Università e ricerca: rompere i vecchi schemi

Se volete avere una illustrazione molto sintetica ed altrettanto efficace dei meccanismi perversi che determinano la lievitazione del costo del personale nelle università italiane, leggete qui.

Se volete avere alcuni suggerimenti operativi sul modo di aumentare le risorse a disposizione degli atenei e della ricerca in generale, reperite il già citato libro di Alesina e Giavazzi, Goodbye Europa. Troverete, tra le altre cose, un breve elenco di ciò di cui necessita l’Europa per uscire dalla propria stagnazione, che è culturale prima che economica. Noi di seguito vi riproduciamo il punto dell’esalogo relativo ad università e ricerca:

Destinare ancor più denaro pubblico alle università è il punto sbagliato da cui partire per migliorare ricerca e istruzione in Europa. Le università dovrebbero far pagare agli studenti il costo dei loro studi e destinare una quantità significativa delle risorse raccolte attraverso le rette (che quindi, per i ricchi, devono essere più elevate del costo dell’istruzione) a borse di studio per i più meritevoli. I finanziamenti dello Stato alle università dovrebbero giungere solo sotto forma di borse di studio che gli studenti possano spendere liberamente negli atenei che a loro giudizio offrono l’istruzione migliore (modello voucher, ndPh.). Un’idea su cui riflettere è il progetto adottato recentemente in Gran Bretagna: prevedere che le borse di studio vengano poi ripagate dagli studenti stessi sulla base del loro successo nel mercato del lavoro. Si dovrebbero abolire le norme non trasparenti e centralizzate che disciplinano l’assunzione dei docenti e ogni università dovrebbe essere libera di assumere chi vuole e di pagarlo quanto ritiene giusto in base al suo valore.

E’ necessario che le università ricerchino più attivamente finanziamenti e donazioni private. I finanziamenti alla ricerca dovrebbero essere assegnati su base individuale, secondo i criteri usati dalla National Science Foundation negli Stati Uniti. Anche il rapporto Sapir avanza questa proposta, ma non sa resistere alla tentazione di chiedere ulteriore denaro pubblico. Invece i fondi dovrebbero provenire dal risparmio ottenuto chiudendo i gradi centri di ricerca nazionali, come il Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano, e la Direzione generale per la Ricerca della Commissione Europea.

Ora, confrontate queste direttrici strategiche di funding con il modo in cui si sta muovendo il nostro governo, ed avrete il quadro del perché il paese sta affondando nel gorgo di schemi ripetitivi che sono frutto di corporativismo, antimeritocrazia ed ideologismi malati.

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