L’America al centro

Sul New York Times, David Brooks argomenta che John McCain rischia di perdere la corsa alla Casa Bianca per non essere riuscito a smuovere il GOP dalle trincee di un conservatorismo angusto e inadeguato all’epoca che stiamo vivendo, ed alle sue sfide. Brooks parla di una terza corrente politica nel bipartitismo americano, quella dei “conservatori progressisti”, che risalirebbe ad Alexander Hamilton e sarebbe maturata con Abraham Lincoln ed i Repubblicani della Guerra Civile, che crearono il Land Grant College Act e lo Homestead Act. Una corrente di pensiero che propugna un limitato ma vigoroso intervento governativo per promuovere la mobilità sociale, ponendosi come intermedia tra il liberalismo ortodosso ed il conservatorismo da libero mercato.

Per Brooks, l’intera storia politica di McCain è quella di un conservatore progressista, con la simpatia per gli immigrati e la ripulsa per l’aziendalismo oligarchico, la forte vocazione riformista e la devozione alla “religione” dell’eccezionalismo americano. Ma McCain non è riuscito ad orientare la propria campagna verso questa direzione centrista, perdendosi dapprima nella pur doverosa riproposizione della propria immagine di eroe nazionale, e successivamente sprecando il proprio tempo di comunicazione in una serie infinita di attacchi ad hominem verso Barack Obama, che hanno impedito di far conoscere in modo efficace le sue proposte per l’economia e la società americane.

L’operazione di spostamento al centro sarebbe invece riuscita ad Obama, che si avvale dell’advisory economica di figure quali Bob Rubin, Larry Summers e dello stesso Jason Furman, che non a caso da tempo lavorano alla rivitalizzazione del centrismo hamiltoniano, ed a questo fine hanno anche creato un think tank, entro la Brookings Institution.

McCain non è riuscito a spingere i repubblicani fuori dal proprio recinto di tradizionalismo impaurito dal mondo che cambia, e la scelta di una vice come Sarah Palin ha peggiorato la situazione, galvanizzando la base repubblicana più tradizionalista e rurale ma costringendo il partito in un angolo provinciale, ridimensionandone la capacità di attrarre elettorato esterno al proprio tradizionale bacino.

Secondo Newsweek sono ormai lontani i tempi dei sogni di Karl Rove e dei suoi discepoli, di un GOP che conquista il consenso di gruppi sociali tradizionalmente schierati con i Dems, quali gli Ispanici e gli afro-americani culturalmente conservatori. I primi si stanno confrontando con posizioni repubblicane in netta prevalenza ostili all’immigrazione, mentre i secondi dovrebbero restare saldamente nel campo Democratico nell’era di Obama. Se McCain perderà, sostiene Newsweek, la sconfitta sarà solo del Maverick, mentre Sarah Palin potrebbe tentare di coagulare attorno a sé un nuovo GOP, partendo dalla far right del fondamentalismo religioso in un’operazione che, come osserva Newsweek, nessun “repubblicano telegenico” ha mai tentato dai tempi di Pat Buchanan e, soprattutto, che nessuna superstar repubblicana ha mai tentato nella storia del partito.

A nostro giudizio, l’eventuale successo di una simile operazione rappresenterebbe l’ultimo sintomo del declino dell’Impero Americano.