Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Matteo Renzi

Schizofrenia, portali via

Chi ha tempo da perdere leggendo questi pixel sa o dovrebbe sapere che la critica a certi tic e conformismi della nostra stampa cerca di non essere qualunquistica condanna senza appello. Ci sono anche esempi di informazione completa e corretta, o forse si tratta solo di commenti che si limitano ad osservare la realtà e trarre conclusioni, senza applicare il famigerato cui prodest che è alla base delle sciagure di un paese che si sta impiccando all’assurdo. Per questo è con grande piacere che oggi segnaliamo un articolo di puro buonsenso.

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I gemelli Renzi e le banche italiane

Caro direttore…” inizia canonicamente la letterina al Sole vergata da Matteo Renzi. In essa, l’ex premier fa mostra della sua non comune capacità di leggere le grandi tendenze dell’economia italiana, e mena giusto vanto per essere riuscito a correggere per tempo le degenerazioni presenti -ad esempio- nel nostro sistema bancario. Perché il lavoro di squadra è tutto ed i gemelli Renzi sono affiatatissimi, oltre ad avervi già informato da tempo su come sarebbe andata a finire.

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E proprio non ci arriva

Stamane pensavo di scrivere un breve commento sugli 80 euro e sulla irrazionalità del meccanismo, che determina aliquote marginali effettive quasi da esproprio, per chi avesse la sorte di oltrepassare i 24 mila euro annui lordi. Ma non tanto su questo aspetto, quanto sull’altro meraviglioso meccanismo, in base al quale, se perdi reddito e finisci in territorio di incapienza, perdi il bonus e devi restituire in unica soluzione quanto hai indebitamente percepito. Perché siamo d’accordo che il problema italiano sono gli incapienti, giusto? Voglio dire, siamo d’accordo tra noi pochi, cocciuti “razionalisti” in un mondo di analfabeti numerici ammalati di narrazione. Volevo scrivere di tutto questo, ma la nausea verso i tic di questo ridicolo paese era più elevata del solito, e comunque ho già scritto più volte sul tema, quindi potrei ripubblicare ogni anno lo stesso post.

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Matt Renzie, our son of a pitch

Una strana frenesia pare essersi impossessata di partiti e contrassegni politici italiani: c’è profumo di 8 settembre, oggi, nell’aria. Ma soprattutto c’è l’irresistibile richiamo della foresta di un grande classico del nostro grande paese: la spesa pubblica.

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L’Era del Grande Autosputtanamento

È quella che sta vivendo questo disgraziato paese, ormai trascinato dalla sua sedicente classe dirigente (o meglio, digerente) verso i gorghi del fallimento. Anche oggi, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta di raccontarvi episodi che sembrano usciti da un film di Alberto Sordi. In realtà, qui da ridere e sorridere c’è assai poco.

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I tossici della narrazione

Discussioni/Italia

Archiviato l’esito referendario, dopo mesi di una intossicazione di menzogne senza precedenti da parte di entrambi gli schieramenti e di completa eclissi di razionalità. È stato un titanico scontro di narrazioni e di fallacia, di correlazioni spurie, di aruspici da dopolavoro e politologi forse peggiori degli economisti, quanto a capacità divinatorie. Nel frattempo, la realtà è all’opera, soprattutto fuori d’Italia.

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Fingiamo di ridurre il costo del lavoro, qualcuno se la berrà

Economia & Mercato/Italia

Ieri il premier Matteo Renzi ha annunciato che per il 2017 chi assumerà a tempo indeterminato o in apprendistato nelle regioni meridionali un giovane tra 15 e 24 anni o un disoccupato over 24 in cerca di lavoro da più di sei mesi, avrà uno sconto sui contributi fino a 8.060 euro, come accaduto nel primo anno dei sussidi del Jobs Act. In pratica, si ripete l’errore in quella che appare vieppiù come una sorta di coazione a ripetere l’erogazione di misure prive di razionalità economica.

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Molto deficit, molti nemici, molto onore

Economia & Mercato/Italia

Nuovo giorno, nuova drammatizzazione del “confronto” tra il governo italiano e la Commissione Ue sui numeri della nostra legge di Bilancio. Non è poi così rilevante quello che ieri Jean-Claude Juncker ha detto, sbottando col suo temperamento “vivace” sui quotidiani proclami di Matteo Renzi contro “gli ottusi burocrati di Bruxelles”. Noi ci saremmo anche stancati, peraltro, di questo nazionalismo in scarpe di cartone e pezze al culo, realizzato con cinismo ma anche con crescente nervosismo, da un premier che si è messo all’angolo da solo, e non da oggi, tra un rilancio e l’altro che fatalmente aumenta la probabilità di rovina.

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Il bilancio di cartapesta e il bubbone di fine legislatura

Economia & Mercato/Italia

Su lavoce.info, il professor Francesco Daveri analizza l’impatto sui conti pubblici del triennio 2017-2019 prodotto dalla legge di Bilancio 2017. Da tale analisi si conferma che il governo italiano sta ponendo solide basi per una crisi di fiducia dei mercati nei nostri confronti, e che il continuo “riporto a nuovo” di aumenti di imposte indirette, nel corso della legislatura, ci finirà in testa. Ma tanto queste cose le sappiamo da molto tempo, giusto?

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Un bilancio di cartapesta

Sarà anche vero, come sostiene Matteo Renzi di ritorno dal viaggio-spot a Washington, che “È l’Europa che preoccupa il mondo, me l’ha detto anche Obama, non certo lo zero virgola in più o in meno del bilancio italiano”. È tuttavia altrettanto vero che mai come quest’anno, il terzo dell’Era Renzi a Chigi, la legge di bilancio italiana è costruita con coperture che sembrano uno sberleffo. A se stessi, soprattutto.

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