Così piccolo e fragile

I vertici della comunità ebraica italiana a Gerusalemme hanno scelto la visita di Fausto Bertinotti in Israele per attaccare ”la sinistra e l’informazione italiana”, che accusano di ”parzialità”. La posizione è stata espressa, durante la visita del presidentedella Camera alla Sinagoga italiana, dal presidente della Comunità Vito Anav e dal presidente del Comites Beniamino Lazar, che avevano inizialmente accolto Bertinotti accompagnandolo nel Tempio e nel museo ad esso annesso.

”Ci auguriamo che la sua visita in questo Paese sia anche l’occasione – ha esordito Anav, visibilmente spiazzando per un momento Bertinotti – perché si correggano alcuni dei pregiudizi sul confitto arabo-israeliano, su cui gran parte della sinistra italiana, di cui lei fino alla sua elezione a presidente della Camera (e anche dopo e tuttora, ndPh.) è stato autorevole rappresentante, fonda le sue prese di posizione”.

Auspicando poi che ”si possa mettere fine alla quotidiana parzialità da parte della stampa di sinistra”, Anav ha rivolto a Bertinotti l’appello ad ”adoperarsi per un riequilibrio dell’informazione in Italia”.

Per tutta risposta, Bertinotti ha biascicato: ”Confesso l’emozione profonda nell’essere in questo luogo; un’emozione arrestata dalle parole sentite ora”. Poi ha aggiunto:

“Ma mi dispiace soprattutto la sgrammaticatura di aver rivolto a chi si è presentato in qualche modo indifeso un attacco nel nome di una parte politica. Il che non si conviene in un rapporto come questo ed in una condizione in cui peraltro mi è impedita la replica”

Insomma, cari esponenti della comunità ebraica italiana in Israele non disturbate il Sub-presidente Fausto con queste beghe di bassa cucina politica. Lui ora non è più un capo-fazione, ma il rappresentante istituzionale di tutto il popolo italiano, che diamine. E proprio in nome di questo suo ruolo improvvisamente divenuto “asettico”, tutto tagli di nastri e volemose bene, non può essere considerato responsabile, né men che mai “padre nobile” delle abituali campagne di odio antisionista che provengono dalla sinistra italiana, massimalista e non. Ed è proprio vero che il Sub-presidente Fausto ora non fa più il capo-fazione politica, basta leggere questa sua solenne, bipartisan ed istituzionale dichiarazione all’ambasciatore tedesco in Italia, solo uno degli innumerevoli episodi di allure istituzionale di cui Bertinotti ha dato prova nell’ultimo anno.

Come il giudizio, assai istituzionale, meditato ed equilibrato, che egli ha dato del referendum Guzzetta: “una minaccia per la democrazia. Solo una coincidenza ha causato che, alcuni giorni dopo, militanti di Rifondazione abbiano deciso di difendere la democrazia rubando moduli referendari contenenti 200 firme, strattonando Mario Segni e rovesciando i tavoli del punto di raccolta firme. Puntuale, Bertinotti si è lanciato nella difesa parolaia dei referendari, con un intervento che ha ricordato il suo famoso grido a favore delle minoranze minacciate: “Io sono donna, sono gay, sono ebreo, sono extracomunitario”.

E soprattutto, sono un inarrivabile ipocrita.