Revisionismo

Alan Greenspan realizza alfine che il sano egoismo degli agenti economici non è bastato ad impedire che finissimo nell’attuale voragine. Forse il sistema non è riuscito ad autoregolarsi:

“Tutta la sofisticata matematica e le stregonerie da computer essenzialmente poggiavano su una premessa centrale: che l’illuminato egoismo di proprietari e manager delle istituzioni finanziarie li avrebbe condotti a conservare un sufficiente cuscinetto contro l’insolvenza attraverso l’attivo monitoraggio e gestione delle posizioni di rischio e del capitale delle loro aziende.”

Che fare?

“Non vedo alternativa ad una serie di regole rafforzate di comportamento per banche ed istituzioni finanziarie.”

Da adottare tuttavia soprattutto agendo sui coefficienti patrimoniali, magari variandoli in senso anticiclico, anche se questo non viene esplicitato. Greenspan pare poi accettare l’idea di nazionalizzazione (o pre-privatizzazione, per non turbare i sonni) di alcune banche:

“Può essere necessario nazionalizzare temporaneamente alcune banche allo scopo di facilitare una rapida ed ordinata ristrutturazione. Mi rendo conto che una volta ogni cento anni questo è quello che si deve fare.”

Ciò consentirebbe anche di rimuovere gli attivi tossici dalle banche senza affrontare il rompicapo irrisolvibile di come prezzarli. E’ fondamentale ripristinare il normale flusso di credito nell’economia, anche per massimizzare l’efficacia dello stimolo espansivo.

Come si nota, nulla destinato a rimanere nei libri di storia, ma la parabola del “liberista” Greenspan può dirsi conclusa ed archiviata. A noi resta la speranza che si trattasse di un liberismo ideologico, inconsapevole (per colpa o dolo) delle contaminazioni e della perversione al sistema di incentivi che azioni ed omissioni di regolatori pubblici “catturati” hanno prodotto nel corso degli anni. Ancora una volta, si chiama oligarchizzazione del sistema finanziario, e col liberismo c’entra assai poco, anche se molti continuano a non percepire la differenza. Al mercato serve un’infrastruttura finanziaria funzionante, e quella difficilmente viene da autoregolamentazione di agenti economici che finiscono col diventare degli ipertrofici rent-seeker.

Che poi sia effettivamente possibile avere un decisore pubblico illuminato, non miope, senza macchia e senza paura, è altro discorso, anch’esso riconducibile al disegno dei meccanismi ed al sistema degli incentivi. Ma nella nostra naiveté, non vogliamo smettere di crederlo.