Come risparmiare di più

Molti economisti ritengono che sarebbe desiderabile un aumento del tasso di risparmio da parte degli americani. Vi sono parecchie ragioni per questa conclusione. Da una prospettiva microeconomica, un maggiore risparmio significherebbe essere meglio preparati per la pensione, obiettivo importante soprattutto perché la Social Security, il programma pubblico che fornisce il reddito del periodo di pensionamento, vedrà crescenti difficoltà finanziarie nei prossimi anni, in parallelo all’invecchiamento della popolazione. Da una prospettiva macroeconomica, un maggiore risparmio condurrebbe ad un aumento dell’offerta di fondi disponibili per finanziare gli investimenti; il modello di crescita di Solow mostra che un’accresciuta accumulazione di capitale implica un reddito più elevato. In un’economia aperta, un maggiore risparmio significa che un minor volume di investimenti sarebbero finanziati da fondi provenienti dall’estero, spingendo il saldo di bilancia commerciale (e delle partite correnti) da deficit a surplus. Il punto è: come indurre gli americani (e non solo loro) a risparmiare di più?

Un aiuto potrebbe venire dall’economia comportamentale. Un primo approccio potrebbe prevedere la riduzione della “resistenza al risparmio”. Ad esempio, la partecipazione ai piani di risparmio pensionistico individuale a fiscalità di vantaggio noti come 401(k) prevede, in alcune imprese, il meccanismo dell’opt-in: i lavoratori possono scegliere di aderire al piano attraverso la compilazione di un apposito modulo. In altre imprese, tuttavia, il meccanismo è ribaltato: è previsto, cioè, un meccanismo di opt-out, dove il lavoratore risulta automaticamente inserito nel piano a meno di rinuncia esplicita. Alcuni studi hanno dimostrato che è molto più probabile che i lavoratori partecipino al piano di risparmio nel secondo caso anziché nel primo. Se i lavoratori adottassero comportamenti razionali di massimizzazione, come è spesso assunto nella teoria economica, essi sceglierebbero l’importo ottimale di risparmio previdenziale, indipendentemente dalle modalità di adesione al piano di accumulo. In realtà, il comportamento dei lavoratori mostra una sostanziale inerzia. Quindi, i policymakers che intendano accrescere il tasso di risparmio possono trarre vantaggio da questa inerzia rendendo automatica l’adesione a questi piani di risparmio, ed il Congresso sta in effetti valutando questa opzione.

Un secondo approccio per aumentare il risparmio consiste nel fornire alle persone l’opportunità di controllare i propri desideri di gratificazione immediata. Un’applicazione è rappresentata dal programma “Save More Tomorrow”, proposta dall’economista Richard Thaler. L’essenza di questo programma consiste nell’impegno a versare una frazione dei propri futuri incrementi retributivi nei conti di risparmio pensionistico individuale. L’adesione al programma non determina alcun sacrificio di consumi correnti, ma di quelli futuri. Al momento dell’implementazione, questo piano ebbe un vasto impatto. L’adesione fu del 78 per cento e, ciò che più conta, l’80 per cento degli aderenti rimase nel piano almeno fino al quarto incremento retributivo annuale. I tassi medi di risparmio per i lavoratori che aderirono al programma passò dal 3.5 per cento al 13.6 per cento in un periodo di 40 mesi. Naturalmente, non è detto che queste misure possano effettivamente aumentare il tasso di risparmio nazionale. Forse il sentiero di aggiustamento resterà quello “classico”: un deprezzamento del cambio ed un aumento dei tassi d’interesse, con sacrificio dei consumi,presenti e futuri. Ma varrebbe la pena di percorrere anche la strada indicata dalla behavioural economics.