Non c’è più la speculazione di una volta – 2

Su l’Occidentale, Emanuela Melchiorre ripropone (è proprio il caso di dire, trattandosi di un corposo copiaincolla da suo precedente post) la tesi della lotta alla speculazione “per risanare l’economia”. Trattandosi di reiterazione di malfermi concetti, vi faremo grazia di un commento troppo esteso. Ci limitiamo quindi a cogliere fior da fiore e vi segnaliamo che, per la Melchiorre, la bolla della New Economy è largamente imputabile agli otto anni di presidenza di Bill Clinton. Inoltre, a generare inflazione non è l’eccesso di espansione monetaria attuata dalle banche centrali, bensì “la speculazione”, che evidentemente è in grado di stampare moneta nottetempo ed immetterla nel circuito finanziario internazionale, da dove poi si sposta agevolmente dalla New Economy all’immobiliare, al petrolio e agli alimentari.

Di conseguenza, poiché le banche centrali (segnatamente la Fed, di cui la Melchiorre ha il cappellino ed il gagliardetto) non hanno aumentato l’offerta di moneta, occorre che almeno si adoperino in modo più risoluto per combattere la speculazione tipografica degli stampatori di moneta. Segue ennesimo peana alla Fed, “in quanto il suo statuto le consente di monitorare e di operare considerando anche le variabili economiche fondamentali dell’occupazione e della crescita economica, e non solo l’inflazione.” E infatti, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Per contro, quel covo di comunisti tecnocrati che è la Bce punta “esclusivamente a contenere l’inflazione e agisce in assoluta autonomia dai governi nazionali ai quali, in ossequio al trattato di Maastricht, non può essere concesso alcun credito.” Beh si, il Trattato di Maastricht segna un radicale arretramento nel central banking rispetto alla tradizione di Bundesbank, Banque de France, Banca d’Italia e di tutte le altre banche che hanno dato vita al SEBC (Sistema Europeo delle Banche Centrali), che avevano la pessima abitudine, per statuto, di non poter prestare ai rispettivi governi. Invece, “le banche centrali devono collaborare con i governi“. Esattamente come accade, ad esempio, ad Harare e Tehran, che sono i modelli a cui Melchiorre si ispira, evidentemente.

Occorre, inoltre, porre sotto controllo gli “strumenti speculativi”, tra i quali svettano le cartolarizzazioni. Che a onor del vero sarebbero semplicemente lo strumento attraverso il quale le banche restringono il proprio balance sheet, cedendo crediti, ed in tal modo possono continuare a contribuire allo sviluppo dell’economia, generando altri prestiti. L’operazione copiaincolla si conclude con l’abituale giaculatoria sui leggendari quattro reattori nucleari che l’Italia realizzerà “entro il 2012”, se riusciamo a trovare le barre di grafite all’Ikea. O sulla conviviale proposta di Silvio Berlusconi al G8 di costruire mille nuove centrali, rafforzata dal forte aumento dei margini iniziali sui futures, antico cavallo di battaglia sanremese di Nilla Pizzi e Giulio Tremonti.

Soprattutto, il passaggio che appare illuminante è questo:

“A livello mondiale, il crollo delle borse valori riducono ad ogni caduta i valori speculativi, che purtroppo sono ancora lungi dall’essere azzerati.”

Tutto chiaro, no?

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