In perfetto ritardo

Accantonato (forse) il tormentone sulla proclamazione dei risultati definitivi delle elezioni del 9 e 10 aprile, si apre il periodo delle elaborazioni programmatiche interne al centrosinistra. In queste ore, è iniziata la grande rincorsa a picconare l’Ici. Tutto cominciò con il il sasso in piccionaia di Silvio Berlusconi a tempo scaduto, al termine del secondo confronto televisivo con Prodi. “Aboliremo l’Ici sulla prima casa”. Annuncio problematico, sia perché appariva come una mossa mediatica dell’ultimo minuto, nel tentativo di recuperare consenso elettorale sia perché, sul piano dell’equità fiscale, includeva ogni e qualsiasi prima casa, dal bilocale di periferia degradata all’attico di Via Montenapoleone. La sinistra, comme d’habitude, gridò all’atto eversivo.

Manca la copertura finanziaria, giù le mani dalle risorse dei comuni, state violando il federalismo fiscale (che per molti significa budget di spesa illimitata associato a sovrano disinteresse per le modalità di copertura finanziaria, nella classica asimmetria da paese dei balocchi in cui questo paese da sempre è immerso).
Dopo quell’annuncio, il dibattito si è spostato verso il suo ambito naturale: la campagna elettorale per le comunali. Così Letizia Moratti, candidata sindaco della CdL a Milano, ha rilanciato il tema della eliminazione dell’Ici sulla prima casa. A distanza di alcuni giorni è toccato a Uòlter Veltroni di annunciare con squilli di fanfare (del Tg3) che dal 2007 l’Ici romana sulla prima casa passerà dal 4,9 al 4,7 per mille. Anni addietro, quando un concorrente dei suoi quiz vinceva alcune decine di migliaia di vecchie lire, Mike Bongiorno era solito chiedergli: “E adesso, cosa farà con tutti questi soldi?”. Battute a parte, l’annuncio di Veltroni prevede anche il quintuplicamento dell’area di esenzione per reddito, da 50.000 a 250.000 nuclei familiari. Colpisce soprattutto il fatto che la copertura finanziaria provenga “da uno speciale stanziamento della Regione Lazio”, a favore di Roma e degli altri comuni della regione. Sarebbe interessante sapere da dove proverrà la copertura dello “stanziamento speciale” regionale, in un processo che a noi pare molto simile alle piramidi multilevel note come schemi di Ponzi, ma non indagheremo oltre. Quello che ci preme sottolineare è che la sinistra, dopo aver gridato al golpe, ha iniziato l’abituale revisionismo sul tema. Oggi, come ci informa l’Unità, Romano Prodi ha incontrato i sindaci di Napoli, Torino e Roma, calati a Piazza Santi Apostoli per chiedere al premier in pectore misure fiscali per il rilancio del welfare locale, cioè mance assistenzialistiche. In soldoni, i sindaci rivendicano maggiori trasferimenti statali, anche di quelli in conto capitale per le opere infrastrutturali, bloccati dall’odiato patto di stabilità interno imposto da via Venti Settembre. E pazienza se poi questi trasferimenti verranno dirottati sulla spesa corrente: prendi i soldi e scappa. I sindaci progressisti chiedono poi l’attribuzione di poteri speciali di deroga alla normativa su traffico e mobilità: chiedono, cioè, di diventare commissari straordinari come quel burocrate pedante, occhiuto e pignolo che risponde al nome di Gabriele Albertini che, in base a tali poteri di deroga, bollati dalla sinistra milanese come illiberali o più propriamente autoritari, è riuscito a dare alla città quel depuratore che ignominiosamente le mancava da alcuni decenni.

Perché la storia si ripete: demonizzare imitando resta il modus operandi di elezione della sinistra italiana, la stessa che avviò, due legislature orsono, l’appiattimento della curva Irpef, portando l’aliquota massima dal 45 al 43 per cento. E così, oggi, la sinistra ha scoperto il valore taumaturgico dello sgravio Ici. In queste ore non sentiamo più grida di dolore circa lo scippo di risorse fiscali di pertinenza degli enti locali, bensì assai più ragionevoli, raziocinanti e sospette (sul piano della irresponsabilità fiscale locale) richieste di riduzione dell’aliquota sulla prima casa con forme di compartecipazione ad altre voci a fini compensativi. Arrivare prima a questa conclusione era evidentemente troppo complesso, vien fatto di pensare.
Eppure, qualcuno aveva già indicato la direzione da seguire per finanziare gli sgravi Ici:

“La via maestra per compensare la riduzione delle imposte, Ici compresa, resta quella della riduzione della spesa pubblica tanto a livello centrale quanto a livello locale. Nel caso del taglio dell’Ici la via indicata nell’ultima finanziaria di una sempre maggiore compartecipazione dei comuni alla riscossione delle imposte sul reddito personale accertate (e non quindi un richiamo generico alla lotta all’evasione) rappresenta comunque una concreta misura per evitare contraccolpi sui bilanci dei comuni.”

Naturalmente ai nostri prodi sindaci questa idea, autenticamente progressista, di lottare contro l’evasione fiscale sul proprio territorio mette terrore allo stato puro, e si è finora preferito gridare allo spegnimento dei lampioni stradali o del riscaldamento degli asili.

Che la legislatura inizi: abbiamo atteso anche troppo a lungo.