Baldassarri il cinese

”Per la prima volta le banche centrali hanno fatto un intervento di taglio dei tassi concertato, ma la riduzione fatta dalla Bce, di mezzo punto così come la Fed, è quasi controproducente, una presa in giro perché il tasso di sconto europeo rimane al 3,75 per cento contro l’1,5 per cento degli Usa”. Ad affermarlo è stato il presidente della Commissione Finanze del Senato, Mario Baldassarri, intervenendo alla presentazione del libro ”La Repubblica delle Banche” del senatore dell’Italia dei Valori e presidente Adusbef, Elio Lannutti. Noi ricordiamo Baldassarri come un bravissimo economista, evidentemente il contatto con la politica deve averne corrotto le competenze.

Secondo Baldassarri rimane così il differenziale del passato che ha creato un contesto ”nel quale ci siamo tenuti il supereuro, regalando così un dazio alla Cina che teneva la propria moneta strettamente legata al dollaro”. Ora, non si capisce per quale motivo un intervento di emergenza, concertato tra banche centrali, dovrebbe vedere asimmetrie nell’entità del taglio. La concertazione implica il mantenimento delle posizioni relative. Ogni area valutaria ha proprie specificità, criticità e posizionamento rispetto al ciclo economico, e pare che accada che (per ora) l’Area Euro abbia una congiuntura relativamente migliore di quella americana. Inoltre, è ancor più incomprensibile per quale motivo l’Area Euro debba fare riferimento alla Cina. Baldassarri sta forse suggerendo all’Europa di agganciare l’euro al dollaro, come accade con lo yuan?

Per Baldassarri, poi, ogni punto in più di tasso di sconto si traduce in due punti in meno di crescita economica: ”abbiamo così perso – ha spiegato il presidente della commissione Finanze – un valore di Pil pari a 700 miliardi a causa di una politica del cambio che si può definire folle”. Se Baldassarri ci mostrasse il modello econometrico che dimostra questa relazione, e la stabilità della medesima nel tempo, gliene saremmo grati. E non osiamo immaginare il calcolo “back of the envelope” che potrebbe aver condotto l’esponente di An a questa stima, perché serbiamo ancora stima per lui. Certamente l’economista Baldassarri non ignora il fatto che ogni paese o area economica ha un pil potenziale, frutto della dinamica di produttività e crescita della popolazione, e che il pil potenziale degli Usa è oggi maggiore di quello di Eurolandia. Colpa nostra, d’accordo, ma perché continuare ogni volta con questo tormentone della Bce?

Dopo aver intessuto le lodi di due tra i paesi più nei guai con la congiuntura (e aver equivocato su chi fosse fuori dall’Euro), ora Baldassarri torna all’antico, e ci segnala che solo il cambio debole ci salverà. Ma nulla dice riguardo il fatto che la Germania ha un saldo di bilancia commerciale e delle partite correnti che appare assai poco sensibile al cambio. Forse perché quel paese può contare da sempre su forte crescita della produttività? Professor Baldassarri, torni ad essere economista, per favore.

Saldo delle partite correnti della Germania, 2002-2008
Saldo delle partite correnti della Germania, 2002-2008