I buoni (ri)sentimenti

Passione, ideali, entusiasmi. Sono questi i termini che più ricorrono in Alleanza Nazionale, e la loro frequenza aumenta in parallelo al progressivo declino della base elettorale del partito. Anche il dibattito durante i lavori dell’Assemblea Nazionale all’Ergife non è stato immune da questi toni vibranti e passionali. Abbiamo iniziato sentendo Fini dichiarare guerra alle correnti interne ed alla loro degenerazione e “metastatizzazione”. Abbiamo poi sentito il vibrante sdegno della corrente Destra Sociale, pronta a passare all’opposizione interna e a minacciare sfracelli verso l’apostata relativista Fini. Abbiamo terminato con un “rinnovato slancio unitario” (partiti nominalmente nuovi, terminologia indefettibilmente decrepita), che ha di fatto congelato la situazione, apparentemente mantenendo una bizzarra unità interna fatta di qualcosa di molto simile agli insulti personali. Avrà verosimilmente prevalso il terrore di scomparire dalla geografia elettorale del paese, che ha condotto alla logica paleo-democristiana dell’embrassons-nous. Fini, ad esempio, è andato a Canossa su quella mostruosa manifestazione di relativismo culturale che egli aveva osato definire con l’oscena espressione di “libertà di coscienza”, ed alla fine si è trovata la “quadra” su una mozione che sembra uscita pari pari da un manuale di “centralismo democratico” del vecchio Pci:

“Appare necessario riaffermare, dopo la recente fase di incertezza, l’identità politica di An e riavviare l’iniziativa con l’apporto sincero, costruttivo ed appassionato di tutta la classe dirigente, dei quadri e dei militanti”.

E si chiarisce la posizione del partito rispetto alla legge 40 sulla fecondazione assistita:

“L’esito dei referendum sulla procreazione assistita impone, nel rispetto di tutte le opinioni espresse secondo coscienza, di non modificare la legge 40, più in generale di porsi nuovamente in sintonia con la crescente richiesta di attenzione ai valori della persona e del diritto naturale (??, ndr.), senza che ciò venga etichettato all’insegna di scelte confessionali, trattandosi di valori sui quali non ci devono essere artificiose (???, ndr.) divisioni tra laici e credenti”.

Quindi si impegna il partito a

“superare il correntismo attraverso il rilancio del dibattito interno, la rivitalizzazione degli organi statutari a ciò deputati, il rispetto delle regole e dei diritti di ciascun iscritto, la trasparenza e il merito quali criteri di selezione per le candidature, come previsto dagli organi statutari”.

Pare quindi che tutto il problema identitario di An ruotasse intorno alla famigerata libertà di coscienza sul referendum e sulla legge 40. Salvo errori ed omissioni, non abbiamo rinvenuto tracce di riferimenti a ciò che di più ideologico esiste nella vita di un partito, la politica economica. Non è per nulla chiaro cosa voglia dire Fini, quando afferma che “ora è il momento di mettere più destra nella Casa delle Libertà». Quale destra? Quella sociale, assistenzialista e statalista? Oppure quella economica, liberista e tendenzialmente tecnocratica? O quella religiosa, “dio, patria e famiglia”? Quale formula di organizzazione sociale ha in mente An per la società italiana?

Abbiamo lo sgradevole sospetto che, idealità a parte, qualcuno in quel partito cerchi di coagulare consenso attraverso il semplicistico richiamo al tradizionalismo religioso, e con l’appiattimento sulle posizioni della Cei. In particolare, molto attivo in tal senso ci pare Francesco Storace, che tuttavia è un pessimo testimonial per questo tipo di operazione, perché durante la sfortunata campagna elettorale regionale, egli poteva già fregiarsi dell’endorsement della Curia, con risultati non esattamente eclatanti.

Noi restiamo dell’opinione che, ai facili esperimenti/espedienti per ottenere consenso, vada sempre contrapposto il sudore ed il dolore delle elaborazioni culturali. Amici di An, parliamo di economia ogni tanto, vi andrebbe? Anche quelli sono valori, e non certo venali, come invece alcuni tra voi si ostinano a pensare.

Addendum On Topic: Jim Momo sui rischi di involuzione anticapitalistica di una CdL sempre più fervente devota.

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