Rendite

Lo scorso dicembre, la Metropolitan Transit Authority di New York decise di opporsi ad una minaccia di scopero da parte della Transit Workers Union, che aveva lo scopo di forzare alcune concessioni contrattuali. Lo sciopero durò tre giorni, fu compiuto in violazione della legge, ed il suo esito è ancora oggi non chiaro, in termini negoziali. Ma giorni addietro il sindacato è stato chiamato a pagare un insolito prezzo per la violazione delle regole: il giudice Theodore J.Jones della Corte Suprema statale ha multato il sindacato per l’importo di 2.5 milioni di dollari, per sciopero illegittimo. Ma la vera novità è rappresentata dall’ordinanza che impone la sospensione, per la durata di almeno 90 giorni, del diritto sindacale alla trattenuta automatica (cioè direttamente dalle buste-paga dei lavoratori) delle quote associative. Il sindacato dei lavoratori dei trasporti pubblici raccoglie circa 20 milioni di dollari l’anno sotto forma di quote associative. E la trattenuta automatica in busta-paga rappresenta la chiave di volta del grande potere finanziario da esso accumulato. L’ultima volta che ha perso il proprio privilegio di trattenuta diretta, dopo uno sciopero nel 1980, il sindacato ha dovuto affrontare enormi difficoltà per raccogliere gli stessi importi su base volontaria, malgrado una legge dello stato imponga ai lavoratori sindacalizzati il pagamento delle quote associative. Il sindacato considera sproporzionata la sanzione ma per il sindaco di New York, Mike Bloomberg, lo sciopero di tre giorni dello scorso dicembre è costato alla città l’equivalente di 1 miliardo di dollari in mancate attività. In un contesto come quello dei trasporti pubblici, in cui il sindacato può prendere in ostaggio milioni di cittadini-consumatori, con una evidente sproporzione rispetto all’entità delle rivendicazioni (per quanto legittime), questa sanzione rappresenta una forma di tutela del soggetto più debole ed estraneo alla vertenza, oltre a confermare che un sistema-paese che voglia preservare la propria funzionalità economica e (soprattutto) l’interesse generale deve necessariamente fondare sulla tutela del consumatore il proprio sistema normativo di sanzioni/incentivi, ad ogni livello.

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