Fed, ultima frontiera

Il presidente della Fed, Ben Bernanke, potrebbe presto scoprire che i prossimi fronti della crisi finanziaria sono altrettanto raggelanti della recenti cadute dei titani di Wall Street. Un crescente numero di grandi aziende sono costrette a ricorrere a linee di credito bancario di emergenza o a pagare di più per emettere carta commerciale, a causa della fuga degli investitori anche da prodotti che non hanno alcun legame con il meltdown dei subprime e delle cartolarizzazioni. Nello stesso tempo, il governatore della California Arnold Schwarzenegger ha detto che il suo ed altri stati potrebbero presto necessitare di un prestito federale di emergenza, a causa dell’inaridimento delle fonti di finanziamento.

Il mercato della carta commerciale, che tipicamente scade entro 270 giorni o meno ed è utilizzata per pagare spese quali stipendi ed affitti, si è ristretto al minimo triennnale di 1600 miliardi di dollari nella settimana del primo ottobre, secondo i dati della Fed. Le imprese che non riescono a trovare assorbimento della propria carta commerciale sono costrette ad utilizzare le linee di credito bancario di emergenza, alle quali banche sempre più timorose di perdere la propria preziosa liquidità ed ansiose di ricostituire margini di intermediazione, applicano maggiorazioni e penalizzazioni per l’utilizzo. Ma è evidente che la generalizzazione di questa condotta “autoprotettiva” da parte delle banche conduce solo all’inasprimento del credit crunch sull’intera economia. Per statuto, la Fed ha il potere di prestare a qualsiasi compagnia, sotto “inusuali e critiche condizioni”, ed ha già usato questa autorità per impedire il fallimento di Bear Stearns, acquisire il controllo di AIG, prestare alle banche per proteggere i fondi di mercato monetario. Il Tesoro ha istituito il mese scorso un programma di classamento straordinario di debito federale per aiutare la Fed ad espandere il proprio stato patrimoniale.

I governi statali e locali potrebbero presto aver bisogno di finanziamenti federali straordinari di breve termine, se la crisi non dovesse attenuarsi. L’impossibilità di accedere al funding implica che gli stati non possono gestire il sistema sanitario, scolastico e tutti gli altri servizi pubblici. Recentemente la crisi ha costretto l’Oregon a cancellare un’emissione obbligazionaria di 21 milioni di dollari per il sistema universitario statale, e molte altre emissioni pubbliche sono a rischio.