Crimini

Quella che segue è una storia di ordinaria follia nel cuore dell’Europa delle corporazioni.
C’è un gruppo di giovani musicisti, che potremmo definire freelance, di varie nazionalità, che girano per l’Europa con il solo scopo di fare ciò che più amano: suonare. Questi giovani musicisti sono diretti da un maestro tedesco, Volker Hartung. La Nuova Filarmonica di Colonia ambisce a dar vita al sogno europeo: libero movimento di persone, merci e servizi: musica e cultura incluse. Anche per questo motivo, l’orchestra itinerante fa pagare meno i biglietti per le proprie esibizioni, e paga un pò meno i propri orchestrali. Lo scorso febbraio, a Strasburgo, cuore d’Europa, al termine della rappresentazione del Bolero di Ravel, Hartung torna sul podio, acclamato dagli spettatori, per accingersi a concedere il bis. Ma, prima di riuscire a salire quei gradini, viene bloccato da 80 (diconsi ottanta) poliziotti francesi, che lo trascinano via in manette.

Il maestro tedesco trascorre i due successivi giorni e notti a difendersi dall’accusa di aver violato la legge francese, pagando i propri orchestrali meno di quanto stabilito dai minimi sindacali. Ad oggi, la Francia è l’unico paese ad aver avviato iniziative legali contro Hartung, ma in Germania il sindacato degli artisti ha definito la prassi della Nuova Filarmonica di Colonia “una moderna schiavitù” (nientemeno), mentre molte chiese inglesi hanno negato all’orchestra la possibilità di esibirsi. Malgrado un giudice di Strasburgo lo abbia prosciolto dalle accuse, Hartung resta al centro di una violenta polemica orchestrata (è proprio il caso di dire) dal Syndicat National des Artistes Musiciens de France e dal Deutsche Orchestervereinigung. In dettaglio, mentre le principali orchestre “sindacalizzate” europee richiedono un prezzo variabile tra i 21 ed i 72 dollari a spettatore, la Nuova Filarmonica di Colonia adotta un prezzo unico, equivalente a 24 dollari. Ma il crimine di Hartung consiste nell’aver scelto di fare a meno di sussidi di stato e contributi pubblici, puntando esclusivamente sul botteghino quale fonte del proprio reddito. I sindacati degli orchestrali francesi sostengono che i musicisti di Hartung percepirebbero l’equivalente di 35 dollari al giorno, contro i 120-180 dollari di un orchestrale francese o tedesco iscritto al sindacato, accusa sempre contestata dal maestro tedesco, che parla invece di un compenso giornaliero che oscilla tra 95 e 120 dollari a concerto. Secondo un orchestrale russo, appartenente alla Nuova Filarmonica di Colonia, che peraltro gradirebbe essere trattato da musicista e non da criminale, il compenso per il famigerato concerto di Strasburgo è stato pari all’equivalente di 95 dollari, oltre al rimborso dei costi di trasporto, alloggio e due pasti al giorno. Hartung ribadisce di non aver avuto sentore di aver ridotto sul lastrico alcun artista francese, ma il suo non è l’unico caso di musicista perseguito per aver cercato di promuovere l’idea popolare di una musica più accessibile e fruibile, contro la concezione corporativo-elitaria caratteristica di questa Europa a motore franco-tedesco.

David Miller, un direttore d’orchestra dal doppio passaporto (belga e statunitense) decide di “importare” degli orchestrali dall’Est Europa, per poter aggirare i costi proibitivi dei musicisti francesi sindacalizzati. Così, organizza un’orchestra di artisti bulgari ed inizia il suo tour europeo, che raccoglie subito una grande partecipazione di appassionati. Miller si “specializza” in concerti nei piccoli centri francesi, quelli intorno ai 100.000 abitanti e dotati di teatri con capienza compresa tra i 300 e gli 800 posti, che non possono permettersi di pagare i circa 45.000 euro a serata (tre volte quanto richiesto dall’orchestra di Miller) necessari per ingaggiare un’orchestra francese sindacalizzata. Anche Miller viene sottoposto allo stesso trattamento di Hartung: irruzione della polizia in teatro, accuse di importazione illegale di manodopera, estenuanti (e costosi) controlli giudiziario-amministrativi. L’idea di Miller, tanto semplice quanto potente, è quella di riempire un vuoto di offerta, causato dalla rigidità di un mercato del lavoro sindacalizzato, quale è anche quello degli artisti francesi. Una delle più elementari relazioni economiche, così spesso dimenticata nella Vecchia Europa, afferma che le quantità domandate si aggiustano ai prezzi offerti, e questo vale anche per l’offerta di cultura, con buona pace di alcuni schizzinosi intellettuali di casa nostra (it’s always the economy, stupid!), che tanto amano riempirsi la bocca di concetti quale “cultura di massa”, che in realtà è condannata a restare di nicchia, a causa di queste patologie corporative. Questa è la realtà dell’Europa, oggi: un criminale sottoutilizzo di fattori produttivi e capitale umano, una lenta eutanasia compiuta su un paziente sano, con la classe politica ed il sindacato nel ruolo del killer. Anche per questo motivo l’Europa ha disperato bisogno della Direttiva Bolkestein.

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