di Vitalba Azzollini

Nei giorni scorsi, sul “Blog delle Stelle” è stato pubblicato un post rivolto ai «parlamentari in ritardo con le rendicontazioni e le relative restituzioni» per ricordare loro l’impegno assunto «all’atto della candidatura con il MoVimento 5 Stelle»: «una vera obbligazione giuridica, come di recente affermato dall’Agenzia delle Entrate», nonché «un impegno morale nei confronti di tutti i cittadini italiani e, in particolare, degli elettori», il cui mancato assolvimento «integra una grave violazione disciplinare per la quale i Probiviri si attiveranno senza indugio». Il fatto che il M5S tirasse in ballo l’Agenzia delle Entrate (AdE) per un problema interno – il versamento di una parte della remunerazione al “Comitato per le rendicontazioni/rimborsi del Movimento 5 Stelle” – ha destato qualche dubbio, che merita di essere affrontato.

Oggi, nel corso dell’assemblea annuale Abi, il presidente Antonio Patuelli ha ribadito quello che è diventato un cavallo di battaglia del nostro establishment in pre-bancarotta intellettuale (e non solo): no al bail-in, bisogna tutelare l’articolo 47 della Costituzione più bella del mondo, quello che recita che “la Repubblica incoraggia il risparmio in tutte le sue forme”. La tesi di Patuelli & C. è tuttavia un classico non sequitur, o meglio è l’alibi perfetto per una classe dirigente che perpetua il proprio fallimento.

Oggi (solo oggi, vien fatto di dire) la Lex del Financial Times giunge a fare del debunking sulla costituzionalizzazione del pareggio di bilancio. O meglio, con arguta inversione dei termini del ragionamento, sulla incostituzionalità del deficit di bilancio pubblico. Ma l’editoriale è phastidioso perché confuta anche altri luoghi comuni di questa stagione che sta sbriciolando antiche certezze ed uccidendo in culla nuovi luoghi comuni.

di Mario Seminerio – Libertiamo

La proposta del senatore Nicola Rossi, presidente dell’Istituto Bruno Leoni (fatta propria dal Terzo Polo nei due rami del parlamento) di costituzionalizzare il pareggio di bilancio, è interessante, non foss’altro che per il fascino dell’automatismo che innegabilmente esercita. Proviamo ad analizzarla, anche comparativamente ad esperienze estere, ed a capire se e quali vulnerabilità presenta.

Visto che il nuovo gioco di società di politici e media sembra essere la riscrittura dell’articolo 41 della Costituzione, in attesa che l’emergenza non-crescita imponga una patriottica patrimoniale notturna, segnaliamo la proposta del direttore di Italia Oggi, Pierluigi Magnaschi, che enfatizza l’importanza della tutela della concorrenza, trovando le radici di questo precetto nel pensiero di don Luigi Sturzo, nel Trattato di Roma del 1957 e negli articoli 81 ed 82 del Trattato di Maastricht, quello che alla nostra destra peronista e tassista è sempre rimasto sullo stomaco, per le più disparate e (soprattutto) illiberali ragioni.