Elaborate, elaborate, qualcosa resterà…

Interessanti spigolature dal convegno organizzato dalla Fondazione Italianieuropei di D’Alema e Amato. Citiamo dal resoconto de l’Unità (articolo integrale):

Allora, qual è il programma? Cosa si impegna a fare l’Unione? Messa così non va bene. Prodi alza la mano, fermi tutti: «Gli impegni si prendono quando una discussione si è chiusa – ammonisce – non quando si sta aprendo. Ho appena scritto ai segretari di partiti per far partire insieme la cabina di regia del programma. Lì metteremo nero su bianco i nostri impegni. Il programma deve essere sottoscritto da tutti. Per ora si parla solo di principi». Principi, dunque, valori di fondo. Non ancora impegni precisi. Eppure la materia per dibattere non manca. Quali linee per una nuova politica estera? Quali strumenti per rimettere in sesto l’economia? Di questo si parla.

D’accordo, parliamone, professor Prodi. E creiamo pure la classica cabina di regia, che non guasta mai. Ma questo è l’uomo che, giorni addietro, in occasione della crisi di governo, disse: “Chiediamo elezioni anticipate”. Quindi andiamo ad elezioni anticipate ma non abbiamo ancora un programma? Mirabile esempio di onestà intellettuale, non c’e’ che dire…

Secondo Giuliano Amato, invece:

«L’Italia, privilegiando, un rapporto bilaterale con gli Usa non ha lavorato per il rafforzamento dell’Occidente», perché «è attraverso l’influenza che noi, assieme agli altri Paesi europei, esercitiamo a Bruxelles che possiamo essere influenti sugli Usa e il mondo».

Continua questo tic ideologico secondo il quale se non sei schierato con francesi e tedeschi, non solo non sei europeista, ma ora neppure occidentale. Gravissimo errore di prospettiva, ma proprio non riescono a farselo entrare in testa, pazienza.

Nuovamente Prodi, dopo avere indossato il cappellino da storico:

Amato s’invola, Prodi lo riporta bruscamente alla realtà: «Guardiamo ai libri di storia – suggerisce l’ex presidente della commissione europea – chi ha esportato più democrazia, l’Europa o gli Usa?» Amato conviene: «Effettivamente in Iraq se riuscirà a nascere una democrazia, sarà una strana democrazia, una democrazia contro di noi. Su una cosa dobbiamo essere chiari: siamo favorevoli all’uso della forza per portare democrazia? Assolutamente, no. Lo possiamo ammettere solo per difenderla. Il banco di prova per una politica di soft power sarà l’Iran».

Esilarante la leggenda dell’Europa che esporta democrazia. Per ora diciamo che l’Europa tenta di esportare tecnologie militari avanzate a favore di Cina e Iran, e che persevera nell’idea peregrina secondo cui il proprio approccio bottegaio è funzionale a cooptare ai principi democratici i regimi autoritari. Perché c’è anche questa pubblicistica (o soft power…), dal versante progressista: le multinazionali sono demoniache escrescenze che scardinano e violentano i principi democratici, ma solo se sono statunitensi. In caso di multinazionali europee, esse sono lo strumento attraverso cui l’Europa esporta la democrazia di rito prodiano. Giuliano Amato a noi è sempre piaciuto molto, per la sua capacità di criticare anche radicalmente i riflessi pavloviani della sinistra su temi quali l’aborto, il mercato e le riforme istituzionali. Ma quando, come in questo caso, si lascia andare ad una citazione piuttosto manieristica e ruminata come quella di soft power applicato ai rapporti con Teheran, ci cadono le braccia. Il Terzetto europeo non è finora riuscito a cavare un ragno dal buco dai negoziati con l’Iran, la cui leadership, secondo noi, si sta pure divertendo nell’assistere a queste patetiche profferte, come l’ingresso nella WTO in cambio della cancellazione del proprio programma nucleare. Vada per il soft power, avremo missili islamici a testata nucleare con gittata di 2.000 chilometri, puntati quindi anche sull’Europa del Sud, ma almeno avremo esercitato il soft power ed esportato non esattamente democrazia quanto componenti per centrifugazione dell’uranio e gru per lo sviluppo di siti nucleari (vedi l’eccellente post di No-Way).

Sulle riforme, D’Alema dice qualcosa di vagamente condivisibile:

D’Alema aggiunge subito un’altra proposta: «Bisogna semplificare i sistemi elettorali, perché attualmente dicono contemporaneamente ai partiti due cose contrapposte: unitevi e disunitevi». Perché allora non creare un gruppo di lavoro all’inizio della prossima legislatura per avviare un riesame «serio e sereno»?

Ma si, semplifichiamolo, questo sistema elettorale, almeno durante il sonno…

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