Tribù

Quando lo abbiamo scritto, avevamo la certezza che il post sulle guerre di religione sarebbe stato letto da ciascuno dei due schieramenti l’un contro l’altro armati come un endorsement alla posizione del nemico. Ciò è puntualmente accaduto. Da un lato, un lettore de Il Legno storto ci accusa di aver scritto tante parole solo per dire, alla fine, di essere “contro i cattolici del Family Day”. Cosa peraltro non vera. Dall’altro versante Raffaello Morelli, per conto di una fantomatica “Federazione dei Liberali“, ci scrive questa letterina:

Al di là dei passaggi intermedi, il Suo pezzo su guerre di religione risulta finalizzato alla conclusione dell’ultimo paragrafo e cioè a sostenere la necessità di andare al mare, in montagna o sul terrazzo di casa, insomma ovunque salvo che ad una delle due manifestazioni del 12 maggio a Roma, Coraggio Laico e Family Day.

Una simile conclusione distorce anche il senso delle analisi precedenti, riducendole a quelle dei benpensanti che annotano i singoli fenomeni evitando di coglierne la dinamica complessiva, non perché sia oscura ma perché una scelta disturberebbe il personale quotidiano. Solo chiudendo gli occhi, sono equiparabili le motivazioni di fondo del Coraggio Laico a quelle del Family Day. Il Family Day è concepito per esprimere la volontà del mondo conservatore di riaffermare la supremazia di un modello unico di vita imposto
ai singoli cittadini dalla comunità. Il Coraggio Laico è concepito come celebrazione di un evento storico che ha segnato l’avvio di un processo di riscoperta della responsabilità individuale, poi rimasta frenata ma che nel mondo di oggi è ancor più necessaria. Questa eclatante differenza tra le due manifestazioni, comporta che i liberali stiano dalla parte del Coraggio Laico, al di là delle incongruenze e degli errori che possono benissimo esser
compiuti anche in nome della laicità.

Il proponimento di Della Vedova e Suo di non schierarsi cade nella trappola di confondere il dubbio liberale , che è esercitare il senso critico, con la sindrome da asino di Buridano, che è ponziopilatismo laico. Su quale delle due manifestazioni sia nel solco della cultura liberale, non esistono dubbi ragionevoli. Se poi il non schierarsi non si riferisse alla cultura ma ai possibili modi di svolgimento del Coraggio Laico in un clima troppo antivaticano (come accusate Della Vedova e Lei), delle due l’una. O l’antivaticanismo è una scelta di Pannella, e allora occorre denunciarla anche in Piazza Navona in quanto autolesionista (perché l’avversario civile di Piazza Navona non è una chiesa che predica la sua fede ma quei cittadini, specie politici, che cercano il consenso al prezzo di rinunciare alla laicità). Oppure non è una scelta di Pannella, e allora sarà agevole fugare l’antivaticanismo autolesionistico di alcuni evitando che prenda piede a Piazza Navona.

In ogni caso, il 12 maggio i laici non possono che stare a Piazza Navona, anche per evitare appunto derive antivaticane. La storia ha già mostrato che la differenza liberale non si valorizza stando sull’Aventino.

Se siete riusciti ad arrivare in fondo senza cambiare canale, oltre alla nostra riconoscenza avete vinto anche il nostro ulteriore commento. Personalmente, noi non amiamo molto il terzismo, malattia degenerativa ed un po’ paracula del mielismo. Né nel nostro pezzo abbiamo voluto fare del terzismo snob. Tutto quello che abbiamo voluto evidenziare si racchiude in alcuni semplici concetti, di cui vi omaggiamo il bignami:

  • Il nome Coraggio Laico è francamente ridicolo, consentiteci;
  • La manifestazione in questione è pura reazione all’iniziativa cattolica del Family Day, e come tale non ci interessa, così come non ci interessano le iniziative di sterile contrapposizioone urlata;
  • Non abbiamo alcuna intenzione, a differenza della sopracitata Federazione del Pulviscolo Liberale, di andare a fare i portatori d’acqua alle pannellate che da alcuni lustri rappresentano il rumore di fondo dell’anticlericalismo sterile, che riesce solo a danneggiare le cause che sostiene;
  • I partecipanti alla manifestazione del Coraggio Laico che sono anche esponenti di partiti della maggioranza abbiano gli attributi per far presente al premier che il ddl sui Dico DEVE essere sostenuto dalla maggioranza medesima fino all’approvazione definitiva, e la piantino di giocare a nascondino mentre sono saldamente imbullonati alla poltrona ministeriale. Soprattutto i radicali della prima della classe Bonino, perfettamente a suo agio nella vesti di sterile commessa viaggiatrice presso i regimi autocratici ed autoritari;
  • Ameremmo molto vivere in un paese dove non esiste nessun Otto per mille, ma solo donazioni e contributi spontanei dei fedeli alle rispettive confessioni. E anche di chi fedele non è, a ben vedere. Ad esempio, noi destiniamo il nostro otto per mille (detestando l’astensionismo sulla destinazione delle risorse fiscali) all’Unione delle Comunità Ebraiche italiane, ed in passato alla Chiesa Valdese, perché convinti dal messaggio umanista di queste organizzazioni; certo se, con la scelta esplicita di circa il 30 per cento dei contribuenti, oltre il 90 per cento di tutto il gettito da otto per mille va alla chiesa cattolica (come accade), è assai difficile dire che siamo in uno stato liberale;

E soprattutto, non siamo interessati a polverose e muffite rivendicazioni di anticlericalismo paleorisorgimentale nel cortile italiano, come quelle di qualche cespuglietto lib-lab attivamente dialogante con l’Unione egemonizzata dai comunisti, e pervicacemente abbarbicato al multipartitismo parassitario che sta minando la nostra caricatura di democrazia.

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