Pensieri dell’Epifania di un piccolo agnostico

Non viviamo nel migliore dei mondi possibili, è vero. La globalizzazione appare inarrestabile e non governabile. O forse così appare proprio ora che sta iniziando a beneficiare popoli e paesi diversi da quelli occidentali. Perché quello che sta accadendo, oggi, è un’imponente trasferimento di ricchezza verso il mondo “altro” dall’Occidente. Ma definirlo trasferimento è del tutto erroneo, a pensarci bene. Evoca l’idea di un gioco a somma zero, perniciosa forma mentis che abbiamo ereditato dalle due Chiese, quella cattolica e quella marxista. Anche per questo motivo non si può non restare perplessi di fronte alle considerazioni odierne del papa all’Angelus:

“Anche oggi resta vero quanto diceva il profeta: nebbia fitta avvolge le nazioni. Non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro. (…) I conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale”

Per una volta, i lettori ci perdoneranno, vorremmo infrangere la regola che ci autoimpone di non commentare posizioni del pontefice, perché consapevoli che la chiesa fa pur sempre la chiesa, e sta su un piano di lettura ed analisi profondamente diverso da quello di noi agnostici.

Ma proprio per la formidabile capacità di condizionamento e formazione delle coscienze che la parola del Papa riveste, non riusciamo ad esimerci dal constatare che i conflitti per le risorse economiche sono ben anteriori alla globalizzazione ed alla apertura dei commerci. E che questo fenomeno planetario è uno strumento, non un fine. E che anche grazie a questo strumento, oggi, nel mondo, esistono 1,3 miliardi di cinesi e quasi un miliardo di indiani il cui regime alimentare si è arricchito, e sono sfuggiti allo spettro biblico della fame e delle carestie. E che la libertà economica di queste aree del mondo porta con sé anche confronto e contaminazione con modelli culturali diversi, nei quali il valore della vita umana è maggiore che nel proprio. Contaminazione che rappresenta l’inizio del viaggio verso la libertà politica, di pensiero e di professare la propria spiritualità senza temere di essere uccisi per questo. Anche questo è globalizzazione. Non gettiamo via il bambino con l’acqua sporca. Non sarebbe la prima volta, in passato è già stato causa di tragici errori.

Sfortunatamente, in un paese culturalmente arretrato come l’Italia, queste parole papali finiranno col fungere da alibi per una classe politica che vive di ipse dixit per legittimare la propria incapacità a progettare e gestire il futuro, e rischiano seriamente di farci fare passi indietro nella storia.

Evitiamo che la triade Dio, patria e famiglia diventi sinonimo di arcaismo culturale economico, ne guadagneremo tutti. Primum vivere, deinde philosophari. Ma forse questo è già troppo illuministico.

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