La foresta di mucillagine pietrificata

A noi gli immaginifici termini utilizzati ogni anno dal Censis per affabulare il paese (su cose di cui i sociologi di De Rita hanno peraltro sempre capito assai poco) tutto sommato piacciono, non foss’altro che per l’utilizzo elegante di pennellate linguistiche che fanno del Rapporto una forma letteraria, in evidente supplenza di una cultura dei metodi quantitativi a supporto della ricerca che da sempre è il marchio di fabbrica delle chiacchiere da bar di questo paese. Quest’anno abbiamo la metafora della società-mucillagine e ci è pure andata bene, viste le potenziali alternative disponibili. Che aggiungere riguardo il resto dell’analisi? Di sicuro che non ci sono più le mezze stagioni, signora mia. Non ci siamo neppure accorti che “il boom silenzioso” prosegue, a colpi di revisioni al ribasso di un pil che è già il più ritardatario d’Europa.

Giorni addietro l’Ocse ha pubblicato analisi e previsioni per la nostra economia. Ben diverse da quella del Censis, e realizzate con lo stile abitualmente simile a quello di un referto radiologico, coerente con la robustezza metodologica utilizzata. Gli economisti dell’istituzione sovranazionale parlano di “paradosso italiano” riferendosi alla sostanziale stabilità del valore aggiunto prodotto dalle esportazioni in presenza di una evidente e costante riduzione di quote sui nostri mercati di sbocco. Ciò significa che il tessuto produttivo italiano si sta lentamente e faticosamente “germanizzando”, riconvertendosi verso produzioni ad alto valore aggiunto oppure che ci stiamo progressivamente rifugiando nell’”alto di gamma” e nel lusso globalizzato? Dalla risposta a questo enigma deriva il nostro futuro: è notorio che con il modello-Bulgari non si fa crescere un intero paese, mentre con quello Siemens ci sono maggiori probabilità. In attesa del responso, non ci resta che constatare quanto da tempo sosteniamo: il sistema produttivo italiano reagisce e si adatta all’ambiente competitivo mondiale nella sostanziale assenza della politica, troppo impegnata con modelli elettorali e redistribuzioni clientelari di risorse fiscali per accorgersi di dove sta andando il pianeta.

Ma l’italica poltiglia ci regala anche altri schizzi di materiale organico decomposto. Ad esempio, in questi giorni ci siamo improvvisamente resi conto di aver trascorso oltre un lustro discettando di editti bulgari, libertà di “satira” ed imperfezione della nostra democrazia salvo realizzare improvvisamente che oggetto del contendere erano solo le incontinenze verbali di un guitto affetto da cronica coprolalia e di una teppistella ignorante con nuances razzistiche. Soggetti che, a scapito del loro credo ideologico (anche qui li stiamo evidentemente sopravvalutando, ma solo per rendere più comprensibile l’argomentazione) sono in realtà affetti da smania privatizzatrice, allo stesso modo in cui un bambino decide che un oggetto (nel loro caso, la presenza televisiva) è di sua esclusiva proprietà e nessuno può portarglielo via.

Nel frattempo, l’ex monolite della magistratura si è spaccato. Da alcuni giorni l’Associazione nazionale magistrati, suprema istanza di una delle più potenti caste del paese, ha un “governo” di minoranza, guidato dalla componente “moderata” e maggiormente corporativizzata, Unità per la Costituzione. Le fazioni di sinistra sono finite all’opposizione, vittime della loro militanza e del collateralismo verso un governo che non ha saputo ripristinarne la patologica centralità. Ciò rappresenta un’opportunità ma anche un rischio. Un’opportunità perché la casta togata non è più una falange macedone, e ci si potrebbe sentire autorizzati a sperare in una sua evoluzione più efficientista e meno ideologica. Un rischio, perché questa situazione aumenta la probabilità di iniziative isolate di qualche robespierre che decida, risvegliatosi un mattino ed indossato il tradizionale mantello rosso, di moralizzare il paese e colpire l’abituale nemico con gli altrettanto abituali avvisi di garanzia. Da intendersi come garanzia di gogna mediatica orchestrata dal solito circo a tre piste di cospirazionisti a senso unico, e dai loro azionisti di controllo. La dialettica di questi giorni tra magistrati, alcuni dei quali fulgido esempio di imparzialità ed obiettività, è un esempio da libro di testo di questo rischio di resa dei conti dentro e fuori i palazzi di giustizia.

E’ cambiato assai poco in Italia, in questi ultimi anni. Per nostra somma sciagura fuori dai nostri confini (in altre circostanze così spiccatamente porosi) è cambiato tutto. Arriva la globalizzazione, e non abbiamo niente da metterci.

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