Suonala ancora, Romano

Dopo aver rapidamente archiviato la “bozza” (di 270 pagine) del programma elettorale unionista, causa veti e diktat assortiti dei propri compagni di coalizione, Romano Prodi ha evidentemente deciso di cambiare strategia comunicativa: concetti semplici, di alta valenza simbolica. Altrimenti noti come slogan.
Così oggi, dai microfoni di Radio24, Prodi ha delineato quello che si potrebbe, con una discreta dose di fantasia, considerare una sorta di programma dei 100 giorni del futuro e futuribile governo del Professore.

“Sulle rendite finanziarie si fa un gran rimescolo di idee. Guardiamo ai cosiddetti furbetti del quartierino, in senso ampio: hanno avuto una plusvalenza di oltre un miliardo che non è stata tassata di un euro o di una vecchia lira. Il Paese può avere regole di questo tipo? Si possono lasciare le grandi rendite non tassate? Su questo sarei severissimo.”

Prodi fa riferimento alla necessità di rivedere la legislazione fiscale sulle compravendite di partecipazioni, eliminando l’irrilevanza delle plusvalenze nel regime della cosiddetta participation exemption. Senza scendere in tecnicalità, a questo puzzle manca una tessera: come tassare le plusvalenze realizzate da holding e subholding non di diritto italiano, alcune delle quali vengono attivamente utilizzate anche da illuminati imprenditori ideologicamente prossimi al centrosinistra?
Occorrerà quindi lavorare anche sugli aspetti societari della fiscalità: limitarsi a puntare il ditino accusatore contro i furbetti del quartierino è parte di una recita in commedia. Qualcuno ricorda come è stata compravenduta la proprietà di Telecom Italia, nel passaggio dal famoso “nocciolino duro” targato Fiat, guidato da Gianmario Roveraro, ai capitani coraggiosi della razza padana? Ricordate la manina birichina che faceva marameo all’erario italiano? Eh, bei tempi, quando la merchant bank di Palazzo Chigi lavorava a pieno regime. Ma Prodi era già a Bruxelles.

Poi, il Professore parla delle pensioni:

“si alzano e poi nel corso di pochi anni perdono di valore». A questo punto quindi «adeguare le pensioni soprattutto quelle basse è un criterio necessario perché non si muoia di fame”

Ottimo. Ma se la memoria non ci inganna, è stato il governo Berlusconi, nei suoi primi cento giorni, ad innalzare le pensioni minime a 516 euro. Ed è stato il governo Berlusconi ad introdurre ed ampliare la no-tax area per i redditi più bassi. Geniale, vero? Forse Prodi a scuola era solito copiare i compiti in classe? Dove il Professore ha una qualche ragione, è nella necessità di reintrodurre forme di indicizzazione degli scaglioni d’imposta: cioè nella restituzione del cosiddetto “fiscal drag”, per impedire che l’inflazione determini per via inerziale un aumento del prelievo d’imposta soprattutto sulla classe media, che trae il proprio reddito da lavoro dipendente o pensione.

Operazione costo del lavoro: già fallita nel corso della precedente legislatura (lo diciamo soprattutto a beneficio dei nostri lettori più giovani ed entusiasti della “novità” prodiana):

“Alleviare l’imposta sull’ora lavorata, come fatto immediato, perché stiamo perdendo concorrenza e c’è demotivazione.”

Nel 1997, il governo Prodi (ministro delle Finanze Vincenzo Visco) introdusse l’Irap, Imposta Regionale sulle Attività Produttive. Un’imposta nata per avviare il processo di decentramento fiscale e di attribuzione di maggiori poteri tributari agli enti territoriali, e successivamente dichiarata illegittima (sotto l’attuale governo) dalla Commissione Europea, perché caratterizzata da una base imponibile pressoché identica a quella dell’Iva, in violazione della normativa comunitaria. La base imponibile dell’Irap, in soldoni, è costituita dalla somma di: profitti, interessi e salari. Detto in altri termini, l’Irap è anche una tassa sull’occupazione. Chissà se qualcuno lo ha mai fatto notare ai compagni Bertinotti e Diliberto…Tra gli altri obiettivi dell’Irap, vi era anche quello di contribuire a ridurre il tax wedge, il cuneo fiscale tra costo del lavoro e retribuzione netta in busta paga per il lavoratore. Eppure, il tax wedge è sempre là. Buona la prima? No, suonala ancora, Romano.

Prodi vuole poi l’ennesima authority, per verificare la reale condizione dei conti pubblici:

“Voglio un’Authority, una commissione, non importa composta da chi, che veda cosa è successo negli ultimi anni nei conti pubblici italiani. Ho lasciato un avanzo primario spettacolare ed ora è a zero. E’ successo qualcosa di incredibile, bisogna vedere come”

Pensavamo che, per ottenere una operazione-verità sui conti pubblici, fossero sufficienti Ragioneria Generale dello Stato e Corte dei Conti. Ma evidentemente, Prodi è caduto vittima della moda dell’outsourcing, tanto cara alle regioni italiane, soprattutto a quelle di centrosinistra, e preferisce ricorrere a consulenze esterne. Riguardo lo “spettacolare avanzo primario”, Prodi dimentica che esso fu il risultato del blocco del tiraggio di tesoreria, avvenuto in condizioni di gettito fiscale robusto perché non ancora intaccato dalla perdita di quote di mercato estero, causata dal venir meno della possibilità di effettuare svalutazioni competitive del cambio (delle quali non abbiamo alcuna nostalgia, ndPhastidio).

Infine, la squadra di governo:

“Sarà un mix. La base deve essere fatta da politici e poi se c’è qualche ruolo in cui c’è bisogno di un aspetto tecnico molto particolare, di una persona che dia al mondo economico, tecnico straniero una fiducia particolare, può benissimo essere un non politico”.

Corrado Passera e Alessandro Profumo, iniziate a togliervi la tuta. Naturalmente, se il culto un pò feticistico del ministro-tecnico l’avesse avuto Berlusconi, qualcuno avrebbe gridato al complotto dei poteri forti ed al trionfo del conflitto d’interessi. Ma tant’è.

P.S. Avete tempo da perdere? Leggete il resoconto dell'”aggressione” che Giulio Tremonti avrebbe compiuto qualche giorno fa, a Davos, ai danni dell’economista-blogger Nouriel Roubini (che peraltro figura nel nostro blogroll, perché titolare di un sito di grande qualità), il quale non ha trovato di meglio che paragonare l’Italia all’Argentina. Tesi logora e folcloristica, che non fa onore al riconosciuto rigore accademico del professor Roubini, evidentemente caduto vittima del solito bias dickensiano che dipinge l’Italia come un paese sull’orlo della denutrizione, governato da una banda di criminali incalliti. Se avete ancor meno tempo da perdere, leggetevi i soli commenti: sono la parte più istruttiva di tutto il post. Sarà anche come dice il pedagogismo de LaVoce.info: insultando i propri interlocutori si finisce per insultare il nostro paese. Ma insultando il governo del proprio paese (“mafiosi fanfaroni”), come fatto da questa canea berciante di “commentatori”, quasi tutti italiani, che tipo di servigio si rende? Come al solito, per riconosciuta vocazione masochistica, Phastidio ha ritenuto di dover intervenire…

UPDATE: Phastidio interviene ed argomenta, il professor Roubini replica. Poco e male, spiacenti per lui.

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