Qui non si parla di politica

Aveva decorato l’asse del water del suo locale con alcune vignette satiriche con protagonisti Prodi e alcuni ministri e, per questo, un pizzaiolo di Sesto San Giovanni dovrà pagare 1666 euro di multa per “oltraggio a un corpo politico, amministrativo o giudiziario“, come prescrive l’articolo 342 del codice penale.

“Avevo messo in bagno per scherzo le vignette, tratte da alcuni giornali ed era chiaro a tutti che – racconta Walter Vailati, protagonista del caso, citato oggi da diversi quotidiani – era una provocazione giocosa: ho una pizzeria nella Stalingrado d’Italia e i miei clienti, gente che ha fatto il ’68, sapendo che ho simpatie politiche diverse dalle loro, entrano nel locale con il pugno chiuso. Insomma, ci prendiamo in giro come fanno tra loro milanisti e interisti”.

La provocazione, consistente nella faccia di Prodi, tratta dalla vignetta finita sulla prima pagina di Libero all’indomani della caduta del Governo, circondata da immagini della Melandri, di Visco e Fassino, “era stata accettata da tutti” sottolinea il pizzaiolo, “finchè non è arrivato il giustiziere, lo Zorro del centrosinistra, un anonimo che mi ha denunciato alla polizia”. Interessante notare che, in questo caso specifico, non ricorrono gli estremi di ipotesi di reato “classiche”, quelle che colpiscono di solito i comuni mortali, quali la diffamazione. No, si tratta proprio di un articolo del codice penale di impostazione fascista, perché colpisce l’espressione del diritto di critica in forma di satira. Ovviamente, merita rimarcare l’abituale asimmetria di applicazione della legge. Quando Piero Ricca apostrofò Berlusconi con un pubblico “buffone, fatti processare o finirai come Ceausescu“, i giudici ritennero di non poter applicare lo stesso articolo 342 c.p., perché, a loro giudizio, Ricca aveva in realtà svolto una meritoria funzione di critica sociale:

“L’imputato ha fatto seguire all’epiteto incriminato espressioni che suonano come forte riprovazione della condotta tenuta dal querelante come ‘homo publicus’”. Una censura che peraltro ebbe una “utilità sociale, intesa come interesse della collettività alla manifestazione del pensiero” su temi cruciali della vita pubblica.

Sappiamo non da oggi che la satira di destra inclina al greve ed è popolana prima che populista, mentre quella di sinistra esprime la rivolta morale contro “i potenti”. E’ la differente matrice culturale dei due poli ideologici (e non solo in Italia), che rappresenta da sempre l’ipocrita fonte di legittimazione di governi inetti (o più propriamente dannosi) come l’attuale. Ma anche nel caso della satira non possiamo non notare come le leggi si applichino ai nemici e si interpretino per gli amici.