E’ cambiato il vento

Dopo la Fed e la Bank of England, che hanno annunciato di aver arrestato il processo di allentamento monetario, la Bce che ha segnalato la ripresa della restrizione creditizia, la Riksbank svedese che ha deciso di eliminare il proprio indice core di inflazione, che sta crescendo meno dell’indice generale, anche la Bank of Canada si unisce al club anti-inflazione, lasciando invariato il proprio tasso-chiave, contro attese unanimi di un taglio di 25 punti-base. Le banche centrali hanno quindi scelto: i rischi per la crescita ci sono ancora, ma quelli di inflazione sono superiori.

Scelta condivisibile, perché prezzi persistentemente più alti finiscono con l’incorporarsi nelle attese di imprese e lavoratori, e innescare spirali inflazionistiche che possono essere domate solo a prezzo di recessioni profonde e protratte. Non ascoltate, quindi, le idiozie di Scalfari e di tutti gli “esperti” che lamentano la crudeltà e/o l’ottusità delle banche centrali. Questo cambiamento di stance è dolorosamente necessario per non finire in guai peggiori di quelli in cui ci troviamo ora.

UPDATE dell’11 giugno: anche l’India alza i tassi sui propri impieghi, di un quarto di punto.

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