Fai una giravolta, falla un’altra volta

Da ieri è in vigore la procedura obbligatoria per la presentazione delle dimissioni volontarie dal servizio (Decreto Interministeriale 21 gennaio 2008, attuativo della Legge 17 ottobre 2007, n. 188). Le suddette disposizioni prevedono quanto segue:

– il lavoratore che intende presentare le dimissioni volontarie deve recarsi presso un soggetto delegato (Comuni, Centri per l’Impiego, Direzioni Provinciali del Lavoro, Direzioni Regionali del Lavoro),
– il soggetto delegato si collega al Sistema Informativo del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale ed inserisce i dati relativi alle dimissioni,
– il Sistema Informativo rilascia il documento delle dimissioni volontarie con un codice univoco ed una data certa, dalla quale decorrono i 15 giorni di validità del documento stesso,
– il soggetto delegato consegna al lavoratore il documento emesso dal sistema opportunamente vidimato,
– il lavoratore consegna il documento di dimissioni al datore di lavoro.

Le dimissioni rassegnate con modalità diverse sono da considerare nulle.
La procedura suddetta non modifica il preavviso con il quale il dipendente deve presentare le dimissioni al datore di lavoro, secondo le vigenti previsioni contrattuali.
La procedura in argomento non riguarda il caso di recesso del dipendente durante il periodo di prova.

Questo è un esempio da manuale di come sia possibile, tramite eccesso di regolamentazione, soffocare un intero paese. La normativa è stata introdotta dal governo Prodi per contrastare la prassi delle dimissioni in bianco che alcune imprese fanno firmare ai lavoratori all’atto dell’assunzione. Pleonastico constatare che se vi fosse una normativa che rende più fluido il mercato del lavoro, riducendo i firing costs costi espliciti ed impliciti (prevedendo ad esempio la monetizzazione del licenziamento in funzione dell’anzianità del lavoratore), le imprese non ricorrerebbero a questi espedienti, che generano minuziose normative di illusorio contrasto, che generano nuovi espedienti e così via. Ma lo diciamo a scopo puramente accademico, s’intende. Nel paese che ha inventato il certificato di esistenza in vita norme come questa sulle dimissioni volontarie sono business as usual. E’ un po’ come per l’antinfortunistica sul lavoro: le Asl non controllano, gli Ispettorati del Lavoro non ispezionano, come emerso anche oggi sulla tragedia di Molfetta. E tutto a causa della abituale inamovibilità e compartimentazione, rigorosamente sindacalizzata, che impedisce ad esempio di riallocare agli Ispettorati del Lavoro le eccedenze del Collocamento.

Considerazioni che sfuggono anche in queste ore alla sinistra ed ai sindacati, che chiedono a gran voce che il dismesso governo Prodi vari l’ennesima legge sovietica, con controllori che non controllano e sanzioni “esemplari”, che in quanto tali verranno agevolmente aggirate. E via col prossimo giro di giostra. Perché siamo di sinistra, non riformisti, sia chiaro.

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