controlli sui capitali: l’introduzione di pagherò da parte del governo. L’uso di pagherò durante crisi di liquidità delle entità pubbliche non è nulla di rivoluzionario né inedito. Anzi, si tratta di prassi molto antica. L’emissione di pagherò in anticipazione di raccolta fiscale è segnalata, negli Stati Uniti, già sul finire del Seicento, per opera del Massachusetts. Il caso statunitense a noi più vicino è quello della California nel 2009. Una crisi di bilancio statale, con buco di entrate causato dalla recessione ed una paralisi decisionale della legislatura locale, incapace di trovare l’accordo sul bilancio, ha forzato lo stato a pagare prestazioni pubbliche in “warrant registrati” che hanno raggiunto il valore di 2,6 miliardi di dollari.

Per facilitare l’accettazione dello strumento si decise di renderne l’emissione fruttifera, con un tasso annuo del 3,5%. In tal modo, i californiani non solo ricevevano quella che doveva essere quasi-moneta, ma effettuavano anche un prestito allo stato, forzoso ma comunque remunerato. In aggiunta, come ulteriore agevolazione, le banche operanti nello stato accettarono il riacquisto dello strumento contro contante, divenendo quindi creditori verso lo stato della California. Dopo un paio di mesi lo stallo sul budget statale terminò e gli strumenti vennero rimborsati. Appena in tempo visto che le banche, preoccupate per l’aumento di esposizione verso lo stato, stavano per smettere di accettare la conversione dei pagherò.

Ma la California è la California: cioè una potenza economica planetaria, anche considerata isolatamente dall’economia statunitense, ha un rating elevato ed infrastrutture istituzionali funzionanti. Difficile paragonarla alla Grecia. Per quest’ultima può forse essere più calzante l’esempio argentino, dove nel 2001 lo stato e le province federali iniziarono a pagare i propri debiti verso i cittadini con emissione di pagherò il cui stock a fine 2002 aveva raggiunto circa il 50% della circolazione monetaria regolare in pesos. Non solo: in Argentina si verificò una proliferazione di pagherò tra differenti entità amministrative locali, col risultato di provocare il collasso degli scambi interni. Presto gli argentini corsero a liberarsi dei pagherò e ad incettare pesos, in una applicazione da manuale della Legge di Gresham in un paese con una storia di default seriali ed una credibilità dello stato molto bassa, per usare un eufemismo.

Da qui alla creazione di un sistema di baratto su mercati locali il passo fu assai breve, causando il collasso del gettito fiscale. Ecco un’esperienza storica a cui dovrebbero guardare tutti quelli che oggi pontificano sull’introduzione di questi pagherò come modo per creare liquidità “surrogata” di emergenza in Grecia, ed anche quanti letteralmente farneticano di fare lo stesso in Italia, scordando peraltro che l’azione sarebbe radicalmente illegale, entro gli attuali trattati, anche se costruita di fatto come improbabile cartolarizzazione di flussi di gettito fiscale. Ma non divaghiamo, il nostro è un paese di inventori fulminati, è fatale che ad intervalli regolari qualcuno tenti di spianare il Turchino per dissolvere la nebbia.

Tornando alla Grecia, quindi, è del tutto intuitivo ciò che accadrebbe. Se le banche elleniche accettassero la conversione dei pagherò, presto finirebbero prive di euro e non potrebbero richiederli alla banca centrale nazionale, che nel frattempo sarebbe già stata chiusa fuori dalla liquidità di emergenza creata attraverso la Emergency Liquidity Assistance. Quindi collasserebbero in pochi giorni. Se, invece, la conversione fosse vietata per ovvi motivi, la Legge di Gresham opererebbe immediatamente ed in condizioni di assai probabile isteria collettiva. Che significherebbe tesaurizzazione degli euro, crollo del commercio, crollo del gettito fiscale, collasso dello stato. Questo per segnalare e segnalarvi che le applicazioni analogiche di vicende storiche sono una delle maggiori fallacie partorite dalla mente umana.

Ciò detto, attendiamo di capire che vorrà fare da grande il buon Tsipras. Con o senza il suo ganzissimo ministro delle Finanze, che si diletta di citazioni colte:

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