Il momento è propizio – 2

Secondo Stephen Cecchetti, capo economista della Banca dei Regolamenti Internazionali, un buono stimolo fiscale deve essere tempestivo, mirato e temporaneo. La sua dimensione, inoltre, non deve essere troppo esigua, per avere impatto percepibile sulla domanda aggregata, né troppo grande, per non compromettere nel lungo periodo la solvibilità del paese che lo adotta. E proprio sulla base di questi precetti sembrano muoversi le raccomandazioni per il pacchetto di stimolo italiano. In un articolo comparso sul Sole24Ore, Alberto Alesina e Guido Tabellini suggeriscono ad esempio l’introduzione di un sussidio di disoccupazione universalistico, tale cioè da coprire anche i lavoratori atipici.

Questo sussidio dovrebbe ovviamente essere disegnato in modo da non disincentivare la ricerca di un nuovo lavoro, e servirebbe anche a facilitare le ristrutturazioni aziendali, un passaggio critico della “distruzione creatrice” del mercato, quello dove si pongono le basi per lo sviluppo di lungo periodo della produttività e quindi dei redditi reali. Naturalmente, per attuare una simile riforma occorrerebbe modificare l’attuale disciplina della cassa integrazione guadagni, che discrimina tra aziende e settori, lasciando troppa discrezionalità agli attori politici ed agli special interests organizzati nelle imprese maggiori. Riguardo la parte più plasticamente keynesiana dello stimolo fiscale, gli investimenti in infrastrutture, Alesina e Tabellini sono consapevoli del fatto che, data la lentezza della procedura autorizzativa, il requisito di tempestività dello stimolo andrebbe irrimediabilmente perduto. Occorre quindi concentrare i finanziamenti a pochi grandi progetti strategici, il cui iter autorizzativo è praticamente concluso, aggiungiamo noi.

Altra leva ad alta efficacia ed efficienza, come già segnalato, è la prosecuzione dell’azione di riduzione del cuneo fiscale che, ripartita pro-quota tra imprese a lavoratori, servirebbe a sostenere la domanda (aumentando il potere d’acquisto delle famiglie) e l’offerta, contenendo il costo del lavoro. Un tema, quest’ultimo, presente anche nell’editoriale di Francesco Giavazzi sul Corriere, dove l’autore sottolinea che una riduzione temporanea del costo del lavoro (l’unica compatibile con lo stato della nostra finanza pubblica) servirebbe comunque a contrastare la riduzione delle ore lavorate indotta dal rallentamento congiunturale. Giavazzi è più scettico sullo stimolo espansivo degli investimenti pubblici, proprio per le lentezze burocratiche connesse alla loro attuazione.

Come finanziare lo stimolo? E’ importante, come si diceva, realizzare un’operazione che preservi la solvibilità di lungo periodo della nostra finanza pubblica, quindi i fondi impiegati nel breve periodo per attuare l’espansione fiscale devono trovare compensazione nel taglio permanente di alcune voci di spesa. Mentre Giavazzi ritiene che un intervento tempestivo, mirato e temporaneo potrebbe avere limitato impatto sul deficit, per Alesina e Tabellini occorre intervenire sulla spesa pensionistica, per riequilibrare il sistema e liberare risorse. Sarebbe stato sufficiente reintrodurre lo scalone Maroni, ma questa è un’altra storia.

Per ora il governo sceglie altre strade, utilizzando fondi già appostati in bilancio, anche a fronte di erogazioni pluriennali della Ue, e misure una tantum. Non siamo molto convinti di efficacia ed efficienza della proroga della cedolare secca sugli straordinari, in termini di impatto espansivo sul Pil, soprattutto in un momento in cui il ricorso delle imprese allo straordinario dovrebbe essere molto esiguo, al netto di condotte illecite. Non è poi chiaro come sia possibile ottenere uno stimolo espansivo (neppure di brevissimo termine) sospendendo l’acconto Irpef, sia perché sarebbe solo un rinvio di imposte, sia per la verosimilmente esigua platea di soggetti interessati, che difficilmente sono tra quelli a maggiore tensione di liquidità. Né è chiaro il meccanismo di rimodulazione delle tariffe autostradali a fronte dell’aumento del volume d’investimenti delle concessionarie: ha tutta l’aria dell’ennesima regalia, oltre ad insistere su uno dei focolai dell’inflazione italiana nei servizi, per mancato utilizzo di meccanismi di mercato nella fissazione delle tariffe. Ma ne riparleremo quando i dettagli del pacchetto saranno noti.