Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Un bonus all’italiana

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

A proposito del bonus da 80 euro, e del modo cervellotico in cui è stato costruito, su lavoce.info un contributo di Nicola Borri e Pietro Reichlin ricorda cosa accade alla curva delle aliquote marginali effettive (cioè dopo l’applicazione di detrazioni e bonus) e compie un’incursione nella behavioural economics dell’erogazione del sussidio traendone interessanti inferenze, peraltro qui già segnalate in passato.

Prima dell’introduzione del bonus da 80 euro il sistema italiano era caratterizzato da tre aliquote marginali effettive: una al 27% per ogni euro di reddito aggiuntivo tra gli 8.000 ed i 15.000; una al 31% nella fascia tra 15.000 e 27.000 euro ed una al 41% sopra i 28.000 euro. Come scrivono Borri e Reichlin,

«Una rimodulazione del sistema di detrazioni per il lavoro dipendente avrebbe consentito ai lavoratori a basso reddito di portare a casa una cifra prossima a 80 euro e di abbassare le aliquote marginali effettive»

E invece no: abbiamo avuto questa voce separata del cedolino, del tutto estemporanea, che fa impazzire i sismografi delle aliquote marginali effettive oltre ad essere priva di correzione per il reddito familiare (forse è voluto, ma sarebbe utile avere gli attributi per specificarlo):

«La riforma degli 80 euro ha sicuramente il beneficio della semplicità – importante dal punto di vista mediatico – ma invece di semplificare la struttura delle aliquote marginali ha ulteriormente aumentato gli effetti distorsivi sulle scelte di lavoro. Infatti ha lasciato inalterate le aliquote marginali fino a ventiquattromila euro e ha quindi introdotto una nuova aliquota marginale pari addirittura al 63 per cento per poi nuovamente scendere al 41 per cento per redditi sopra i ventottomila euro»

Se non siete convinti, ecco il profilo delle aliquote marginali effettive, prima e dopo la cura:

Aliquote marginali effettive
Aliquote marginali effettive, prima e dopo bonus 80 euro

(Fonte)

Riguardo all’aspetto behaviouristico del bonus da 80 euro, questa la lettura di Borri e Reichlin:

«Ma non è solo un problema di aliquote marginali. Una delle ragioni per cui lo Stato italiano ha un cattivo rapporto con il cittadino-contribuente è che i patti non sono chiari e, soprattutto, non sono stabili nel tempo.
Se il governo ci lascia più soldi in tasca per effetto di un trasferimento unilaterale non connesso al “patto fiscale”, è più difficile credere che si tratti di una decisione vincolante e valida per il futuro. Un trasferimento “estemporaneo” crea incertezza, anche perché non ha solide motivazioni. Perché un bonus solo ai lavoratori dipendenti sotto una determinata soglia di reddito?»

E’ questa la natura “posticcia” di tale erogazione, al di là degli spergiuri sulla sua natura “strutturale” e permanente. Non c’è nulla di organico né sistematico in questa misura, mentre c’è tutto di estemporaneo ed arbitrario. La verità è che si è persa una grande occasione di riforma fiscale e di efficientamento del sistema degli incentivi economici (ne abbiamo appena trattato), sacrificata alla fretta elettoralistica. Per questo motivo le recriminazioni odierne di esponenti di governo e maggioranza circa il “problema di comunicazione” della misura suonano molto farisaiche. Anzi, francamente ipocrite: siamo certi che qualcuno, quando il provvedimento è stato strutturato, si sarà pure compiaciuto per la “visibilità” di tale erogazione come specifica voce del cedolino, anziché solo sulla riga del netto in busta. Chi di behaviourismo ferisce, eccetera eccetera.

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