Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Lettera aperta al presidente ABI

in Economia & Mercato/Italia

Egregio dottor Patuelli,

leggendo il Monthly Outlook della Associazione bancaria italiana, che Lei presiede, anche questo mese mi sono imbattuto in un numero assolutamente eclatante, quello relativo alle nuove erogazioni di mutui, con quel +94% nei primi dieci mesi dell’anno rispetto al corrispondente periodo del 2014. Ma questo non è l’unico dato eclatante della pubblicazione, peraltro. C’è anche il dato dei nuovi finanziamenti alle imprese, con un assai robusto +14%. Sono numeri da vero boom, dottor Patuelli.

Poi vado a leggere le consistenze degli stock di credito, cosa che peraltro già faccio usando la base dati statistica di Banca d’Italia, ed i conti non mi tornano. Lei può aiutarmi a capire, dottor Patuelli? C’è ad esempio, nel report ABI, subito dopo i dati della grande crescita dei finanziamenti ad imprese e famiglie, questo passaggio, che stride con i numeri precedenti:

«A novembre 2015 il totale dei finanziamenti in essere a famiglie e imprese ha presentato una variazione negativa prossima allo zero (-0,03%) nei confronti di novembre 2014, -0,3% il mese precedente e migliore rispetto al -4,5% di novembre 2013, quando aveva raggiunto il picco negativo. Questo di novembre 2015 per i prestiti bancari a famiglie e imprese è il miglior risultato da aprile 2012»

In effetti, se prendiamo la tabella 3 di pagina 22 del report, scopriamo che a novembre 2014 il totale dei prestiti bancari a famiglie ed imprese era pari a 1.550,74 miliardi, mentre a novembre 2015 tale consistenza era diminuita a 1.550,426 miliardi. Quindi, se ho capito correttamente, in un anno lo stock di credito erogato a imprese e famiglie è rimasto del tutto invariato, dottor Patuelli. Va “meglio” nel senso che i dati del passato indicavano contrazione, ma siamo ancora nel regno della derivata seconda.

Credo che il problema derivi dal fatto che la Sua associazione, dottor Patuelli, non indica di quanto è aumentato il credito in soldoni e non solo in percentuale dello stock, né indica quanto credito si è nel frattempo estinto, nelle medesime tipologie e nello stesso arco temporale, sia per rimborso che per stralcio. La richiesta, quindi, gentile dottor Patuelli, è semplice: perché non dare questi numeri, anziché limitarsi alle variazioni percentuali? Non credo si tratti di segreto di stato e comunque non è il massimo, sul piano della comunicazione, strombazzare simili variazioni da boom e poi trovarsi con la bottom line che resta desolatamente invariata.

Ma forse a Lei basta questo, dottor Patuelli: in fondo, basta poco a fare felice il nostro presidente del consiglio, che può così organizzare kermesse di partito (o di parte di esso), in cui trovare funamboliche correlazioni spurie tra la geometrica potenza di fuoco del Jobs Act e concessioni di nuovi mutui. A Lei ed ai suoi associati una simile comunicazione costa relativamente poco, dottor Patuelli, e magari vi mette in condizione di poter insistere a chiedere una contropartita come la bad bank pubblica per liberarvi di quantità industriali di sofferenze mal rettificate a bilancio, magari invocando il “fallimento del mercato” ed un aiutino dal contribuente italiano, anche se questo è meglio non precisarlo.

Per questo credo che la Sua associazione farebbe cosa assai gradita a noi ruminatori di numeri (e fan della realtà), pubblicando quei numeri assoluti, e non solo la variazione percentuale. Vale sempre la grande lezione einaudiana del “conoscere per deliberare”, e sono certo che le Sue radici culturali liberali, dottor Patuelli, non potranno che portarla a concordare.

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