Su Avvenire oggi trovate un’intervista all’ex premier, impegnato in un giro d’Italia ferroviario. Nulla destinato a restare nei libri di storia, semplicemente l’ennesimo rilancio di promesse di mance, per inseguire con la lingua a penzoloni i guaritori che vogliono miliardi dalla Ue aumentando con un tratto di penna il numero di disoccupati e quelli che vogliono la seconda moneta per dare liquidità all’economia. Renzi, fedele a se stesso, promette bonus da 80 euro.

Ieri il Partito democratico ha fatto approvare alla Camera una mozione in cui si impegna l’esecutivo a “individuare la figura più idonea a garantire la fiducia dei cittadini nelle banche”, di fatto mettendosi di traverso alla riconferma del governatore Ignazio Visco, che pareva scontata ed attesa per fine mese. L’evento ha fatto gridare all’attentato alla sacralità di Bankitalia, e qualche osservatore si è addirittura spinto ad audaci parallelismi tra Visco e Paolo Baffi. Servirebbe meno sensazionalismo, però: Ignazio Visco non è Paolo Baffi, la Banca d’Italia non è sotto assedio di forze occulte e fascisteggianti. Più semplicemente, la nostra banca centrale paga la più generale resa dei conti per il sistema-paese, un paese che si trova vieppiù in un habitat ostile e che di conseguenza rischia di soccombere. Tutto il resto sono furbate di una politica sfiatata e prossima al capolinea.

Il menù mediatico dei prossimi giorni, nell’osteria tossica chiamata Italia, è rappresentato dai lanci e dagli estratti della prossima fatica letteraria di Matteo Renzi, dal titolo Avanti, come il glorioso giornale del Psi. Oggi i maggiori quotidiani si sono divisi il compito, rilanciando stralci del libro corrispondenti ad altrettante aree di policy. Il Sole copre l’ambito dei conti pubblici e rapporto con l’Europa.

Poiché ormai la #maratonamentana è divenuta genere televisivo-narrativo di un paese che ha deciso di fallire ma dibattendo, se non proprio divertendosi (senza che questa suoni come una critica a Mitraglia, che giganteggia tra le rovine), qualche riflessione del tutto inutile sulle primarie del Pd di ieri, che hanno ulteriormente compattato il partito in quella versione “proprietaria” che abbiamo intravisto in questi quattro anni.

In queste ore Matteo Renzi ha lanciato l’ennesimo spin: quello sull’esistenza di un fantomatico “tesoretto” di risorse pubbliche, per instradare il paese verso la felicità. Lo spin è stato puntualmente ripreso da Maria Elena Boschi, dopo aver archiviato il Def e la manovrina correttiva, che tuttavia archiviati non sono, trattandosi di fondali di cartapesta o più propriamente di “finzione” che calcia la lattina più in là per quanto riguarda il Def, e di una bella stretta alla liquidità aziendale con annesso giochino sui flussi di tesoreria per quanto riguarda la mini correzione, che mai come a questo giro si è rivelata di gestazione così difficoltosa e peraltro tuttora incompiuta. Ma a quanto ammonterebbe, esattamente, questo “tesoretto”?