Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Matteo Renzi

L’Era del Grande Autosputtanamento

È quella che sta vivendo questo disgraziato paese, ormai trascinato dalla sua sedicente classe dirigente (o meglio, digerente) verso i gorghi del fallimento. Anche oggi, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta di raccontarvi episodi che sembrano usciti da un film di Alberto Sordi. In realtà, qui da ridere e sorridere c’è assai poco.

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I tossici della narrazione

Discussioni/Italia

Archiviato l’esito referendario, dopo mesi di una intossicazione di menzogne senza precedenti da parte di entrambi gli schieramenti e di completa eclissi di razionalità. È stato un titanico scontro di narrazioni e di fallacia, di correlazioni spurie, di aruspici da dopolavoro e politologi forse peggiori degli economisti, quanto a capacità divinatorie. Nel frattempo, la realtà è all’opera, soprattutto fuori d’Italia.

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Fingiamo di ridurre il costo del lavoro, qualcuno se la berrà

Economia & Mercato/Italia

Ieri il premier Matteo Renzi ha annunciato che per il 2017 chi assumerà a tempo indeterminato o in apprendistato nelle regioni meridionali un giovane tra 15 e 24 anni o un disoccupato over 24 in cerca di lavoro da più di sei mesi, avrà uno sconto sui contributi fino a 8.060 euro, come accaduto nel primo anno dei sussidi del Jobs Act. In pratica, si ripete l’errore in quella che appare vieppiù come una sorta di coazione a ripetere l’erogazione di misure prive di razionalità economica.

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Molto deficit, molti nemici, molto onore

Economia & Mercato/Italia

Nuovo giorno, nuova drammatizzazione del “confronto” tra il governo italiano e la Commissione Ue sui numeri della nostra legge di Bilancio. Non è poi così rilevante quello che ieri Jean-Claude Juncker ha detto, sbottando col suo temperamento “vivace” sui quotidiani proclami di Matteo Renzi contro “gli ottusi burocrati di Bruxelles”. Noi ci saremmo anche stancati, peraltro, di questo nazionalismo in scarpe di cartone e pezze al culo, realizzato con cinismo ma anche con crescente nervosismo, da un premier che si è messo all’angolo da solo, e non da oggi, tra un rilancio e l’altro che fatalmente aumenta la probabilità di rovina.

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Il bilancio di cartapesta e il bubbone di fine legislatura

Economia & Mercato/Italia

Su lavoce.info, il professor Francesco Daveri analizza l’impatto sui conti pubblici del triennio 2017-2019 prodotto dalla legge di Bilancio 2017. Da tale analisi si conferma che il governo italiano sta ponendo solide basi per una crisi di fiducia dei mercati nei nostri confronti, e che il continuo “riporto a nuovo” di aumenti di imposte indirette, nel corso della legislatura, ci finirà in testa. Ma tanto queste cose le sappiamo da molto tempo, giusto?

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Un bilancio di cartapesta

Sarà anche vero, come sostiene Matteo Renzi di ritorno dal viaggio-spot a Washington, che “È l’Europa che preoccupa il mondo, me l’ha detto anche Obama, non certo lo zero virgola in più o in meno del bilancio italiano”. È tuttavia altrettanto vero che mai come quest’anno, il terzo dell’Era Renzi a Chigi, la legge di bilancio italiana è costruita con coperture che sembrano uno sberleffo. A se stessi, soprattutto.

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Le occasioni perdute dal Rottamatore invadente

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare, nonostante il suo blog tratti prevalentemente temi di carattere economico, mi permetto di chiederle, ancora una volta, ospitalità per uno scritto di diritto: nonostante la diversità della materia, questo suo spazio web è uso rilevare incoerenze, contraddizioni e corto circuiti (non solo) istituzionali. “E’ uno sporco lavoro…”, lo si sa da tempo.

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Surplus tedesco e balordoliberalismo italiano

Ieri Matteo Renzi, impegnato allo spasimo ad ottenere dalla Ue nuovo deficit di pessima qualità con cui impiccare il paese, ha detto che “la Germania ha un surplus commerciale di 90 miliardi di euro, che tiene fermi anziché investirli”. Oggi, in suo soccorso, accorre Federico Fubini sul Corriere con un’altra perla, sull’export tedesco: “Si tratta di una somma così grande che le imprese, lo Stato e i cittadini tedeschi non riescono a trasformarla in consumi e investimenti produttivi. Preferiscono la liquidità, dunque il risparmio inerte continua ad accumularsi”.

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La mano debole di un pessimo giocatore d’azzardo

Per il terzo anno consecutivo, cioè dal suo arrivo a Chigi, Matteo Renzi si appresta a buttarla in caciara con la Ue per poter quadrare i conti (si fa per dire) con più deficit. Conosciamo l’obiezione governativa: il rapporto deficit-Pil italiano non sta aumentando bensì diminuendo, e resta sotto la soglia del 3%, quindi non c’è alcun aumento di deficit. Le cose non stanno in questi termini: correggendo per il ciclo economico, nel 2016 l’Italia ha aumentato il deficit-Pil strutturale, cioè riferito al Pil potenziale, dello 0,7%, e questo a preventivo. A consuntivo, stante il rallentamento, potrebbe anche fare peggio.

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Rignano, secondo estratto

Dopo una pausa di riflessione, tornano a grande richiesta (del premier) le slide sul meraviglioso mondo che si sta dischiudendo davanti agli scettici occhi degli italiani. Futile tentare il fact checking, esercizio con cui ormai in questo paese si incarta il pesce: per fare verifica dei numeri e delle affermazioni serve avere le basi, che in Italia, paese di piccoli e grandi magliari, semplicemente non esistono. Il campionario di manipolazioni è talmente grossolano da far pensare ad uno scherzo, o all’azione di un troll. Sfortunatamente è tutto vero. Ma quando si è di fronte ad un paese di analfabeti funzionali, nativi e di ritorno, a che servono le sottigliezze?

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