Il ventre molle

Episodio 1: una nave “umanitaria” tedesca raccoglie, non è chiaro se in acque internazionali, maltesi o italiane, un gruppo di 37 naufraghi, che affermano di provenire dal Sudan, devastato da una guerra etnico-religioso-tribale. Dopo alcune settimane di blocco, la nave viene autorizzata ad attraccare ad un porto italiano, la Germania sostiene che eventuali domande di asilo politico sono affare dell’Italia e non suo, l’Italia risponde con l’arresto dell’equipaggio della nave, sospettato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ed il sequestro della nave medesima. Pare che i “sudanesi” siano nigeriani e ghanesi, si attendono sviluppi.

Episodio 2: il ministro dell’Istruzione, Moratti, boccia come contrario ai principi costituzionali l’iniziativa del liceo “Agnesi” di Milano, di creare, dal prossimo anno scolastico, una classe composta esclusivamente da ragazzi musulmani, con docenti (maschi) musulmani e “senza crocefisso” alle pareti, per non “urtare la sensibilità religiosa” dei giovani. Consueto strepito della sinistra (fortunatamente non di tutta) dopo lo stop alla delirante iniziativa.

Episodio 3: la Corte Costituzionale dichiara parzialmente illegittima la legge Bossi-Fini sull’immigrazione laddove prevede che il clandestino possa essere espulso dal nostro Paese senza stabilire che il giudizio di convalida del provvedimento del questore debba svolgersi in contraddittorio prima dell’accompagnamento alla frontiera, con le garanzie della difesa. La legge è incostituzionale anche nella parte in cui prevede l’arresto obbligatorio in flagranza di reato per lo straniero che, senza giustificato motivo, non abbia rispettato l’ordine del questore di lasciare il territorio nazionale entro cinque giorni. Certamente, la legge Bossi-Fini è talmente ricca di strafalcioni giuridici e distorsioni ideologiche da ritenere un esito di questo tipo largamente scontato, evidentemente i legislatori della Casa della Libertà sono giuridicamente poco alfabetizzati, ma il filo che lega queste vicende è sempre quello: un paese che confonde accoglienza con illegalità di massa, che usa il tema dell’immigrazione come ennesimo randello nodoso per la lotta politica interna tra schieramenti, dotato di una “incultura” superiore, che confonde le esigenze minimali di integrazione di soggetti profondamente diversi sul piano culturale (e forse non integrabili) con l’agevolazione e addirittura l’incentivazione di comunità autosegregate e potenzialmente estranee al tessuto sociale del paese, ma di cui ambiscono a sfruttare à la carte le istituzioni socio-assistenziali. Sono le aberrazioni convergenti delle due grandi “chiese” da un lato (quella cattolica, con la sua illusoria e talvolta irritante brama di proselitismo e conversioni; quella ex-comunista o di sinistra, con il suo progetto globale di trasformazione profonda della società, talvolta così simile alle idee leniniste e staliniste), e dall’altro l’approccio da “law and order” che si sposa bene con quello della “piccola patria” localistica e “federalista”, così terrorizzata da tutto ciò che è estraneo. In Germania e Regno Unito sono previsti corsi di lingua e cultura del paese ospitante, visti come conditio sine qua non per l’accoglienza. In Italia, si arriva direttamente agli abituali insulti di razzismo e agli ancora più abituali precetti “morali” sull’esigenza di non usare violenza agli “altri”, anche calpestando Costituzione e senso comune.