Il cerchio si stringe intorno alla Grecia

Nella giornata di ieri l’agenzia di rating Standard&Poor’s ha post in creditwatch negative, cioè sotto osservazione con implicazioni sfavorevoli, la qualità del debito sovrano della Grecia. Il periodo di osservazione è stato ridotto dagli abituali 90 a 60 giorni al termine dei quali, in assenza di misure “sufficientemente aggressive” da parte del governo di Atene per assicurare la flessione dell’onere del debito pubblico, il rating potrebbe subire un downgrade di un livello, al livello di BBB+.

Di rilievo il fatto che attualmente la Banca centrale europea consente di utilizzare titoli di stato a garanzia di finanziamenti fino al limite di rating dell’investment grade, cioè BBB- per S&P, ma questa è misura temporanea da ricondurre alle iniziative straordinarie per contrastare la crisi. In precedenza, il limite inferiore di rating per accedere ai finanziamenti dell’Eurotower era proprio A-, l’attuale rating della Grecia, che il paese potrebbe perdere entro due mesi.

Oggi, le banche greche sottoscrivono in massa i titoli del Tesoro di Atene, e li finanziano presso la Bce, usandoli come garanzia. Se questa possibilità venisse interrotta dalla perdita dello status di stanziabilità dei titoli di stato greci, come riuscirà il paese a finanziare il proprio imponente deficit e debito? Questo è il punto, in un paese scosso da profondo malessere sociale, e che appare assai poco disposto a bere l’amara medicina che gli irlandesi hanno accettato, e che potrebbe comunque non bastare: tagli alle retribuzioni nominali del settore pubblico, aumento di tassazione, riforma delle pensioni.

Sempre ieri, parlando davanti al Parlamento europeo, il presidente della Bce, Jean Claude Trichet ha detto di confidare nella capacità del governo greco di adottare misure idonee a superare la crisi. Noi siamo assai meno ottimisti, e crediamo che la possibilità di un intervento del Fondo Monetario Internazionale non sia così remota. In quel caso apparirebbe definitivamente chiaro che l’euro, da solo, è condizione necessaria ma non sufficiente per restare nel club dei paesi dalla finanza pubblica virtuosa. L’illusione è finita, da questo momento occorre rimboccarsi le maniche e lavorare per il risanamento fiscale e la crescita.

Update: la terza agenzia di rating per importanza, Fitch, ha già provveduto al downgrade, mantenendo outlook negativo, cioè prevedendo nuovi declassamenti, se le cose non cambieranno.

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