Oligarchi d’America

John Thain, boss di Merrill Lynch, per suggellare gli ottimi risultati della sua azienda quest’anno (un rosso di 11 miliardi di dollari) ha chiesto al consiglio di amministrazione di autorizzare per lui un bonus da 10 milioni di dollari. Il board resiste. Noi, come anche Andrew Cuomo, vorremmo vedere la formula che determina il bonus in relazione ai risultati aziendali. Ma Thain precisa che il premio andrebbe pagato per ricompensarlo della rapidità con cui ha gettato Merrill nelle braccia di Bank of America, impedendo un nuovo caso Lehman. Un eroe, altro che i pompieri dell’11 settembre.

Nel frattempo, nell’imminenza dell’erogazione di un prestito pubblico che dovrebbe permettere a General Motors e Chrysler di restare in vita fino al prossimo marzo (in pratica, un bridge-loan to nowhere), Rick Wagoner manda avanti il suo vice Bob Lutz per far presente al Congresso, che si accinge a stabilire le condizioni del prestito, che lui non deve essere l’agnello sacrificale di questo salvataggio. In effetti, Wagoner non c’entra nulla con la devastazione dei conti di un’impresa che guida da otto anni. E meno di lui c’entrano, in effetti, i membri del board di GM, visto che nessuno di loro ha competenze nel settore automobilistico.

Non per fare del moralismo spicciolo, ma in questo capitalismo c’è qualcosa di profondamente malato, pare.

UPDATE: Thain getta la spugna, seguendo l’esempio di John Mack a Morgan Stanley. Nel frattempo John Liddy, posto a capo del buco nero chiamato AIG, ha presentato una proposta di pagare un retention bonus ad altri 38 propri dirigenti, (che si aggiungono ai 130 identificati a settembre) con la motivazione che occorre impedire che tali figure-chiave (sic) lascino l’impresa durante il processo di ristrutturazione.