Il vaso di coccio

Oggi, la Francia ha emesso la prima obbligazione della Societé de Financement de l’Economie Française, l’agenzia pubblica istituita per per fornire prestiti garantiti al sistema creditizio d’Oltralpe. L’emissione godrà del rating tripla A, quello dello stato francese, e rientra in un programma di emissioni pubbliche per un importo che potrà raggiungere i 260 miliardi di euro. Questo evento evidenzia ulteriormente, se mai ve ne fosse stato bisogno, la condizione di debolezza strutturale in cui si trova l’italia nell’attuale congiuntura economica. Con i singoli stati nazionali europei ormai impegnati in ordine sparso a puntellare i rispettivi sistemi creditizi e produttivi, l’Italia rischia di non avere sufficienti munizioni per fare lo stesso.

L’entità del nostro debito pubblico impedisce di ricorrere a nuove emissioni di Btp finalizzate al sostegno del sistema-paese, e ci costringerà a utilizzare le riserve della Cassa Depositi e Prestiti. Il nostro rating non piace ai mercati, in questo momento. L’allargamento del differenziale di rendimento tra Italia e Germania (ma anche Francia), causato dal forte aumento di avversione al rischio, renderà più costoso (in termini relativi e fors’anche assoluti) il finanziamento del debito nel nostro paese. E ci sono anche altre considerazioni da fare: nel 2009 scadono 68 miliardi di euro di obbligazioni delle principali banche italiane. Sono fondi che le banche cercheranno nel retail, possibilmente dirottando i clienti fuori dai fondi obbligazionari, che investono pesantemente in Btp. Questo ridurrà parte della domanda strutturale per i nostri titoli di stato. Inoltre, alcuni market player a cui il Tesoro italiano ed altri emittenti erano soliti rivolgersi non sono più attivi, ed i dealer hanno un budget di rischio sempre più ristretto.

La richiesta di Tremonti e del governo italiano di creare un fondo europeo di stabilizzazione appare oggi per quello che era: il tentativo di far finanziare ad altri paesi europei le misure a sostegno della nostra economia. I paesi da sempre fiscalmente virtuosi hanno ritenuto di non offrire all’Italia un pasto gratis, ma in prospettiva questo rigetto rischia di rivelarsi piuttosto miope, perché dalla destabilizzazione finanziaria di un paese come il nostro avrebbe da perdere tutta l’Europa. La recessione prossima ventura sarà un test importante per il sistema-Italia: molti nodi verranno al pettine, molti problemi strutturali diverranno evidenti, i debiti verso il mercato ed il buonsenso peseranno di più. Siamo (ancora) lontani da situazioni di default, ma sarà uno stress-test senza precedenti che infliggerà al paese danni rilevanti, ed auspicabilmente lo farà risvegliare alla realtà: quella di un paese politicamente irrilevante ed in profonda crisi fiscale, con buona pace di chi afferma quotidianamente il contrario. Decenni di dissipatezza fiscale e di una politica inetta e ottusamente parolaia si accingono a presentare il conto.

Ecco perché c’è più di un motivo per credere che, per il nostro paese, andrà peggio (forse molto peggio) prima di andare meglio.