Il prefetto di tolla

Bruno Ferrante ha vinto le primarie per la scelta del candidato di centro sinistra a sindaco di Milano. L’ex prefetto è stato votato dai due terzi degli oltre 80 mila partecipanti alla consultazione. Dario Fo, perfetto candidato immaginifico della sinistra onirica, ha ottenuto un lusinghiero 23 per cento, mentre l’ecologista moglie del petroliere, Milly Bossi Moratti, ha avuto poco meno del 6 per cento, ed il dalemiano ex figiciotto ed ex gestore di Deutsche Bank, Davide Corritore, si è fermato al 3.3 per cento.

Naturalmente per Ferrante si pone il problema di ogni candidato dell’Unione: recuperare i voti della sinistra radicale, soprattutto dopo una campagna elettorale in cui lui e Fo se le sono date di santa ragione, arrivando ad ignorarsi platealmente durante manifestazioni pubbliche. Ma Ferrante professa ottimismo da consumato politico. Ecco quindi il deferente omaggio ai centri sociali:

Credo – dice l’ex prefetto – che anche sostenitori della sinistra più radicale abbiano fiducia in me. Mi conoscono. Alle primarie del Leoncavallo ho preso il 23% dei voti. Non pochi. E poi il nostro messaggio è chiaro: io punto molto sulla coesione sociale”. E poi, aggiunge ”sono contrario allo sgombero del Leoncavallo”

Non è chiaro cosa siano le primarie del Leoncavallo, forse si tratta di uno dei seggi in cui si è votato. Anche noi siamo contrari allo sgombero del Leoncavallo, che peraltro negli ultimi anni si è decisamente “istituzionalizzato”. E’ sufficiente che gli inquilini dello stabile paghino il canone alla proprietà, e che la stessa non abbia necessità di riprendersi la disponibilità dell’edificio. Dovrebbe essere una cosa chiamata legalità, peraltro in accezione non particolarmente forcaiola. Ferrante poi lancia l’anatema di rito contro il Grande Satana Berlusconi ed il Piccolo Satana, Letizia Moratti:

“È un voto per il cambiamento, sia a Milano che su scala nazionale. Ma è anche un voto contro il centrodestra, contro il governo Berlusconi di cui Letizia Moratti è parte integrante. (…) Certo ci sono molte cose che rimprovero alla Moratti. Insomma, è un ministro milanese, però della sua città non si è molto occupata. Adesso – prosegue – dice che andrà in giro per Milano, ma finora non è mai stata nemmeno in piazza Duomo. Figurati se dovesse andare a un mercato. E poi è aziendalista, dirigista. Caratteristiche che rischiano di fare esplodere i conflitti sociali”.

Non siamo certi che Ferrante abbia ben chiaro il significato del termine “dirigista”. Certamente, lui ha già dimostrato quale è il suo modo per impedire l’esplodere di conflitti sociali: ignorare i problemi, come dimostra l’illegalità diffusa che da anni si è creata intorno alla favela dei nomadi di via Barzaghi e via Triboniano. A nulla sono servite le richieste del sindaco Albertini e del vicesindaco De Corato per ripristinare la legalità: l’allora prefetto Ferrante, unico responsabile della sicurezza e dell’ordine pubblico in città, ha sempre opposto dei gommosi niet.Certo è vero che, come egli stesso sostiene, sicurezza non vuole dire militarizzazione, ma forse non vuol dire neppure inazione e legittimazione dell’illegalità.

Ma Ferrante appare saldamente collocato nel mainstream unionista: vincere le primarie senza avere un programma. Questa è anche l’opinione di Dario Fo:

“Il programma non c’è. Quindi bisogna leggerlo, discuterlo ed essere d’accordo. Vedremo”.

Per il momento, occorre prendere atto che Ferrante sta abilmente interpretando il ruolo di una nuova figura politica nel panorama italiano: il doroteo di sinistra. Tutti hanno ragione, volemose bene, a morte Berlusconi. Nella sua opera di costruzione del consenso, Ferrante ha deciso di allearsi anche con i tassisti milanesi, con buona pace dei desiderata di qualche aspirante king maker della sinistra, come il professor Giavazzi. Leggiamo infatti dal suo sito:

“Il problema non è il numero dei taxi, ma rendere più agevole il lavoro dei tassisti”: lo ha detto Bruno Ferrante, candidato alle primarie dell’Unione, che ha incontrato oggi (17 gennaio, ndr) i tassisti in porta Romana. Ricordando la vertenza che contrappose le auto bianche al sindaco Gabriele Albertini, l’ex prefetto ha sottolineato, rivolgendosi ai tassisti, che “dietro le vostre vicende c’è il problema del traffico. Se le corsie preferenziali sono occupate da altri e non riuscite a circolare bisogna liberarle e crearne di nuove, così come – ha aggiunto Ferrante – bisognerà aumentare il numero dei mezzi pubblici”.

Ferrante dimentica che i taxi a Milano sono tra i più cari al mondo, e che la loro disponibilità per fascia oraria è rimessa alla gentile concessione dei tassisti, i quali da tempo stanno conducendo una guerra senza quartiere al servizio Radiobus dell’Atm, una forma di car pooling pubblico per le ore serali e notturne, che ritengono un pericoloso concorrente, peraltro sussidiato in perdita. E quando la giunta Albertini decide di installare telecamere per controllare e sanzionare gli accessi alle corsie preferenziali, la gente come Ferrante grida al Grande Fratello, all’iniziativa autoritaria e lesiva della privacy.

Come ha dichiarato il nuovo prefetto di Milano, Lombardi, il giorno del suo insediamento, “va bene dialogare con tutti, ma ad un certo punto occorre decidere”. Già. Oppure entrare in politica con questa sinistra alle vongole.