L’intellettuale di sinistra

Il 28 agosto 1975 Pier Paolo Pasolini scriveva:

“Andreotti, Fanfani, Rumor, e almeno una dozzina di altri potenti democristiani, dovrebbero essere trascinati sul banco degli imputati. E quivi accusati di una quantità sterminata di reati: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, collaborazione con la Cia, uso illegale di enti come il Sid, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna (almeno in quanto colpevole incapacità di colpirne gli esecutori), distruzione paesaggistica e urbanistica dell’Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani, responsabilità dell’esplosione “selvaggia” della cultura di massa e dei mass-media, corresponsabilità della stupidità delittuosa della televisione.
Senza un simile processo penale, è inutile sperare che ci sia qualcosa da fare per il nostro paese. E’ chiaro infatti che la rispettabilità di alcuni democristiani (Moro, Zaccagnini) o la moralità dei comunisti non servono a nulla”.

Provate a sostituire i riferimenti alla Dc con il nome di Berlusconi (oggi) o quello di Craxi (ieri), e avrete le costanti universali, nei decenni immutabili, degli intellettuali di sinistra: superiorità morale, identificazione di un nemico satanico (quella che potremmo definire la “giudaizzazione del nemico”, responsabile di tutti i mali del mondo), l’elitarismo della ripulsa per la cultura di massa. Possiamo essere indulgenti verso il poeta Pasolini e la sua purezza ideologica. Ma la persistenza di “dibattiti” surreali come quello sui lavavetri è la conferma di quanto culturalmente arcaica sia la sinistra ancora ai giorni nostri: lo è quella massimalista, con i suoi marxismi fuori dal tempo. Ma, a maggior ragione, lo è quella “riformista”, che non trova di meglio che allearsi con la prima in un’aberrata grande ammucchiata, i cui esiti sono sotto gli occhi di tutto il paese, oltre che del resto del mondo. E’ la nostra gauche plurielle, e dello sprezzo del ridicolo. Quella che passa da Carlo Giuliani a Rudy Giuliani, e ritorno. Non abbiamo francamente idea di cosa sarà il Partito Democratico. Ma ci chiediamo come potrà un personaggio “ecumenico” come Walter Veltroni dismettere il vecchio totem del “nessun nemico a sinistra”.