Fosse vero

Intervistato da SkyTg24, il ministro dell’Innovazione e della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, riferendosi all’indecente modello di relazioni industriali che sta rapidamente affermandosi tra Cai e sindacati, un modello che prevede la reciproca presa di ostaggi nelle persone dei passeggeri, ha dichiarato:

”Se non si vola con Alitalia la gente volerà con altri vettori e ci saranno licenziamenti veri. Ci vuole buon senso, fare scioperi di questo tipo è da irresponsabili. E’ finita l’epoca in cui Alitalia perdeva 2 milioni di euro al giorno, che pagavamo noi”.

In questo modo di argomentare esiste un’intrinseca debolezza logica. Se per manifesta inaffidabilità di Alitalia la gente finirà col volare con altri vettori, perché il governo ha organizzato quella mostruosità giuridica, economica e (anti)concorrenziale che è la vendita a Cai?

Noi ce lo ricordiamo, il perché: per difendere l'”italianità”. E quindi, malgrado anche le dichiarazioni tremontiane di cessione di Alitalia come stop loss, come chiusura del rubinetto di perdite in capo ai contribuenti, appare evidente che la politica continua a presidiare saldamente il destino del vettore italiano. La stessa pantagruelica “dote” assegnata a Cai, fatta di sospensione dell’Antitrust e regalo di slot da monetizzare (dote che non basterà comunque), presuppone un grandfathering pubblico, un patronaggio/padrinaggio politico, di cui ascoltiamo quotidiana eco nelle bellicose dichiarazioni di Formigoni da un lato ed Alemanno e Marrazzo dall’altro. Non è un caso che, per non sapere chi scegliere e trovandosi (forse) nella condizione dell’asino di Buridano, il premier abbia di volta in volta strizzato l’occhio oggi a Air France e domani a Lufthansa (ma la scelta spetta a Cai, giusto?), giungendo di recente a riaffermare la propria predilezione per accordi commerciali rispetto all’assunzione di partecipazioni, rispolverando la nota teoria in base alla quale gli stranieri nel capitale di Alitalia finirebbero col rapire i malcapitati passeggeri. Qualcuno ha detto mercato?

Tornando a Brunetta, e dopo tutto quello che è stato fatto per dare alla luce il morticino chiamato Cai, (i cui azionisti difficilmente riusciranno a vendere le proprie quote allo straniero di turno con sontuosa plusvalenza incorporata), pensa davvero il ministro che la “nuova” Alitalia possa essere lasciata fallire senza che torme di patrioti guidati dal premier tornino a gridare alla difesa dell’italianità? Ma se Brunetta pensa davvero questo, la domanda è d’obbligo: perché non scegliere la strada del fallimento già con la vecchia Alitalia? Le frasi di oggi sarebbero state ancor più giustificate e giustificabili ieri, o no?

La verità è che la genesi stessa di Cai è caratterizzata dagli stessi perversi incentivi (per sindacato e management) che negli ultimi lustri hanno trasformato Alitalia in un altoforno di denaro dei contribuenti, e le due parti ne sono perfettamente consapevoli. Il management di Cai, ogni volta che ne avrà esigenza, forzerà la mano nell’interpretazione degli accordi contrattuali, contando sulla sponda governativa, magari sotto forma dell’ennesima agevolazione. Il sindacato farà lo stesso. Entrambi prenderanno ostaggi, sempre quelli. Il governo, frustrato e timoroso di vedersi additato dall’opinione pubblica come corresponsabile del caos, finirà con l’abbozzare, magari dopo aver finto di tirare le orecchie alle parti in causa. Qualcuno ha parlato di discontinuità col passato?

Perché non ammettere che l’intera operazione è stata solamente una farsa e l’ennesimo falò di denaro pubblico?