Oggi, nel corso dell’assemblea annuale Abi, il presidente Antonio Patuelli ha ribadito quello che è diventato un cavallo di battaglia del nostro establishment in pre-bancarotta intellettuale (e non solo): no al bail-in, bisogna tutelare l’articolo 47 della Costituzione più bella del mondo, quello che recita che “la Repubblica incoraggia il risparmio in tutte le sue forme”. La tesi di Patuelli & C. è tuttavia un classico non sequitur, o meglio è l’alibi perfetto per una classe dirigente che perpetua il proprio fallimento.

Oggi (solo oggi, vien fatto di dire) la Lex del Financial Times giunge a fare del debunking sulla costituzionalizzazione del pareggio di bilancio. O meglio, con arguta inversione dei termini del ragionamento, sulla incostituzionalità del deficit di bilancio pubblico. Ma l’editoriale è phastidioso perché confuta anche altri luoghi comuni di questa stagione che sta sbriciolando antiche certezze ed uccidendo in culla nuovi luoghi comuni.

di Mario Seminerio – Libertiamo

La proposta del senatore Nicola Rossi, presidente dell’Istituto Bruno Leoni (fatta propria dal Terzo Polo nei due rami del parlamento) di costituzionalizzare il pareggio di bilancio, è interessante, non foss’altro che per il fascino dell’automatismo che innegabilmente esercita. Proviamo ad analizzarla, anche comparativamente ad esperienze estere, ed a capire se e quali vulnerabilità presenta.

Visto che il nuovo gioco di società di politici e media sembra essere la riscrittura dell’articolo 41 della Costituzione, in attesa che l’emergenza non-crescita imponga una patriottica patrimoniale notturna, segnaliamo la proposta del direttore di Italia Oggi, Pierluigi Magnaschi, che enfatizza l’importanza della tutela della concorrenza, trovando le radici di questo precetto nel pensiero di don Luigi Sturzo, nel Trattato di Roma del 1957 e negli articoli 81 ed 82 del Trattato di Maastricht, quello che alla nostra destra peronista e tassista è sempre rimasto sullo stomaco, per le più disparate e (soprattutto) illiberali ragioni.

di Mario Seminerio – Libertiamo

Dell’intervista di Renato Brunetta a Fausto Carioti è rimasto l’abituale frastuono delle ondate di sdegno, questa volta contro l’affermazione del ministro riguardo l’articolo 1 della Costituzione. A noi non è chiaro perché la frase “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” non significhi nulla. Il significato resta, una volta attualizzato nel senso di sfrondarlo della connotazione classista che poteva originariamente avere. “Lavoro” è quello dei dipendenti, degli autonomi, dei professionisti, degli imprenditori. L’articolo 1 è, o dovrebbe essere, una sorta di “vetrina” della Carta.

«Esattamente 10 anni fa, il 18 gennaio del 1992, una ragazza di vent’anni, Eluana Englaro, è rimasta vittima di un tragico incidente automobilistico. Da allora, nulla consente di chiamare “vita” le condizioni in cui Eluana versa. Tecnicamente, si parla di “stato vegetativo irreversibile”: vuol dire che Eluana non potrà mai più riprendere coscienza, essendo necrotizzata la sua corteccia cerebrale. Ma il suo corpo senza vita viene ancora “alimentato” da un sondino nasogastrico: in pratica, non c’è né potrà mai esserci alcuna speranza, ma la legge italiana impone il protrarsi di questa interminabile agonia.
Agonia cui si oppongono non solo i genitori della ragazza, ma alla quale si dichiarò contraria la stessa Eluana, che, prima di cadere vittima dell’incidente, si espresse contro ogni “aiuto artificiale” per chi non può riprendere coscienza.
Dopo dieci anni di battaglie legali, il papà di Eluana è tornato a levare la sua voce. Da parte nostra, nell’invitare i cittadini a sottoscrivere, tra le 25 proposte di legge di iniziativa popolare promosse da Radicali italiani, anche quella volta a legalizzare l’eutanasia e a porre fine alla vergogna dell’accanimento terapeutico, ci uniamo alla sua lotta, che è stata quella di Emilio, Gabriella, Emiliano e Aureliano Vesce e, per il 2002, ci assumiamo l’impegno di chiedere al Parlamento della Repubblica e alla “politica” italiana un sussulto di pietà, di dignità, di umanità» (Daniele Capezzone, 18 gennaio 2002)