Grossa crisi al Circo Italia

E ora, una pausa dal degrado italiano con un happening di ulteriore degrado

Cari e meno cari lettori,

per distrarci un momento dalle angustie delle nostre esistenze, oggi commenteremo la vicenda della crisi politica italiana, che tanto pare appassionare retroscenisti (è il loro lavoro, dopo tutto) e ruminanti di lungo corso degli assai poco verdi prati della nostra comunità nazionale. Cosa cambia, per il paese? E per i protagonisti?

Dopo lo psicodramma del voto al senato, con tanto di Var, restiamo con due minoranze parlamentari. Potete chiamarlo governo della non sfiducia o di maggioranza relativa; se foste attempate soubrette potreste dire che non ci fanno votare da un paio di eoni, che a Chigi siede un usurpatore “che non ha il voto degli italiani”, e altre preziosità costituzionali del genere.

Renzi, il dodo incompreso

Matteo Renzi ha tentato la sua ennesima mossa del cavallo (yawn) ma l’ha basata su una certezza: niente elezioni, nessuno le vuole. Lui per primo, per tristemente noti motivi (i sondaggi). Inutile quindi chiedersi perché non abbia schierato i suoi senatori per il no alla fiducia a Conte. Se lo avesse fatto, avrebbe verosimilmente perso ampia parte del suo gruppo. E si torna al via.

Tacerò della tempistica e delle motivazioni di Renzi perché ha già detto tutto Vitalba Azzollini. Ma non posso tacere degli argomenti usati dall’ex premier, viziati da profonda strumentalità, che lo rende simile ai personaggi che dice di voler combattere. Come il riferimento ai vaccini per criticare Conte, ad esempio. Non mi pare sia colpa del governo se siamo, in tutta Europa, in condizioni di collo di bottiglia nella produzione e restrizioni di offerta, voi che dite?

Stesso discorso per la levata d’ingegno sulle vaccinazioni prioritarie ai docenti, che avrebbero lasciato scoperte altre fasce di popolazione. Qualcuno dovrebbe poi spiegare a Renzi che “i soldi del MES” non stampano né vaccini né medici né infermieri ma sono debito aggiuntivo, sia pure a costo lievemente inferiore a quello autoctono. Stessa strumentalità si ritrova nella strategia che potremmo definire “metti il ponte, togli il ponte” (sullo Stretto), che da sempre fa parte della cassetta degli attrezzi negoziali di Renzi.

Mi viene poi da sorridere quando vedo Renzi e altri sbandierare grafici che mostrano che l’Italia ha molti morti e molta decrescita. Ciò è innegabile ma inviterei a considerare che l’organizzazione sociale, economica e sanitaria italiana non le ha decise Conte: c’erano già e non erano suscettibili di essere rivoluzionate tra un lockdown e il successivo, neppure “prendendo il MES”. Proprio come il nostro paese appare sempre più alle prese, evolutivamente parlando, con un habitat esterno ostile che colpisce la sfera economica, allo stesso modo la pandemia ha colpito con massima violenza la dimensione sanitaria, dimostrandone l’unfitness. Comunque la si giri, siamo in effetti vittime del nostro celebrato eccezionalismo. Ma anche di scelte che ci hanno dato più Alitalia e meno ricerca, ad esempio.

Altra considerazione spicciola sul senatore del Granducato: dopo quasi un decennio di tentativi disperati di sfondare al centro, sta facendo la fine del dodo senza neppure essere riuscito a suscitare la stessa tenerezza. Due ipotesi: l’elettorato centrista italiano è intrinsecamente stupido e non si merita Renzi; oppure Renzi ha sbagliato qualcosa, tra strategie, tattiche e comunicazione. Ah, saperlo.

Resta Conte, nun ce lassà

Parliamo di Giuseppe Conte? E che vi devo dire? L’ho già scritto qui, mesi addietro: è il prodotto del declino difficilmente reversibile del sistema politico-partitico, non ha particolari colpe: esiste in natura come tale. È il distillato dei veti incrociati di partiti che vogliono comunque “governare”, ha tentato di mettere a leva questo suo ruolo, emancipandosi dalla sua maggioranza pro tempore. Voi che avreste fatto, al posto suo?

Ma Conte non è “salvo”, almeno non più di quanto lo sia il paese. Ora avrà a disposizione un arco temporale non troppo esteso (malgrado la sua abilità a fermare il tempo, che lo rende quasi un personaggio da serie di fantascienza Netflix) per imbarcare in maggioranza i cani sciolti che servono all’aritmetica della camera alta. E magari per creare un suo partito, di ispirazione cattolica (yawn) e centrista, paludoso più che paludato. Dopo di che, potrà lanciarsi nella sua terza incarnazione politica, accolto dalle invocazioni dei suoi fan: “A Giuse’, facce Biden!

A proposito di partiti e partitelli: nella replica al Senato, il premier si è lanciato in una quasi lisergica perorazione delle virtù del proporzionale. Nessuna sorpresa: il proporzionale è ciò che serve per affastellare maggioranze. Io poi sono troppo disincantato per andare in visibilio di fronte a leggi elettorali marcatamente uninominali. Alla fine, le leggi elettorali sono costrutti umani e come tali vengono fatti e disfatti dagli uomini medesimi. Ad esempio, con scissioni da un eventuale mega-partito che vincesse una elezione con legge fortemente “bipolarizzante”.

Partito democratico, non si sa come arriverà

Il Partito democratico esce, comme d’habitude, indebolito e balbettante. Dopo una prima fase in cui pure Nicola Zingaretti, al pari di Renzi, era convinto che prendendo il MES saremmo usciti prima dalla pandemia, per motivi ignoti, i Dem si sono ammutoliti sul tema lasciando Renzi solo, forse per timore di non rompere il Gran Piano che punta a drenare l’elettorato grillino. Se necessario, anche ostentandosi analfabeti funzionali e devoti della spesa pubblica che lotta contro neoliberismo e austerità. Del resto, di questa antropologia nel Pd non c’è penuria. Vedremo quanto costerà questo scimmiottamento alle prossime generazioni.

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Torno a sorridere pensando che, se Conte dovesse effettivamente assemblare un proprio partito, il Pd si troverebbe di fronte il rischio di vedersi scippata parte di quell’elettorato grillino a cui anela e, dicono, anche del proprio.

Liquame di stelle

Poi, il M5S. Pare si stia effettivamente biodegradando, come preconizzato dal comico che lo ha co-fondato. Diciamo, più propriamente, che sta contribuendo in modo potente al degrado civile complessivo del paese, di cui tuttavia è naturale prodotto. Al decomporsi di questa esperienza, le cui radici restano saldamente piantate in ampi settori dell’elettorato, aumenta il carico di tossine sul sistema.

Personalmente, traggo poco conforto e diletto nel vedere che tutti gli stralunati “princìpi” che hanno portato in parlamento questo “esperimento” stanno venendo stracciati, giorno dopo giorno, lasciando un esoscheletro amorale infradiciato dal liquame del trasformismo che altro non è che il famoso canone secondo cui loro sarebbero “post-ideologici”. Se dovessimo definire nuovi istituti di welfare, dopo il reddito di cittadinanza, potremmo ipotizzare la pensione di invalidità per dissonanze cognitive. Avrebbe moltissimi beneficiari.

I mal-destri

Parliamo dell’opposizione? Parleremmo di un grumo di becera demagogia e populismo; che se dovesse tornare a “guidare” il paese, finirebbe spappolato dalle sue stesse contraddizioni, oltre che dalla realtà. Sarebbe la solita desistenza che affligge le sigle partitiche italiane, destinata a implodere alla prima occasione utile, non prima di aver elargito prebende alla prossima tornata di nomine pubbliche. Unica certezza da costoro, la ricetta di politica economica: condoni e nero, che alimenta altri condoni che alimenta altro nero. Il moto perpetuo. O forse il morto perpetuo.

Poi, i rapporti di politica estera: la nostra destra finirebbe rapidamente in rotta di collisione con quanti, in Europa, non hanno intenzione di sussidiare orgogliosi mendicanti nazionalisti. Curiosi ossimori, lo so. Per “liberarsi” dalla matrigna Ue farebbero magari l’occhiolino alla Cina, quella che “produce virus in laboratorio” e con cui hanno firmato, nel governo precedente, un improbabile memorandum d’intesa per vendere arance e avere un bel greenfield al porto di Trieste? Quella Cina che, sempre nel governo precedente, era vista assieme alla Russia come potenziale acquirente dei nostri Btp? Lo so, non ve lo ricordate più ma io sì, e questo alimenta il mio disprezzo che poi in qualche modo devo sublimare, ad esempio con questi flussi di coscienza chiamati post.

Guardatevi intorno: a perdita d’occhio, nient’altro che degrado, in questo paese. Guitti omaggiati di microfoni e telecamere. Quindi, sì, ci siamo per un momento distratti dal nostro degrado con un happening di ulteriore degrado. Ognuno cucina con gli ingredienti di cui dispone, dopo tutto. Anche quando si tratta di coprofagia.

Foto di Ralph Klein da Pixabay

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