L’America si è rotta

Pubblicato il rapporto annuale del Census Bureau su reddito e copertura sanitaria negli Stati Uniti, basato su interviste raccolte lo scorso marzo. Tra le evidenze più interessanti, non tanto la diminuzione del reddito reale mediano delle famiglie (circostanza che si verifica ad ogni recessione), quanto il fatto che tale reddito reale, nel 2008, risulta inferiore a quello del 1999.  Gli anni Duemila si riveleranno il decennio in cui gli americani sono diventati più poveri. Il reddito reale mediano è cresciuto solo in tre anni (2005, 2006 e 2007) ed al picco ciclico del 2007 era comunque inferiore ai livelli del 1999 e 2000.

Il reddito della famiglia mediana americana è diminuito nel 2008, in termini reali, del 3,6 per cento, maggior flessione annuale di sempre, ed è tornato al livello del 1997. Il tasso di povertà è anch’esso al massimo dal 1997, al 13,2 per cento. Il numero di persone sotto la soglia di povertà è al massimo dal 1960, a 39,8 milioni. Questi dati si riferiscono al 2008, ed escludono quindi l’anno corrente, caratterizzato da continua distruzione di occupazione.

Riguardo l’assicurazione sanitaria, il totale dei non assicurati ha toccato i 46,3 milioni di persone, 6,6 milioni più che nel 2001. La tendenza al continuo calo della copertura assicurativa da parte dei datori di lavoro non si è riflessa in aumento dell’incidenza dei non assicurati grazie all’espansione dell’intervento pubblico. La riduzione del numero di assicurati viene accelerata dalla crisi economica, ma si inserisce in un trend in atto dal 2001. Queste sono le evidenze fattuali che da sole richiedono e giustificano un intervento sul sistema di assicurazione sanitaria, non necessariamente quello che ha in mente Obama.

Gli individui perdono la copertura sanitaria, in conseguenza di perdita del lavoro o per deliberata scelta aziendale di contenimento dei costi¹; molti non sottoscrivono polizze private per svariati motivi (dal desiderio di mantenere reddito alla presenza di condizioni di non assicurabilità), e in tal modo il numero di soggetti che scivolano nell’area della copertura pubblica aumenta di anno in anno, e con essa il peso del settore pubblico nella sanità. Per questo motivo occorre riformare un sistema che diversamente, e per tendenza inerziale, finirebbe con l’essere socializzato nel peggiore (e più oneroso) dei modi possibili.

Riguardo la mancata crescita dei redditi reali in questo decennio, che si contrappone all’andamento esplosivo dei profitti (limitando lo sguardo alle imprese non finanziarie, in modo da depurare il dato dagli effetti della leva finanziaria che ha causato la bolla), questo è il problema della politica: la forte crescita della produttività non si è tradotta, in un arco temporale sufficientemente esteso, in crescita delle retribuzioni reali, come invece ci viene insegnato nei libri di testo. Imperfezioni dei mercati?

Questa è la conferma che compito del legislatore e della politica è quello di presiedere al corretto funzionamento dei mercati, che è cosa assai diversa dal benign neglect travestito da laissez faire che favorisce il consolidamento degli oligopoli e soffoca innovazione e creatività. Ed è proprio questa benevola trascuratezza che, dati alla mano, pare aver caratterizzato gli otto anni dell’amministrazione Bush.