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Giorgio Bocca
O della triste parabola discendente di una delle firme più prestigiose dello scorso secolo.

Resistere, resistere, resistere – “I veri resistenti in Iraq sono quelli che resistono (Monsieur De Lapalisse, ndr.) , caro Fassino, non quelli che la pensano come noi, i ricchi della Terra che, gira e rigira, la pensiamo come gli americani. Dire che i veri resistenti iracheni sono quelli che sono andati a votare significa che a nostro parere i resistenti armati, quelli che guidano le autobombe, che attaccano la polizia collaborazionista non lo sono, sono delle presenze demoniache indegne del nome di resistenti.” L’Espresso, 25 febbraio 2005

Eh si, gira e rigira la pensiamo sempre come gli americani…Otto milioni di collaborazionisti il 30 gennaio sono andati a votare…

Partigiani esplosivi “Ma questo è un modo di ragionare tipicamente antistorico, colonialista, che appartiene al moralismo del più ricco e del più forte. È evidente che il modo di essere del terrorismo islamico, della resistenza islamica, non può piacere a chi è nato e cresciuto in una democrazia e in una cultura cristiana: non riusciamo a concepire i kamikaze e la loro totale indifferenza per la vita umana anche se nella galleria dei nostri eroi ci stanno combattenti che andarono deliberatamente alla morte, anche se nelle lettere dei condannati a morte della Resistenza ci sono scelte per la morte preferibile al tradimento e alla trattativa con il nemico.” Ibidem

Il problema senile torna con periodicità inquietante: i resistenti italiani si facevano esplodere per uccidere propri connazionali, uomini, donne, vecchi, bambini? Bush è sempre Hitler, d’accordo, ma Allawi (e chi presto verrà dopo di lui) è forse Petain redivivo?

Risorgimento islamico?? – “Osama Bin Laden, il suo rappresentante in Iraq Al Zarqawi, i loro tagliatori di teste, i loro torturatori non corrispondono ai nostri modi di pensare e di praticare la resistenza; ma, piaccia o non piaccia, sono la resistenza come è concepibile in quello che chiamano l’integralismo islamico e anche il risorgimento islamico.” Ibidem

Quattro passi nel delirio – “Un viaggiatore della Papuasia che passava per Washington il giovedi 20 gennaio, calendario cristiano del 2005, così scrisse ai suoi parenti e amici: “Mi è capitato di assistere in questo paese chiamato America, a una strana cerimonia per la elezione del capo della tribù dei texani, certo George Bush. (…) La moglie del capo indossava un abito bianco di vigogna, venerata come una santa per aver distolto il capo dall’alcolismo e dalle risse da osteria (…) Dick Cheney sostiene che il potere dev’essere tutto nelle mani del presidente e dei suoi amici, solo presidenti inetti come i democratici Carter e Clinton l’avevano in buona parte delegato alle Camere dei rappresentanti. Nelle tribune d’onore erano schierate le famiglie reali dei Bush e dei Cheney (…). Ma la cosa più incredibile è stata il finale del discorso, quando il capo dei texani ha affermato che compito degli Stati Uniti è garantire la libertà e la democrazia nel mondo intero, attribuendogli il diritto, divino s’intende, di decidere chi sono i buoni e chi sono i cattivi. (…) A noi papuasi questi ragionamenti dei cristiani col cappello da cowboy risultano poco comprensibili…”. Repubblica, 4 febbraio 2005

Bocca 2005 come Bocca 1942 – Dal Riformista di oggi: Secondo Giorgio Bocca, intervistato da La Sicilia, i siciliani sono “un’altra razza”. Un’altra razza, ha specificato,”belluina”. E poi “sudiciume” e altre carinerie.
Da Panorama di due anni fa: nel 1942, sulla Provincia Granda, organo dei fasci combattenti, Bocca scrisse testuale: “Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli anglosassoni e della Russia; in realtà sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere, in un tempo non lontano, essere schiavo degli ebrei?”.
E poi: “Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù”. Camillo, 4 gennaio 2005

Timori reverenziali – “(…) se un giudice manda assolto il Cavaliere, anche se in sostanza ammette che è stato un corruttore della giustizia, subito c’è anche fra gli oppositori chi compiace con arte ruffianesca: l’assoluzione va bene, dimostra che non c’è stata congiura dei giudici. Congiura no, ma adeguamento al nuovo potere, all’impunità del denaro. ” L’Espresso, 6 gennaio 2005

Occorre commentare? Forse si, poiché esiste una contraddizione logica in questa frase, che lasciamo ai lettori individuare…

Quisling Allawi – “Il primo ministro collaborazionista Ayad Allawi è andato oltre il comando militare americano nel giustificare il massacro” – L’Espresso, 3 dicembre 2004

N.B. Continua il delirante parallelismo Us=SS

Condoleezza Mussolini – “(…) Lo conferma il rimpasto del governo da cui escono colombe come Powell e in cui entra un superfalco come Paul Wolfowitz e cresce la Condoleezza Rice, quella che alle obiezioni dei moderati risponde “me ne frego e tiro diritto”.”

N.B. Wolfowitz è da quattro anni il vice di Rumsfeld al Pentagono, quindi è già “dentro”. La frase della Rice non risulta essere mai stata pronunciata, o forse sì, durante una sua segreta visita a Predappio… Ibidem

Quante Americhe… – “Più che la vittoria di George Bush, preoccupa l’effetto che ha avuto in Europa, la gioia profonda, con intensità di rivincita, per la prevalenza dell’America peggiore su quella migliore, della provincia contadina e isolazionista dei bianchi, razzisti e violenti, sulle città liberali e moderne della costa, delle comunità dell’interno chiuse nei loro egoismi e pregiudizi.” – L’Espresso, 25 novembre 2004

Il generale George W. Custer – “Più che la vittoria di Bush in America preoccupa il tripudio del pensiero reazionario in Europa, di quanti esortano a studiare, a capire, l’America profonda: cioè l’America dei conformismi spietati, delle caccie alle streghe, della giustizia barbara del privato o del branco, dei giustizieri o dei Ku Klux Klan, l’America del West, l’epopea dei pistoleri e del genocidio indiano.” Ibidem

Adolf W. Bush – “La vittoria di Bush e dell’America violenta e fanatica è un brutto colpo, un bruttissimo colpo per il mondo libero, forse un colpo mortale per la democrazia e non c’è niente da capire, c’è soltanto da ricordare come il non essere contro, la speranza di ammansire il lupo, le moderazioni e sopportazioni e complicità con la violenza autoritaria siano finiti nel secolo scorso.” Ibidem

10, 100, 1000 Nassiriya – “La vittoria di Bush e dell’imperialismo dell’America profonda significa per noi un ritorno al passato. Nelle pubbliche cerimonie di una Repubblica come la nostra che nella sua Costituzione esclude il ricorso alla guerra, vengono definiti eroi i nostri soldati morti a Nassiriya il che vuol dire, se le parole hanno ancora un significato, che le nostre autorità considerano personaggi esemplari, eroici, degli italiani morti nell’occupazione di un popolo a cui abbiamo mosso guerra senza che ce l’abbia mai mossa.” Ibidem

N.B. Gli italiani sono arrivati in Iraq dopo una risoluzione Onu, e non hanno mai partecipato ad azioni di guerra.

Darwin sarebbe orgoglioso – “(…) la vera necessità è quella di una rivoluzione culturale che arrivi a convincere gli uomini della inutilità della guerra, del suo pericolo mortale a questo stadio della loro civilizzazione.
Altre rivoluzioni culturali che sembravano impossibili sono state fatte: non siamo più antropofagi, non crediamo più che chi ci è nemico vada mangiato, non crediamo più che la nostra vita dipenda dalla morte altrui. Ci stiamo convincendo che la schiavitù non è indispensabile alla umana società, abbiamo perso pelo e unghie, non siamo più la copia dei gorilla. Coraggio, diventiamo civili.”- L’Espresso, 29 ottobre 2004

Il comunismo bonario – “John Kerry non ha proprio i connotati di un uomo di pace. E’ un eroe del Vietnam, cioè della guerra più imperialista, più colonialista che gli americani abbiano combattuto e perso, una guerra sbagliata per eccellenza, fatta per il contenimento di un comunismo che stava andando da solo verso una coesistenza con il resto del mondo” – L’Espresso, 26 agosto 2004

Nazismo yankee – “I bombardamenti delle città ribelli, della popolazione civile, ci fanno tornare al ghetto di Varsavia, alle stragi di Sant’Anna di Stazzema e di Marzabotto” – ibidem

N.B. Caro Bocca, ha dimenticato le Fosse Ardeatine. Forse si tratta della prigione di Abu Ghraib?

Contraffazioni – ” (…) Lo scandalo Parmalat non è servito a niente, alcune tipografie di Parma stampavano i bond falsi e tutta la direzione lo sapeva” – L’Espresso, 19 agosto 2004

N.B. la totalità dei titoli obbligazionari sono dematerializzati, cioè non esistono fisicamente, ma solo come scritture contabili presso banche e organizzazioni di clearing che amministrano l’incasso di cedole e pagamenti dei rimborsi.

La Spectre del rating – “Le maggiori più stimate, più sicure agenzie di accertamento (sic, ndr) (…) hanno fatto fortuna riciclando il denaro sporco. In parole povere hanno finanziato il mercato della droga e tutte le mafie del creato” . L’Espresso, 12 agosto 2004.

N.B. Le agenzie di rating non intermediano flussi di fondi, si limitano ad esprimere giudizi sul merito di credito di emittenti titoli di debito.

Chi è il padrone? – “La difesa di Tanzi migliora di numero e di impudenza quella di Craxi: rubano tutti e se rubano i padroni possono rubare anche i dipendenti” – L’Espresso, 5 agosto 2004

Teleologismo – “E’ nato un nuovo rapporto con la morte. Che è terribile, temuta dalla società intera se provocata da qualche nuova misteriosa malattia, ma accettata come un prezzo che si deve alla modernità se provocata dal troppo. A date fisse gli aspiranti ad una morte da troppo automobilistico si mettono in moto sulle autostrade. E’ il portato delle vacanze tutti assieme, delle fabbriche, dei negozi, degli uffici chiusi alla stessa data, ma è anche qualcosa di religioso: il bisogno di muoversi in massa verso i sacrifici rituali. Morire nella ressa è una consolazione, finire la vita in mezzo a milioni di altri è un “lutto men duro”, come diceva il poeta, percorrere una esistenza spesso amara e faticosa per interromperla una domenica sulla Milano Laghi o sulla Roma-Orte, un mal comune mezzo guadio.” – Ibidem

Antiche categorie dello spirito – “Il nostro è uno Stato che non batte moneta e che non ha una politica estera come gran parte degli Stati contemporanei” – L’Espresso, 29 luglio 2004

Valori – “Stiamo diventando il popolo dei single dalle cui confessioni trapela una miseria esistenziale disperante: una vita in un monolocale, con facoltà di telefonate inutili e di seguire tutte le mode cretine suggerite dalla macchina dei consumi” – Ibidem

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