Nel 1996 il governo Prodi (ministro del Tesoro era Carlo Azeglio Ciampi) avviò un’imponente azione di riduzione del deficit di bilancio, per rientrare nei parametri di convergenza all’euro previsti dal Trattato di Maastricht. La manovra ebbe successo, e permise al nostro Paese di entrare nella moneta unica. Anche allora, non senza fondamento, la retorica d’ordinanza fu quella emergenziale. Prodi era appena tornato dalla Spagna, dove aveva inutilmente tentato di convincere l’allora primo ministro Aznar a formare un fronte comune per ottenere un differimento dei tempi d’ingresso dei due paesi nell’euro, ottenendone un secco rifiuto. Da quel momento iniziò una disperata corsa contro il tempo, gestita dal governo italiano attraverso aumenti di tassazione e blocco temporaneo di spesa pubblica. Oggi che la mitologia imperante narra di quell’epica come di un momento dirimente della storia patria, e narra altresì della legislatura 2001-2006 come di un momento di lassismo e dissipatezza nella gestione della spesa pubblica, può essere utile leggere quanto scritto da Alberto Alesina e Francesco Giavazzi nel loro ultimo libro, Goodbye Europa:

Per iniziativa dei Riformatori Liberali, oggi alle 12 è stato consegnato il Pinocchio d’oro per la migliore fregnaccia bugia pronunciata sulla riforma costituzionale. A Romano Prodi è andato il primo premio “per la bugia colossale detta al Tg 3 dove ha affermato: ‘Noi avevamo indicato una riduzione dei parlamentari più forte del centrodestra, perciò la riforma ha determinato un aumento dei parlamentari”. L’argento è stato assegnato al segretario Ds, Piero Fassino, per aver affermato che “solo dopo la vittoria del no si potrà fare una vera e buona riforma costituzionale”. Ad aggiudicarsi il pinocchio di bronzo è stato il vicepremier, Francesco Rutelli, reo di aver annunciato che con la riforma del centrodestra “il cittadino di una regione non potrà farsi più curare in un’altra regione”. L’improvvisato e folkloristico comitato per il si ha pensato anche all’ex presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, a capo dell’associazione ‘Salviamo la Costituzione’.Per lui il comitato organizzatore del Pinocchio d’oro ha ideato un “premio emerito per le bugie pro-ribaltoni e pro-conservazione”.

Leggiamo le motivazioni del rinvio alle Camere della legge di modifica del codice di procedura penale, in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento:

“Rispetto al principio che informa di sé la legge approvata, e cioè l’inappellabilità delle sentenze di proscioglimento, due norme appaiono contraddittorie: l’articolo 577 del codice di procedura penale – si legge nel testo – continua a prevedere la impugnazione delle sentenze di proscioglimento per i reati di ingiuria e diffamazione, senza specificare se essa riguardi anche l’appello; l’articolo 597, comma 1, lettera b) dello stesso codice, continua a individuare i poteri del giudice nel caso di appello riguardante una sentenza di proscioglimento, appello escluso dalle modificazioni ora introdotte.

È altresì necessario tener presente che l’articolo 26 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n.274, sulla competenza penale del giudice di pace, continua a consentire l’appello del pubblico ministero contro alcuni tipi di sentenze di proscioglimento.”

Appare quindi che il legislatore si è “dimenticato” di intervenire in modifica di tutti quegli articoli del codice di procedura penale che avrebbero potuto generare difformità rispetto alla nuova legge, da cui sarebbero funzionalmente dipesi. In caso di promulgazione, questa legge sarebbe stata rapidamente impallinata dalla corte costituzionale.

Questa volta l’audace salto quantico è tra il no al Trattato costituzionale europeo ed il ritorno sul Continente di guerre, lutti, carestie, epidemie e devastazioni assortite. Abbiamo il fondato sospetto che la scienza di Bocca (sempre più nomen omen…) tenda a confondere l’unione politica con quella monetaria e liberoscambista. In attesa del ritorno di barriere doganali, posti di frontiera minati, Verdun e fronti occidentali, proponiamo di iniziare a raccogliere le firme per un referendum parzialmente abrogativo della legge Basaglia. Con un simile testimonial, siamo certi che questa volta non vi saranno divisioni laceranti…

Con cosa intendeva finanziare le grandi opere, risanare la finanza pubblica, presentarsi all’Europa con i conti in ordine, aumentare le pensioni, fermare il carovita, rilanciare la ricerca, sanare le industrie in crisi, fermare lo sfacelo del Mezzogiorno, fermare la fuga dei cervelli, la delocazione delle industrie, il moltiplicarsi dei crack finanziari?

L’Espresso, 22 aprile 2005

Ottima domanda. La giriamo all’Unione, che avrà gli stessi problemi se e quando giungerà al governo del paese, e che non ha ancora presentato un programma. Finalmente un tema bipartisan…

La polemica innescata dalle ultime, lievemente avventate e vagamente elettoralistiche, dichiarazioni del premier, su tempi e modi del disimpegno delle nostre truppe dall’Iraq, rappresenta un’ottima occasione per ripassare la Costituzione della Repubblica italiana. Secondo il quirinalista del Tg3, Luciano Fraschetti, il presidente Ciampi, da Londra, avrebbe espresso malumore ed irritazione per l’esternazione di Berlusconi, perché non preventivamente informato. Ma Fraschetti fa e dice di più: arriva a spingersi ad affermare che il presidente della repubblica sarebbe “il massimo rappresentante della politica estera italiana”. Really? Rileggiamo allora la nostra Carta fondamentale, articoli da 87 a 90: