Il popolo dell’Iva

Sostiene Walter Veltroni, riguardo il raddoppio dell’Iva su Sky Italia:

«Questa misura è un modo per colpire un’impresa, Sky, che produce e dà lavoro e per colpire i cittadini, deprimendo ulteriormente il paese».

Ora, è vero che ogni inasprimento d’imposta tende a deprimere la domanda aggregata, ma forse la frase è lievemente iperbolica. Proseguendo nelle sue elucubrazioni, Veltroni compie alcuni arditi calcoli:

«È una misura che agisce per il 92% sul principale concorrente di Berlusconi. E poi siamo sempre da capo a dodici: il governo prende una misura che è un aumento delle tasse perché non stiamo parlando di famiglie ricche ma dei tifosi di calcio che si sono abbonati a Sky, ora si trovano il prezzo raddoppiato».

Prezzo raddoppiato? Ma scusi, Veltroni, quella che raddoppia è l’Iva, non il prezzo. Se un abbonato Sky si trovava a pagare 50 euro mensili, ora ne pagherà 54,54, non 100.

A parte questi metodi quantitativi avanzati, si potrebbe fare un discorso molto vasto e comprensivo sulla materia, che verrà invece irrimediabilmente consegnata agli strepiti del Bar Sport Italia. Solo alcune riflessioni spicciole, quindi:

1) L’Iva al 10 per cento era una agevolazione risalente ai tempi dei due nani rachitici Telepiù e Stream, poi mantenuta come biscottino per invogliare Rupert Murdoch a “salvare” il settore delle pay-tv italiane, concentrandolo. Come al solito, in questo paese, anziché fare fallire le aziende più deboli di un settore dove vi è eccesso di capacità produttiva, si preferisce usare la leva dei sussidi ad aziendam. Figuriamoci poi se ad essere coinvolta è un’azienda del settore della comunicazione;

2) Sarebbe opportuno conoscere la giustificazione alle aliquote Iva adottate nei diversi segmenti del mercato della comunicazione. L’Iva al 4 per cento per la Rai trae la propria ratio dalla natura di servizio pubblico o da quella di “consumo popolare”, come il pane ed il latte? In linea di massima occorreva ed occorre una armonizzazione delle aliquote Iva sul settore della comunicazione, ma per evitare gli abituali sospetti e recriminazioni occorrerebbe preliminarmente capire quale è la giustificazione per aliquote differenziate vs.aliquota unica;

3) Considerazione tipicamente da Bar Sport, che piacerà ai blogger: la struttura di costo di Sky giustifica gli inesorabili aumenti del canone che vengono comunicati ogni anno nel cuore dell’estate, oppure si tratta di un tentativo di squeezare i consumatori e capitalizzare sulla propria posizione dominante nella pay-tv? E’ poi piuttosto deprimente vedere questo tentativo di Sky di mobilitare “il popolo dell’Iva” mandando email alla Presidenza del Consiglio. Al prossimo giro cosa avremo, il partito di Sky? E perché non mandare delle email anche per abolire l’Irpef e l’Iva tout court? Ganzo, no?

4) E’ vero che Tremonti vuole realizzare una manovra anticrisi quasi in pareggio (auguri), ma si è chiesto quanto rende l'”armonizzazione” Iva su Sky? Magari questa operazione andava comunque fatta, per quanto detto al punto 1, ma la tempistica è perlomeno bizzarra;

5) Non siamo affatto certi che Berlusconi dica una cosa corretta quando afferma che Sky non è concorrente di Mediaset. Entrambe insistono sullo stesso bacino pubblicitario, e riguardo Mediaset questo vale sia per le trasmissioni in chiaro che per quelle criptate. Ci vorrebbe un intervento dirimente della nostra indiscussa esperta in materia, appena possibile;

6) Veltroni tenti di non rendersi più ridicolo di quanto già non sia, dipingendo il calcio in tv come un diritto costituzionalmente garantito. E’ vero che siamo in Italia, ma dovrebbe esserci un limite anche alle cialtronate sudamericane da panem et circenses, anzi pedatas.

E ora, via con gli editoriali.

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